Hollywood guarda al Mar Rosso: Jeddah accende i riflettori sul grande cinema globale

Hollywood guarda al Mar Rosso: Jeddah accende i riflettori sul grande cinema globale

K metro 0 – Jeddah – Hollywood, Bollywood e il cinema d’autore internazionale si incontrano sulle rive del Mar Rosso. A Jeddah si è aperta la quinta edizione del Red Sea International Film Festival, appuntamento ormai centrale nel panorama cinematografico del Medio Oriente e simbolo della profonda trasformazione culturale che l’Arabia Saudita sta cercando di

K metro 0 – Jeddah – Hollywood, Bollywood e il cinema d’autore internazionale si incontrano sulle rive del Mar Rosso. A Jeddah si è aperta la quinta edizione del Red Sea International Film Festival, appuntamento ormai centrale nel panorama cinematografico del Medio Oriente e simbolo della profonda trasformazione culturale che l’Arabia Saudita sta cercando di imprimere al proprio futuro.

In programma dal 4 al 13 dicembre, il festival propone oltre 100 film provenienti da più di 70 Paesi, riunendo registi, produttori e interpreti da ogni continente. Un’espansione rapida e significativa per una manifestazione nata soltanto cinque anni fa, ma già capace di attirare l’attenzione dell’industria cinematografica globale.

Cuore artistico della rassegna è la sezione “Red Sea: Competition”, che presenta 16 opere tra lungometraggi, documentari e film d’animazione provenienti dal mondo arabo, dall’Asia e dall’Africa. I titoli selezionati concorrono agli Yusr Awards, i principali riconoscimenti del festival, che verranno assegnati durante la cerimonia di chiusura.

A fare da cornice all’evento è il quartiere storico di Al-Balad, il vecchio centro di Jeddah, sito patrimonio mondiale dell’UNESCO, dove l’architettura tradizionale saudita dialoga con il glamour del cinema internazionale, in un equilibrio simbolico tra identità locale e apertura globale.

A presiedere la giuria è il regista premio Oscar Sean Baker, reduce dal successo di Anora, film che ha conquistato cinque statuette a Hollywood, quattro delle quali attribuite proprio al cineasta statunitense.

«È raro vedere un festival crescere così velocemente in termini di rilevanza e impatto sul cinema mondiale», ha dichiarato Baker, sottolineando l’energia e l’ambizione che caratterizzano la manifestazione saudita.

Il film d’apertura, “Giant”, racconta la storia vera del leggendario pugile britannico-yemenita Prince Naseem “Naz” Hamed, icona sportiva e culturale degli anni Novanta. Diretto dal regista britannico Rowan Athale, il film vede l’attore egiziano-britannico Amir El-Masry nei panni del campione, affiancato da Pierce Brosnan nel ruolo del suo storico allenatore Brendan Ingle.

El-Masry ha definito il personaggio «uno dei ruoli più impegnativi» della sua carriera, raccontando di una preparazione fisica intensa durata oltre un mese, mentre Athale ha sottolineato il valore personale del progetto: «Naz era un eroe della mia infanzia. Raccontare la sua storia, soprattutto qui, è un onore che va oltre il cinema».

La serata inaugurale ha visto sfilare sul red carpet numerose star internazionali, da Adrien Brody a Michael Caine, da Vin Diesel ad Ana de Armas, confermando la crescente capacità del festival di attrarre anche i grandi nomi dell’industria cinematografica globale. Presente anche Giancarlo Esposito, che ha definito l’evento «una celebrazione del potere universale del cinema di unire culture diverse».

Fondato dal Ministero della Cultura saudita e sostenuto dalla Red Sea Film Foundation, il festival è finanziato dal Public Investment Fund, il PIF, fondo sovrano del regno, insieme a sponsor privati. L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere i talenti regionali e creare connessioni durature tra il cinema del Medio Oriente e i grandi mercati internazionali.

Il Red Sea International Film Festival si inserisce pienamente nella strategia della Vision 2030, il piano con cui Riyadh punta a diversificare l’economia, ridurre la dipendenza dal petrolio e investire in cultura, intrattenimento e creatività. Cinema, gaming e sport sono diventati strumenti chiave di soft power e di proiezione internazionale dell’immagine del Regno saudita.

Non mancano tuttavia le critiche. Diverse organizzazioni per i diritti umani sottolineano come questi grandi eventi culturali rischino di funzionare da vetrina patinata, oscurando questioni irrisolte come la libertà di espressione, la repressione del dissenso e l’alto numero di esecuzioni capitali nel Paese. Ma la strada imboccata sembra quella giusta. Tra entusiasmo, ambizioni globali e controversie, Jeddah è un nuovo crocevia culturale, dove il cinema diventa non solo spettacolo, ma anche strumento di diplomazia e terreno di confronto sul futuro dell’Arabia Saudita nel mondo.

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Enrico Singer
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