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L’islamofobia è in aumento in tutta Europa

L’islamofobia è in aumento in tutta Europa

K metro 0 – Bruxelles – La xenofobia sta diventando più che normale ai vertici del potere politico. Sta diventando la chiave per vincere le elezioni in tutta Europa, e oltre, sostiene Naz Shah, una delle poche donne musulmane che hanno un seggio al parlamento britannico ed è stata ministro ombra laburista per le donne

K metro 0 – Bruxelles – La xenofobia sta diventando più che normale ai vertici del potere politico. Sta diventando la chiave per vincere le elezioni in tutta Europa, e oltre, sostiene Naz Shah, una delle poche donne musulmane che hanno un seggio al parlamento britannico ed è stata ministro ombra laburista per le donne e le pari opportunità.

Eletta nel collegio di Bradford,  una città del nord dell’Inghilterra  dove  i musulmani (la maggior parte di origini pakistane) costituiscono più del 25% della popolazione, sa di cosa parla.

In molte democrazie mature è in atto, innegabilmente, una normalizzazione anti-liberale.  Per questo, scrive Timothy Garton Ash, storico e saggista inglese docente di studi europei all’Università di Oxford, è importante che i politici non adottino né tollerino il linguaggio dell’ultradestra per compiacerla.

Una preoccupazione manifestata, il 15 marzo scorso, anche da Miguel Ángel Moratinos, Alto Rappresentante per l’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, in occasione della terza Giornata internazionale per la lotta all’islamofobia (istituita nel 2022).

L’aumento dei casi di discriminazione, intolleranza e violenza,  contro membri di molte comunità religiose in varie parti del mondo, compresi casi di islamofobia, antisemitismo e pregiudizi contro le minoranze cristiane e altre comunità di fede, è allarmante.

L’Alleanza delle Civiltà dell’ONU promuove il dialogo interreligioso e interculturale con l’obiettivo di diffondere una cultura di tolleranza e rispetto tra individui, società e nazioni.

La posta in gioco, è molto alta. “Non sono solo le minoranze – avverte Naz Shah –  ad essere a rischio, ma anche il mondo occidentale e i nostri valori condivisi di libertà, giustizia e uguaglianza”.

Lo scorso gennaio è stato scoperto un piano dell’AfD (Alternative für Deutschland: il partito neonazista tedesco, che   secondo i sondaggi, attualmente raccoglie circa il 20% dei consensi)  per la deportazione di migranti dalla Germania all’Africa, con un biglietto di sola andata

L’idea quindi, non è “solo” di trasferire forzatamente i richiedenti asilo, come sogna di fare il Regno Unito con il Rwanda. Ingloba chiunque non venga ritenuto sufficientemente tedesco, con la creazione di leggi ad hoc per consentire la manovra.  Ma questa cospirazione, secondo Naz Shah, è parte di un’inquietante corrente sotterranea che investe l’Europa e l’Occidente,  e di pari passo con un’implacabile ondata di islamofobia.

Tutto dipende dal potere della paura

Dalla Svezia alla Grecia, i gruppi di estrema destra e i leader populisti non si limitano a partecipare alle elezioni; stanno vincendo, spesso con numeri record.L’ascesa di Geert Wilders in Olanda, alimentata da decenni di retorica anti-musulmana, inclusa la promessa di vietare le moschee e il Corano, dimostra che l’Europa  si trova di fronte a una tendenza politica non verso l’integrazione e l’accettazione  ma verso l’odio e l’esclusione.

Ma perché questa retorica divisiva, chiave del successo elettorale, ha risonanza tra così tante persone? La risposta sta nel potere della paura.

La grande teoria della sostituzione, propagata da tanti populisti di estrema destra, afferma che la civiltà occidentale è esposta a una minaccia esistenziale.

Ma questa narrazione dell’Occidente in lotta per la sopravvivenza contro un immaginario assalto di islamizzazione, è progettata per attingere a paure profondamente radicate. E in una certa misura funziona.

Come possiamo allora contrastare una tendenza che minaccia di travolgere i musulmani occidentali, le altre minoranze e i valori fondamentali occidentali di tolleranza e rispetto reciproco?

Lavorando, instancabilmente, per umanizzare l’Altro, il diverso da sè.  La storia mostra che l’escalation della persecuzione e della violenza contro le minoranze è sempre accompagnata dalla loro disumanizzazione.

Ben vengano allora iniziative come l’incontro fra il capo della Grande Moschea di Parigi con il famoso  scrittore Michel Houellebecq, che criticava l’avanzata dell’islam nelle società occidentali, sulla base di  “generalizzazioni” eccessive e sbagliate nei confronti dei musulmani.

Un incontro favorito dalla mediazione proposta  dal rabbino capo di Parigi dalle colonne del “Figaro” il 9 gennaio dell’anno scorso,  che ha prodotto un chiarimento che ha portato la Grande Moschea a ritirare la denuncia di incitamento all’odio nei confronti del discusso scrittore francese.

I valori da contrapporre alla retorica divisiva

L’istruzione deve svolgere un ruolo fondamentale, attraverso programmi di studio che favoriscano una migliore comprensione della cultura islamica e la conoscenza di persone con background diversi.

Ma l’istruzione nelle scuole deve integrare un’opera di istruzione più ampia nella società, come è stato riaffermato lo scorso anno dalla Conferenza dei leader musulmani europei e britannici organizzato dalla Muslim World League a Londra.

In definitiva, è fondamentale che politici e comuni cittadini si uniscano in uno sforzo straordinario per affrontare l’odio dilagante nelle nostre comunità.

Al centro della conferenza c’era la Carta della Mecca, un documento sottoscritto dai rappresentanti di 139 Paesi nel 2019 su iniziativa del presidente della Lega Musulmana Mondiale, Muhammad bin Abdul Karim Al Issa, che testimonia l’impegno dell’Islam verso gli ideali moderni, come ad esempio  la tutela dell’ambiente, la tolleranza religiosa e i diritti delle donne. Ma questi valori non sono solo ideali astratti. Sono parte integrante, sostiene Naz Shah, della vita quotidiana dei musulmani britannici.

È tempo di spegnere il fuoco degli estremismi

Il riconoscimento dei valori condivisi tra i musulmani britannici e la società in generale colpisce alla radice l’estremismo, rafforzando così il nostro tessuto sociale e la sua resilienza contro le forze di divisione.

I governi dovrebbero sviluppare campagne di informazione sui pericoli di queste ideologie insieme a una legislazione che protegga le comunità dai crimini e dai discorsi d’odio.

Ciò vale in  particolare per i social media e il mondo online, dove l’estrema destra sente di avere campo libero per diffondere l’odio.

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