K metro 0 – Kiev – L’Ucraina si trova nel pieno di una delle settimane politicamente più complesse degli ultimi mesi. Nel mezzo della guerra con la Russia, della necessità di garantire la continuità della difesa e della pressione internazionale per proseguire sulle riforme, la leadership di Kiev si confronta con un duplice nodo: le
K metro 0 – Kiev – L’Ucraina si trova nel pieno di una delle settimane politicamente più complesse degli ultimi mesi. Nel mezzo della guerra con la Russia, della necessità di garantire la continuità della difesa e della pressione internazionale per proseguire sulle riforme, la leadership di Kiev si confronta con un duplice nodo: le difficoltà riscontrate nell’avvicendamento alla guida di due ministeri strategici – Difesa ed Energia – e un nuovo scandalo di corruzione che coinvolge una delle figure politiche più note del Paese, Yulia Tymoshenko. Ieri, martedì 13 gennaio, la Verkhovna Rada (il Parlamento monocamerale ucraino) ha vissuto una seduta particolarmente tesa.
Il presidente Volodymyr Zelensky aveva chiesto al Parlamento di approvare una serie di rimpasti chiave: la nomina di Mykhailo Fedorov a ministro della Difesa e quella di Denys Shmyhal – fino a pochi giorni prima titolare della Difesa ad interim – come nuovo ministro dell’Energia e primo vicepremier. La seduta, tuttavia, ha rivelato un problema profondo: la tenuta politica del gruppo di maggioranza e la capacità dell’esecutivo di controllare il proprio blocco parlamentare. Fedorov, figura molto popolare per il suo ruolo nella trasformazione digitale della pubblica amministrazione e nella gestione dei droni da combattimento, e Shmyhal – ex premier e sinora al dicastero della Difesa – non sono riusciti a ottenere i voti necessari ad approvarne le rispettive nomine, un fatto che ha mostrato tutte le crepe esistenti in Servo del popolo, il partito del presidente Volodymyr Zelensky. L’esito è stato attribuito a una serie di fattori: assenze rilevanti tra i deputati e frizioni tra esecutivo e Parlamento.
Solo nella giornata odierna – e non senza defezioni del partito di maggioranza – i due hanno ottenuto l’approvazione del Parlamento, anche se oramai il danno politico era stato fatto: il rimpasto che avrebbe dovuto rafforzare il governo ha invece evidenziato crepe preoccupanti nella macchina legislativa del Paese. La difficoltà nell’ottenere l’approvazione delle due nomine è particolarmente significativa. L’inverno 2025–26 è stato finora caratterizzato da un’intensa campagna missilistica russa sulle infrastrutture critiche. Gestire sicurezza energetica, importazioni, produzione interna e resilienza della rete è considerato un pilastro della sicurezza nazionale tanto quanto la difesa militare.
Il ministero della Difesa, dal canto suo, richiede una leadership forte in un momento in cui l’Ucraina deve riorganizzare la mobilitazione, migliorare l’approvvigionamento al fronte e gestire l’integrazione di tecnologie avanzate come droni e sistemi di guerra elettronica. Nelle sue prime dichiarazioni, Fedorov ha parlato apertamente della necessità di “cambiamenti radicali” per superare i limiti dell’approccio sovietico, promettendo un audit completo del ministero e delle Forze armate. La tensione politica, tuttavia, ha oscurato queste priorità operative.
Mentre la Rada faticava a votare il rimpasto, si è aperto un altro fronte. L’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) e la Procura specializzata anticorruzione (Sapo) hanno accusato Yulia Tymoshenko, leader del gruppo parlamentare del partito Batkivshchyna (Patria) ed ex prima ministra, di aver orchestrato un sistema di benefici illegali a deputati per influenzare le votazioni parlamentari. Secondo le autorità anticorruzione, Tymoshenko avrebbe avviato trattative con deputati di varie fazioni per garantire voti favorevoli su progetti di legge specifici. Lo schema non sarebbe stato episodico ma “regolare e strutturato”, con pagamenti anticipati e le prove includerebbero comunicazioni e istruzioni operative sul voto, anche relative a temi sensibili come le dimissioni dei ministri Fedorov e Shmyhal e la rimozione del direttore dei Servizi di sicurezza ucraini (Sbu) Vasyl Malyuk. Peraltro, secondo quanto riferito dalle agenzie anticorruzione, durante le perquisizioni sarebbe stato sequestrato denaro in valuta estera. Tymoshenko ha risposto con durezza, accusando le autorità di persecuzione politica: “Rifiuto tutte le accuse infondate. Non ho nulla da nascondere. È un attacco orchestrato da chi teme la concorrenza politica alle prossime elezioni”. La leader di Batkivshchyna ha paragonato le perquisizioni a quelle “degli aggressori di Viktor Yanukovych durante la Rivoluzione della Dignità” (la rivoluzione avvenuta in Ucraina nel 2014), definendo l’intera operazione “una mossa di pubbliche relazioni”.
Lo scandalo Tymoshenko ha avuto effetti immediati sullo spettro parlamentare. Diversi deputati di opposizione hanno denunciato un tentativo del governo di indebolire le voci critiche. Allo stesso tempo, alcuni parlamentari della maggioranza hanno accusato l’opposizione di aver “inquinato” il voto sul rimpasto. E poi c’è la questione della percezione internazionale sull’Ucraina, un tema evidentemente sensibile vista la dipendenza di Kiev dalle forniture occidentali di aiuti finanziari e militari. La comparsa di una nuova inchiesta anticorruzione di alto profilo, in un Paese dove la corruzione è percepita come uno dei principali problemi strutturali, potrebbe ridisegnare il panorama politico. Le tensioni degli ultimi giorni, peraltro, avvengono mentre la Rada ha appena approvato — con 330 voti favorevoli — l’estensione della legge marziale e della mobilitazione generale per altri 90 giorni, con lo stesso Zelensky che ha ricordato che “la guerra non finirà finché l’Ucraina non otterrà garanzie di sicurezza efficaci”. Un fattore, quest’ultimo, che rende ancora più urgente la necessità di stabilità politica, coordinamento istituzionale e governi pienamente operativi.













