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Onu, minacce all’esperta che accusa Israele di genocidio

Onu, minacce all’esperta che accusa Israele di genocidio

K metro 0 – New York – Ci sono “fondati motivi” per ritenere che Israele abbia commesso diversi atti di genocidio nella Striscia di Gaza in seguito all’offensiva condotta dopo gli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023. “La natura travolgente e la portata dell’assalto israeliano a Gaza e le condizioni di vita distruttive che

K metro 0 – New York – Ci sono “fondati motivi” per ritenere che Israele abbia commesso diversi atti di genocidio nella Striscia di Gaza in seguito all’offensiva condotta dopo gli attentati di Hamas del 7 ottobre 2023. “La natura travolgente e la portata dell’assalto israeliano a Gaza e le condizioni di vita distruttive che ha causato rivelano l’intento di distruggere fisicamente i palestinesi come gruppo”.

È quanto si legge in un rapporto presentato martedì 26 marzo al Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra dall’avvocatessa italiana Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, una delle decine di esperti indipendenti in materia di diritti umani incaricati di riferire su temi e crisi specifiche.

L’esperta ha ammesso di aver ricevuto minacce il giorno dopo, mercoledì 27 marzo, ma ha subito precisato che non intende dimettersi. “Sono stata aggredita dall’inizio del mio mandato nel 2022. Non dico che sia piacevole e a volte ricevo minacce, ma finora non ho avuto bisogno di ulteriori precauzioni”. Israele le ha subito vietato di entrare nel suo territorio dopo le dichiarazioni che, secondo le autorità israeliane, negano la natura antisemita dell’attacco di Hamas del 7 ottobre.

C’è da precisare, che l’esperta – che ha un mandato dal Consiglio dei diritti umani – non parla a nome dell’organizzazione; pur se sostenuta da molti Paesi, è in effetti al centro di una controversia: alcuni osservatori ritengono che le sue dichiarazioni alla stampa siano talvolta troppo controverse.

Ha poi aggiunto di essere sì sotto pressione, ma ha assicurato che questo non cambia la sua intenzione di continuare il suo lavoro. “Può darsi che prima o poi decida di dimettermi, semplicemente perché ho anche una vita privata che vorrei godermi, ma non sarà perché sono stata demonizzata o maltrattata”, ha riferito il quotidiano portoghese JN.

Per le autorità israeliane, il rapporto di Albanese fa parte di “una campagna per minare l’istituzione stessa dello Stato ebraico”, che l’esperta prontamente respinge. “Non metto in discussione l’esistenza dello Stato di Israele (…) ma faccio parte di un movimento che vuole la fine dell’”apartheid””, ha reagito, assicurando di condannare anche Hamas.

Today.it riferisce in dettaglio che il rapporto si basa su una corposa documentazione, che comprende anche molte inchieste e approfondimenti di autorevoli media occidentali, oltre che israeliani. Albanese, infatti, ha indicato nei vari passaggi la metodologia seguita per stabilire Israele abbia o meno un genocidio.

Ai raid di Gaza sono così attribuiti tre dei cinque criteri stabiliti dalla Convenzione internazionale per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio: “omicidio di membri del gruppo” palestinese, “grave danno all’integrità fisica o mentale dei membri del gruppo” e “la sottomissione intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza intese a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale”.

Il dossier dell’Albanese, denominato “Anatomia di un genocidio”, cita anche dichiarazioni dei massimi esponenti istituzionali e politici di Tel Aviv. A partire dal presidente Benjamin Netanyahu, che in un suo intervento “definì i palestinesi ‘Amaleciti’ e ‘mostri'”, si legge (gli amaleciti sono, secondo l’Antico testamento, gli oppressori del popolo ebraico). Il quadro delineato dall’esperta italiana è dunque quello di un’operazione militare che sarebbe andata ben oltre il diritto di difesa di Israele, e che sarebbe stata mirata allo scopo specifico di eliminare dalla Striscia di Gaza il popolo palestinese. Da qui, una serie di raccomandazioni, tra cui imporre un embargo immediato sulle armi nei confronti di Israele, aprire un’indagine indipendente sul genocidio nella Striscia, e far pagare allo Stato israeliano i costi di riparazione e di ricostruzione di Gaza. 

Albanese inquadra poi l’ultima offensiva di Israele nel contesto storico del conflitto tra Israele e Palestina: “Il genocidio dei palestinesi di Gaza da parte di Israele – si legge nel rapporto – è l’apice di un lungo processo coloniale di cancellazione. Per oltre settant’anni questo processo ha soffocato il popolo palestinese come gruppo – demograficamente, culturalmente, economicamente e politicamente –, cercando di spostarlo, espropriare e controllare la sua terra e le sue risorse”.

“L’unica deduzione ragionevole che si può trarre dalla rivelazione di questa politica è una politica statale israeliana di violenza genocida nei confronti del popolo palestinese di Gaza”, ha affermato.

La missione diplomatica israeliana a Ginevra ha replicato che l’uso della parola genocidio è “oltraggioso” e che la guerra era contro Hamas e non contro i civili palestinesi, ha riferito Alarabiya.

 

di Sandro Doria

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