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Covid-19: l’Australia accusa Cina e Russia di disinformazione

Covid-19: l’Australia accusa Cina e Russia di disinformazione

K metro 0 – Canberra – Arrivano dal governo australiano pesanti accuse nei confronti di Cina e Russia. Nello specifico, la ministra degli Esteri, Marise Payne, ha accusato i due Paesi di diffondere disinformazione durante la pandemia di coronavirus, contribuendo a un clima di paura e di divisione, e ha promesso che l’Australia assumerà un

K metro 0 – Canberra – Arrivano dal governo australiano pesanti accuse nei confronti di Cina e Russia. Nello specifico, la ministra degli Esteri, Marise Payne, ha accusato i due Paesi di diffondere disinformazione durante la pandemia di coronavirus, contribuendo a un clima di paura e di divisione, e ha promesso che l’Australia assumerà un ruolo più attivo sul palcoscenico mondiale.

Nel suo primo importante discorso da quando la crisi COVID-19 si è diffusa in tutto il mondo, la senatrice Payne ha dichiarato che il suo governo continuerà a spingere per la riforma di organismi globali come l’Organizzazione mondiale della sanità in modo che “proteggano e promuovano i nostri interessi nazionali”.

Il coronavirus ha offerto terreno fertile per false notizie, ha detto Payne, riconoscendo a Twitter il merito di avere rivelato i ruoli svolti da Cina e Russia identificando oltre 32 mila account di operazioni di disinformazione sulla sua piattaforma legate a questi Paesi. La senatrice Payne ha affermato che mentre ci sono stati momenti per condurre una diplomazia silenziosa dietro le quinte, “ci sono anche momenti in cui esprimere le nostre preoccupazioni e convincere gli altri della necessità di un corso d’azione”.

Il governo australiano continuerà a premere per riforme degli enti globali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, perché proteggano e promuovano gli interessi nazionali e contrastino la pandemia di disinformazione, ha detto la ministra nel suo primo intervento pubblico dallo scoppio della crisi, parlando all’Australian National University in Canberra. La stessa ha aggiunto: “Opereremo attraverso i fatti e la trasparenza, in base ai valori liberali democratici che continueremo a promuovere in patria e all’estero”. Le fratture fra Pechino e Canberra continuano ad aggravarsi da quando l’Australia si è fatta promotrice di un’indagine internazionale sulle origini e sulla risposta al coronavirus, un’indagine approvata dall’Assemblea Mondiale della Sanità il mese scorso.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha respinto le accuse di Payne e ha affermato che la Cina non ha mai fatto disinformazione e non è mai stato necessario farlo. Ha aggiunto durante un briefing parlando ai giornalisti: “Molti fatti hanno dimostrato che è la parte australiana ad essere adatta a fare disinformazione non la Cina. Francamente parlando, l’Australia ha condotto manipolazioni politiche sul tema dell’epidemia ignorando i fatti e semplicemente per il proprio interesse politico”.

La ministra Payne la scorsa settimana ha respinto l’avvertimento della Cina ai suoi cittadini di non visitare l’Australia a causa del razzismo legato alla pandemia. La Cina ha anche vietato le esportazioni di carne bovina dai più grandi macelli australiani e ha posto fine al commercio di orzo australiano con tariffe davvero proibitive.

Il ministro del commercio australiano, Simon Birmingham, ha dichiarato di essere deluso dal fatto che la sua controparte cinese non abbia ancora risposto alle sue telefonate, un mese dopo che la Cina ha fissato le tariffe dell’80% sull’orzo australiano.

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