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Spagna, l’agricoltura nella morsa della siccità

Spagna, l’agricoltura nella morsa della siccità

K metro 0 – Meno raccolti e prezzi più alti: per affrontare la sfida della siccità, la Spagna punta sull’utilizzo di acque depurate e sull’espansione dell’irrigazione. Ma anche sulla diversificazione delle colture, optando per quelle a minor consumo d’acqua.    In quest’anno di siccità, nel Bajo Guadalquivir, la produzione di ortaggi sarà in parte sostituita con

K metro 0 – Meno raccolti e prezzi più alti: per affrontare la sfida della siccità, la Spagna punta sull’utilizzo di acque depurate e sull’espansione dell’irrigazione. Ma anche sulla diversificazione delle colture, optando per quelle a minor consumo d’acqua.   

In quest’anno di siccità, nel Bajo Guadalquivir, la produzione di ortaggi sarà in parte sostituita con quella di grano, girasoli e “un po’ di cotone”, che “necessitano di meno acqua”, dice Sebastián González Lineros, un agricoltore di questa regione nella provincia di Siviglia.

Niente pomodori, dunque, destinati all’industria, già scartati due anni fa a causa dei tagli alle forniture idriche per l’irrigazione.

La Federazione spagnola delle industrie alimentari e delle bevande (FIAB), chiede oggi “un accesso preferenziale all’acqua per poter garantire un approvvigionamento stabile e sicuro di cibo e bevande” (oltre a investimenti e a un Piano Idrologico che preveda nuove interconnessioni tra i bacini)   ha dichiarato il suo direttore Mauricio García de Quevedo, a Sofía Soler della RadioTv spagnola (RTVE).

Nel frattempo, i prezzi aumentano e “le scorte di pomodori fritti, salsa di pomodoro, ketchup potrebbero ridursi…”, avverte Gonzàlez Lineros.  Un altro prodotto coltivato in questa zona, che sta dando rese molto basse, è lo zucchero, il cui prezzo è aumentato del 44% rispetto allo scorso anno. Potrebbero esserci problemi  con particolari prodotti, come l’olio d’oliva, ad esempio. Tuttavia, tra gli esperti di agricoltura  e s e pianificazione territoriale, gli ottimisti non mancano. Come Jorge Olcina, dell’Università di Alicante, convinto che “la Spagna è un paese perfettamente preparato ad affrontare situazioni avverse di siccità”.

Olio d’oliva, grano, mandorle: tre produzioni in calo

Alcuni cali delle rese, variabili a seconda della zona e del prodotto, già si fanno sentire. A Zamora, la produzione media per ettaro di cereali invernali (frumento, orzo, avena e segale) è diminuita del 45% rispetto alla media delle ultime 10 campagne di raccolta, il che  può influire sul prezzo del pane e degli altri derivati.

Anche i produttori di mandorle prevedono quest’anno un “cattivo raccolto” non solo nelle zone aride, ma pure, in misura minore, in quelle irrigue.

Stesso discorso per la viticoltura. Nella Castilla-La Mancha, il caldo eccessivo ha fatto maturare più in fretta le uve, che hanno guadagnato in qualità ma perso in peso, con un calo conseguente del prodotto tra il 20 e il 30%  rispetto all’anno scorso.  

Se cala l’offerta e la domanda è invariata, il prodotto diventa più costoso. Anche se viene importato dall’estero.

Una politica idrica che non dipenda dai trasferimenti

La FIAB ha avanzato diverse richieste fra cui un Piano Idrologico che preveda nuove interconnessioni e trasferimenti tra bacini, oltre a piani di investimenti nello sviluppo e ammodernamento delle infrastrutture idriche e irrigue.

Ma il geografo Jorge Olcina è scettico. Il trasferimento di risorse idriche in una situazione di siccità – storica rivendicazione degli agricoltori spagnoli – non è una soluzione, perché non ci sono risorse da trasferire. “Proprio quest’anno  non ci sono abbastanza risorse né nel Tago, né nell’Ebro”.  

Con la siccità, le piogge diventano sempre più irregolari, nello stesso anno e da un anno all’altro. Vanno trovate allora altre soluzioni che non dipendano dalle acque piovane. Puntando su altre risorse non convenzionali: depurazione, riutilizzo e desalinizzazione, che ci rendono meno dipendenti dalle  piogge.

 “Il riutilizzo dell’acqua rigenerata è fondamentale per la sicurezza idrica del nostro paese” concorda la FIAB.

Se però viene utilizzata nel processo di trasformazione o come ingrediente, la legislazione spagnola (in conformità alle direttive dell’UE) esige che sia di “qualità identica all’acqua potabile”   

Miglioramenti nelle infrastrutture di desalinizzazione e di trattamento delle acque, sono in corso attualmente ad Almería o Málaga. Tuttavia, gli agricoltori lamentano due inconvenienti: l’acqua trattata ha un prezzo più elevato e, secondariamente, gli impianti di desalinizzazione possono essere costruiti solo nelle regioni vicine al mare.

Il Ministero della Transizione ecologica ha appena  annunciato che investirà 11.839 milioni di euro per promuovere la desalinizzazione e il riutilizzo dell’acqua, e un suo uso più efficiente. Altri  3.060 milioni saranno stanziati per la digitalizzazione delle infrastrutture idriche.

Meno sprechi e più efficienza

Agricoltura, industria e mondo accademico concordano sulla necessità di ammodernamento delle infrastrutture idriche e di irrigazione. Alcune hanno più di 25 anni, con  tubi che perdono acqua. Ad Almería o nella zona a ovest di Huelva, ogni agricoltore ha diversi sensori nei suoi campi per  misurare l’umidità del suolo, ridurre i rischi e garantire alle piante la giusta quantità acqua di cui hanno bisogno.

Secondo il Ministero dell’Agricoltura, il 79% della superficie irrigata in Spagna utilizza sistemi considerati “efficienti”, come l’irrigazione localizzata, anche se tecnologie più sofisticate come quelle menzionate nella provincia di Siviglia, sono meno diffuse e richiedono applicazioni più precise. Ovvero maggior controllo e razionalità nella pianificazione, spiega il professor Jorge Olcina.

Nella situazione climatica che stiamo vivendo  prima dobbiamo sapere quali risorse abbiamo a disposizione, e poi pensare a trasformare i sistemi di irrigazione, solo se possibile. Come avviene con la pianificazione urbana: un’altra delle lezioni lasciate dal boom immobiliare degli anni 2000.

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