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Corruzione, un’incognita per tutta l’Europa. Ma la soluzione può partire proprio dall’Italia

Corruzione, un’incognita per tutta l’Europa. Ma la soluzione può partire proprio dall’Italia

K metro 0 – Europa – Che la corruzione sia una piaga che colpisce l’Italia, non è certo una novità; come non dovrebbe essere altrettanto nemmeno una novità, il fatto che il raggio di contaminazione causato da questa infezione sociale, non sia da geo-localizzarsi solo in Italia. Certo, i casi da trattare non mancano, e

K metro 0 – Europa – Che la corruzione sia una piaga che colpisce l’Italia, non è certo una novità; come non dovrebbe essere altrettanto nemmeno una novità, il fatto che il raggio di contaminazione causato da questa infezione sociale, non sia da geo-localizzarsi solo in Italia.

Certo, i casi da trattare non mancano, e anche negli ultimi giorni la cronaca italiana ha regalato ulteriori pagine da inserire all’interno dell’Almanacco delle malefatte italiane.

È notizia fresca di giornata, quella che arriva dalla zona del Palermitano, e precisamente da Casteldaccia, Comune siciliano che oggi è stato decimato al vertice, con il complessivo arresto di cinque membri comunali, individuati nelle persone del sindaco Giovanni Di Giacinto, del suo vice Giuseppe Montesanto, dell’Assessore Maria Tomasello e di altri due funzionari. Le imputazioni mosse a loro carico, sono un elenco misto di corruzione e falso in atto pubblico, destinati ad intaccare sia il libero svolgimento delle assegnazioni per i pubblici servizi, e sia a forzare l’iter decisionale in materia di edilizia.

Le azioni contestate venivano infatti perpetrate con lo scopo di favorire determinate cooperative o imprese, nell’aggiudicazione di incarichi pubblici, dietro la corrispettiva assunzione di soggetti segnalati dagli inquilini comunali. Stesso dicasi per i reati contestati con finalità edilizia, con i quali sono state approvate alcune sanatorie da soggetti che non erano più deputati a tale funzione.

Di fatto, la corruzione è una macchia che non risparmia nessuno (sfortunatamente), e quindi dalla Penisola ci spostiamo al piccolo Stato di Malta, che è stato protagonista, nei recenti trascorsi, per aver conosciuto nel suo territorio, il brutale omicidio dinamitardo, perpetrato ai danni della giornalista e blogger maltese, Daphne Caruana Galizia, uccisa con l’utilizzo di un ordigno esplosivo applicato sulla sua vettura, il 16 Ottobre 2017.

Recenti sviluppi, di primo acchito, sembrerebbero dimostrare la probabile collusione del Governo Maltese, con gli esecutori e pianificatori del delitto. Che la giornalista avesse più volte contestato il premier maltese, Muscat, questo è risaputo. Ma è quanto sia venuto fuori da recenti sviluppi, che lascia basiti. Non solo infatti, continuano a pendere le indagini sul capo di Muscat, ma è stato appurato, attraverso uno scoop sul ”Malta Today”, che le rivelazioni di Fenech (l’uomo d’affari che adesso è dietro le sbarre con l’accusa di complicità) riguardo la conoscenza reciproca tra il braccio destro di Muscat, Schembri, e il presunto mediatore con i killer materiali, un certo Melvin Theuma, non fossero pura fantasia, ma che siano addirittura provate da una fotografia che li ritrae insieme. Come se non bastasse, il Premier maltese continua a declinare le acclamate dimissioni da parte dell’opposizione.

Verrebbe quindi da dirsi «chi è senza corruzione, scagli la prima sentenza».

Eppure, recenti sviluppi, questa volta di carattere giuridico, sembrano voler dimostrare l’Italia, proprio come punto di partenza normativo di lotta alla corruzione.

E’ infatti di pochi giorni, una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha riconosciuto la prevalenza giuridica, contro una direttiva europea, di una norma italiana che tutela casi di corruzione o di opacità amministrativa, nei casi di sub-appalti pubblici, che non possono essere decurtati nel loro valore, di oltre il 20% e che le loro prestazioni complessive non possono essere superiori al 30% dell’intera attività prevista.

Due risultanze appaiono chiare, da questa situazione: la prima, sicuramente negativa, ravvisabile nella non corretta stereotipata geolocalizzazione del fenomeno corruttivo, nella sola penisola italiana, ma una presenza purtroppo asfissiante del fenomeno, in tutto il Vecchio Continente; la seconda, sicuramente positiva, è che è proprio dal territorio italiano, forse stanco più degli altri ad essere tacciato di corruzione, che si possa tracciare la via maestra per la lotta al fenomeno tentacolare, ma sicuramente estinguibile, delle attività corruttorie, attraverso l’emulazione e l’apprendimento da parte dei Paesi europei, delle normative all’avanguardia anti-corruzione presenti in Italia.

 

di Emmanuel Giuseppe Colucci Bartone

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