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Sagrada Familia, verso il completamento del capolavoro di Gaudì

Sagrada Familia, verso il completamento del capolavoro di Gaudì

K metro 0 – Barcellona – L’”eterna incompiuta”, monumento simbolo della capitale catalana, patrimonio universale dell’UNESCO, si avvia verso la conclusione dei lavori. A distanza di 140 anni dalla posa della sua prima pietra, il 19 marzo del 1882, la chiesa mai finita, opus magnum del grande architetto catalano Antoni Gaudì, che attira ogni anno

K metro 0 – Barcellona – L’”eterna incompiuta”, monumento simbolo della capitale catalana, patrimonio universale dell’UNESCO, si avvia verso la conclusione dei lavori. A distanza di 140 anni dalla posa della sua prima pietra, il 19 marzo del 1882, la chiesa mai finita, opus magnum del grande architetto catalano Antoni Gaudì, che attira ogni anno oltre 4,45 milioni di visitatori, è quasi pronto. E in attesa del suo  completamento, entro il 2026, nel centenario della morte di Gaudì (travolto da un tram il 10 giugno 1926 mentre passeggiava per Barcellona) ha inaugurato, oggi 12 novembre, con una messa solenne celebrata dal cardinale Joan Josep Omella i Omella, la conclusione della costruzione delle quattro Torri degli Evangelisti, con  il coronamento della torre dell’evangelista Giovanni. Un importante passo  avanti che si affianca al completamento delle torri di Marco e di Luca, nel 2022,  e di Matteo, lo scorso ottobre.

In occasione della messa solenne, le luci delle quattro torri, che svettano a  un’altezza di 135 metri, sono state accese e resteranno  a illuminare la città fino a Natale 2023.  Dopo di che riprenderanno i lavori per completare l’ultima torre, quella che rappresenta Gesù Cristo e che, con i suoi 172 metri di altezza trasformerà la Sagrada Família nelledificio religioso più alto del mondo.

Il progetto di costruire una chiesa dell’espiazione, dedicato all’educazione cristiana dei giovani e dei bambini, nel quartiere allora periferico di Eixample (a un miglio dal centro storico di Barcellona) fu affidato all’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano nel 1882. Ma dopo le sue dimissioni, l’anno successivo, gli subentrò Gaudì, un giovane architetto trentunenne che ancora non aveva realizzato grandi opere.  E quando assunse la direzione dei lavori, rivoluzionò profondamente il progetto iniziale di Lozano, concepito in stile neogotico, ridefinendolo, fin nei minimi dettagli, con l’avanzamento del cantiere. Per  trasformarlo, alla fine, in un melange eclettico di architettura gotica con il suo slancio verso l’alto (con i suoi 172,5 metri di altezza, è uno dei più alti edifici religiosi del mondo, ma resta pochi metri al di sotto dell’altezza di Montjuïc – il punto più alto del comune di Barcellona) e medernismo catalano.  

Dopo la sua morte, diverse generazioni di architetti proseguirono i lavori cercando di mantenere viva la visione di Gaudì. Tutto si complicò quando gran parte dei suoi disegni e dei suoi modellini vennero distrutti da un incendio appiccato da un gruppo di anarchici nel 1936. Ci vollero ben 16 anni per riassemblare i pezzi del modello originale recuperati.  Così,  vari stili architettonici si susseguirono fra le sue navate, dal Modernismo catalano, all’art nouveau, al  Noucentisme e al Gotico spagnolo.

Già negli anni Trenta, la Sagrada Família e il suo completamento divennero un argomento controverso.  George Orwell lo definì “uno degli edifici più brutti del mondo”, mentre grandi architetti contemporanei come Le Corbusier e Walter Gropius pensavano che sarebbe dovuta rimanere incompleta.  Ma infine, nonostante le  continue battute d’arresto del suo cantiere,  dalla morte di Gaudì all’esplosione della guerra civile spagnola, seguite dalle difficoltà economiche,  l’opera sarà finalmente completata. E continuerà ad esercitare il suo fascino sui milioni di visitatori che ogni anno attrae.

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