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Zanni (Lega/ID): “No a Von der Leyen. Green Deal ideologico. Sì a un’Europa non burocratica e attenta alle identità nazionali”

Zanni (Lega/ID): “No a Von der Leyen. Green Deal ideologico. Sì a un’Europa non burocratica e attenta alle identità nazionali”

K metro 0 – Roma – Per Marco Zanni, eurodeputato della Lega e presidente del gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo, la gestione Von der Leyen, con al centro una idea di transizione ecologica dell’economia “poco realistica” e onerosa, è stata complessivamente “molto negativa”. La Lega auspica una Unione europea da riformare, con una nuova maggioranza di centrodestra,

K metro 0 – Roma – Per Marco Zanni, eurodeputato della Lega e presidente del gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo, la gestione Von der Leyen, con al centro una idea di transizione ecologica dell’economia “poco realistica” e onerosa, è stata complessivamente “molto negativa”. La Lega auspica una Unione europea da riformare, con una nuova maggioranza di centrodestra, per “meno burocrazia”, un diverso indirizzo economico – dalla modifica delle competenze della BCE allo stop sulla discrezionalità della Commissione per gli aiuti di Stato, e più attenzione “ai cittadini e al loro potere d’acquisto”.

Intervista a cura del direttore Roberto Pagano

Onorevole Zanni, in questi cinque anni di legislatura con la cosiddetta “maggioranza Ursula” voi siete stati molto critici verso la Commissione Von der Leyen ritenuta, anche da settori dell’area conservatrice e di destra, equilibrista e spesso orientata su posizioni troppo “green” e “di sinistra”, poco realistiche per l’impatto pratico su imprese e cittadini comuni.
Ma quali i provvedimenti che, come Gruppo ID e Lega, avete particolarmente avversato?

La Commissione Von der Leyen ha deciso di impostare l’intera legislatura sul Green Deal, un progetto che abbiamo ritenuto irrealistico fin dalle premesse. La fantomatica transizione verde teorizzata dall’ex vicepresidente Frans Timmermans si è rivelata del tutto fallimentare, inefficace per l’ambiente, dannosa per imprese, lavoratori e famiglie. Provvedimenti come il passaggio obbligatorio dall’auto a combustione all’auto elettrica, fino alla stangata sull’efficientamento energetico delle abitazioni che comporta costi inauditi per i proprietari di immobili, senza dimenticare la legge sul ripristino della natura che colpisce ingiustamente agricoltori e pescatori, sono sintomatici della noncuranza delle istituzioni Ue degli effetti della sua legislazione, soprattutto sui soggetti piu deboli. L’Ue dovrebbe semplificare la vita delle persone, non imporre misure che le costringono a sacrifici enormi in termini di denaro e cambiamento degli stili di vita. Senza considerare poi che, se parliamo di numeri, i Paesi maggiormente responsabili delle emissioni nocive non sono certo quelli europei. Non lo dice la Lega, ma autorevoli report che certificano come ad esempio la Cina superi in percentuale quelle dei maggiori paesi industrializzati messi insieme: promuovere politiche che penalizzano i cittadini europei per andare a vantaggio di Pechino è totalmente senza senso. Le priorità della Commissione avrebbero dovuto essere altre.

E invece, i temi e gli atti che voi avete apprezzato?

Abbiamo apprezzato l’inserimento dell’energia nucleare pulita e sicura nella tassonomia, che conferma la nostra battaglia di buonsenso per un mix energetico equilibrato e una transizione graduale, non imposta dall’alto; bene anche il lavoro sul tema dei trasporti, dove sono state accolte tutte le proposte della Lega per lo sviluppo di infrastrutture all’avanguardia per meglio collegare il nostro Paese. E’ chiaro che però il bilancio, nel suo complesso, è altamente negativo. Ci sono sfide fondamentali che non sono state affrontate, o soltanto lambite, in questi cinque anni: dal tema dell’immigrazione illegale, alla necessità di dare linfa alla crescita economica di un Continente che negli ultimi decenni è rimasto indietro rispetto alle altre grandi potenze proprio per via delle politiche sbagliate perseguite dall’Ue, all’importantissima battaglia sui salari e sulla tutela del potere d’acquisto.

La Lega, con le altre forze identitarie e sovraniste alleate, a partire dal Rassemblement national di Marine Le Pen e Alternative für Deutschland o la FPÖ, sostiene una svolta politica che dal Partito Popolare viri nettamente verso destra. Quindi, una nuova maggioranza omogenea dell’Europarlamento, che emargini il Gruppo dei Socialisti & Democratici. Ma quanto è realistica questa prospettiva? Se non in Parlamento, nella nuova Commissione, seppur in minoranza, vi saranno comunque rappresentanti socialisti dei Paesi a guida progressista.

Il posizionamento dei Popolari in questi cinque anni è stato schizofrenico, molto spesso all’inseguimento di sinistra e verdi. Pur essendoci trovati a votare insieme alcuni provvedimenti nell’ultima parte della legislatura, il Ppe ha perso lo spirito della forza conservatrice con cui era nato. L’aver appoggiato senza se e senza ma la quasi totalità delle misure messe in campo dalla Commissione Ursula, ha segnato le distanze dalla nostra idea di Europa. Non è andando a braccetto con le sinistre che si porta avanti quel cambiamento di cui c’è bisogno. E le parziali retromarce su determinati temi, come lo stop alle auto endotermiche dal 2035, sono state tardive e inefficaci. Noi lavoriamo per una maggioranza alternativa a quella attuale, un centrodestra unito e compatto per rimediare agli errori commessi finora e cambiare la rotta di Bruxelles dopo decenni di mal governo. A livello nazionale lo stiamo dimostrando, un centrodestra che governa e rappresenta un modello da cui prendere esempio. Se anche nella Commissione vi saranno esponenti socialisti, un Parlamento con un baricentro diverso rispetto a quello attuale può sicuramente essere determinante, trovandosi peraltro maggiormente in linea con le posizioni espresse anche a livello di Consiglio.

Non vi sono mai state divergenze tra voi su alcune posizioni dei vostri alleati europei, come ad esempio AfD, ritenute particolarmente discutibili, se non estreme?

Noi e i nostri alleati europei abbiamo identità di visione sull’Europa e sulle grandi sfide che dobbiamo affrontare, ma ID non è e non vuole essere un monolite dove vige il pensiero unico, anzi Identità e Democrazia, a differenza di tutti gli altri gruppi politici europei, valorizza le prerogative delle singole delegazioni nazionali e le differenti sensibilità. Non c’è stata una convergenza totale sulle posizioni di una singola delegazione, AfD compresa ovviamente, ma teniamo presente che ogni Paese in Europa cerca di tutelare il suo interesse nazionale e di conseguenza anche i partiti, pur facendo parte di un determinato gruppo politico all’Europarlamento, agiscono in base al mandato ricevuto dai propri elettori. Gli ideali e i principi che hanno ispirato la nascita del Gruppo Identità e Democrazia restano chiari, saldi e condivisi con tutte le delegazioni che fanno parte di questa famiglia politica. E i partiti che compongono la nostra famiglia europea sono in crescita ovunque, segno che gli elettori apprezzano le nostre proposte.

Presidente Zanni, a parte la questione migratoria e la tutela delle realtà produttive nazionali, come l’agricoltura, quali le vostre proposte principali, ma anche i vostri provvedimenti-bandiera per il prossimo quinquennio? 

Noi chiediamo un’Europa più democratica e meno burocratica, con meno leggi e più efficaci, in cui le libertà del cittadino – che sono state purtroppo prese di mira in questi ultimi anni, a cominciare da quella di espressione – abbiano la priorità assoluta, da tutelare e difendere. Senza dimenticare che il nostro Continente è quello che negli ultimi vent’anni, nel mondo, è cresciuto meno, e serve invertire la rotta per salvaguardare la nostra produttività.

Nella prossima legislatura sicuramente ci vorremmo occupare ad esempio di rivedere tutte le politiche del Green deal così come architettate dal duo Von der Leyen-Timmermans, riformare il tema essenziale della concorrenza e degli aiuti di Stato, togliendo la discrezionalità politica in capo alla Commissione europea che negli anni ha distorto completamente il panorama europeo, e puntiamo anche ad una revisione dell’architettura Istituzionale con un mandato diverso per la BCE, che vada al di là della semplice stabilità dei prezzi ma che si occupi anche di favorire la crescita economica e la piena occupazione. 

Infine, in un flash di due frasi, il suo appello agli elettori?

A giugno, gli italiani si troveranno di fronte a una scelta tra le forze che hanno mal governato fino a oggi a Bruxelles, e la Lega che vuole cambiare questa Europa delle tasse, della burocrazia e dell’immigrazione senza limiti. Vogliamo difendere i nostri cittadini e le loro libertà: ecco perché diciamo più Italia, meno Europa; i nostri candidati sono sicuramente espressione di questo pensiero, e garanzia assoluta di impegno e onestà nei confronti di chi vuole provare a cambiare le cose, anche a Bruxelles.

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Roberto Pagano
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