K metro 0 – Pechino – Le autorità della Cina hanno rafforzato negli ultimi dodici mesi i controlli sui funzionari con familiari residenti all’estero nell’ambito della campagna anticorruzione promossa dal presidente Xi Jinping. Lo riferiscono oggi, 18 febbraio, fonti vicine agli apparati governativi e alle imprese di Stato citate dal “South China Morning Post”, edito a
K metro 0 – Pechino – Le autorità della Cina hanno rafforzato negli ultimi dodici mesi i controlli sui funzionari con familiari residenti all’estero nell’ambito della campagna anticorruzione promossa dal presidente Xi Jinping. Lo riferiscono oggi, 18 febbraio, fonti vicine agli apparati governativi e alle imprese di Stato citate dal “South China Morning Post”, edito a Hong Kong. Secondo tre persone a conoscenza del dossier, dall’inizio dello scorso anno sono state condotte ispezioni all’interno di ministeri e aziende statali per esaminare i legami internazionali di alti dirigenti e funzionari. In passato i controlli miravano soprattutto ai cosiddetti “funzionari nudi”, ossia quadri i cui coniugi e figli risiedono fuori dalla Cina continentale, da tempo nel mirino della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (Ccdi), l’organo anticorruzione del Partito comunista. Le verifiche si sarebbero ora estese a una nuova categoria di funzionari, definiti “quasi-nudi”: quelli i cui figli vivono all’estero mentre il coniuge resta in Cina. Tali soggetti sarebbero sottoposti a monitoraggio rafforzato, e obbligati a dichiarare tempestivamente le informazioni rilevanti sui legami familiari e patrimoniali oltreconfine.
Una fonte a Pechino ha riferito che il Dipartimento centrale per l’organizzazione, organo del Partito responsabile della gestione del personale, avrebbe condotto nella prima metà dello scorso anno un’indagine a livello nazionale sui legami esteri dei funzionari che ricoprono incarichi sensibili. Secondo la stessa fonte, il sondaggio non implica necessariamente il sospetto di illeciti, ma risponde al timore che relazioni estese all’estero possano aumentare il rischio di infiltrazioni o trasferimenti di capitali illeciti. In alcuni casi, funzionari con tali profili sarebbero stati spostati a posizioni meno sensibili o avrebbero perso opportunità di promozione. La stretta s’inserisce nel quadro della campagna anticorruzione promossa dal presidente Xi, che nell’ultimo decennio ha coinvolto organi governativi, imprese di Stato e forze armate. Lo scorso anno la Ccdi ha posto sotto indagine un numero record di 63 alti funzionari per presunti reati di corruzione.
Dal 2014 una direttiva del Dipartimento per l’organizzazione vietava ai “funzionari nudi” la promozione e l’accesso a incarichi dirigenziali negli organi di partito e di Stato, nell’esercito e nelle imprese pubbliche. I funzionari sono inoltre tenuti a dichiarare regolarmente legami familiari e beni situati fuori dalla Cina continentale. Fonti interne al Partito sottolineano che per funzionari coinvolti in casi di corruzione i familiari all’estero rappresenterebbero spesso un canale per trasferire fondi fuori dal Paese. La crescente rivalità tra Pechino e Washington avrebbe inoltre complicato la cooperazione giudiziaria transfrontaliera con gli Stati Uniti rispetto ad altri Paesi. Negli ultimi mesi, secondo fonti aziendali, un alto dirigente di una grande compagnia assicurativa statale sarebbe stato rimosso dall’incarico dopo che il figlio aveva ottenuto la residenza permanente negli Stati Uniti. In un altro caso, un direttore di un istituto affiliato a un ministero sarebbe stato sollevato dall’incarico per non aver dichiarato che il figlio possedeva una “green card” negli Usa. In Cina, la rimozione da un incarico di alto livello comporta generalmente la fine della carriera politica e rende difficile anche un successivo impiego nel settore privato.
Parallelamente, Pechino ha inasprito le restrizioni sui viaggi all’estero per diverse categorie di dipendenti pubblici. In almeno due province della Cina meridionale, negli ultimi dodici mesi, i lavoratori statali sarebbero stati obbligati a consegnare il passaporto alle autorità e a ottenere un’autorizzazione preventiva per ogni viaggio oltreconfine, obbligo che può protrarsi per anni anche dopo il pensionamento. Secondo analisti accademici, l’inasprimento riflette una crescente diffidenza verso l’Occidente e il timore che fondi sottratti illegalmente possano essere trasferiti all’estero. Tuttavia, alcuni esperti mettono in dubbio l’assunto secondo cui la presenza di familiari oltreconfine implichi automaticamente un maggiore rischio di corruzione, sottolineando l’assenza di prove sistematiche in tal senso.













