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FaceApp, l’app che invecchia i volti invade il web: sorgono dubbi sull’utilizzo dei dati degli utenti

FaceApp, l’app che invecchia i volti invade il web: sorgono dubbi sull’utilizzo dei dati degli utenti

K metro 0 – Washington – L’ultima tendenza in fatto di applicazioni è quella legata a FaceApp, tramite la quale si può modificare un volto a proprio piacimento. Nel web sta spopolando per la funzionalità che permette di vedersi o vedere qualche amico invecchiato. Tuttavia, negli ultimi giorni sono stati sollevati dubbi sull’utilizzo dei dati

K metro 0 – Washington – L’ultima tendenza in fatto di applicazioni è quella legata a FaceApp, tramite la quale si può modificare un volto a proprio piacimento. Nel web sta spopolando per la funzionalità che permette di vedersi o vedere qualche amico invecchiato. Tuttavia, negli ultimi giorni sono stati sollevati dubbi sull’utilizzo dei dati degli utenti e della questione della privacy.

FaceApp è stata sviluppata da Wireless Lab, un’azienda con base a San Pietroburgo. Sul sito ufficiale si legge che al momento l’applicazione conta più di 80 milioni di utenti attivi. L’amministratore delegato, Yaroslav Goncharov, è un ex dirigente di Yandex, meglio noto come il “Google russo”.  L’applicazione è stata messa sul mercato nel 2017 ed è finita sui giornali un anno dopo quando i filtri ‘etnici’ sono stati rimossi dopo l’accusa di razzismo da parte degli utenti. Ultimamente, soprattutto con l’aumento repentino degli utilizzatori, si è notato come non venga spiegato adeguatamente il processo che porta alla modifica della foto. Le immagini infatti non sono ‘processate’ direttamente sullo smartphone dell’utente ma vengono inviate a un server esterno. Inoltre, non è ancora chiaro come vengano gestiti i dati personali oppure come possano essere eliminati i contenuti inviati dopo l’utilizzo. Molti di questi aspetti sono racchiusi all’interno nella nota inviata dal senatore statunitense, Chuck Schumer, all’FBI e alla Federal Trade Commission nella quale chiede di aprire un’indagine su FaceApp. L’applicazione, come sottolinea Schumer, richiede il consenso pieno e irrevocabile degli utenti per accedere alle foto e ai dati personali ma questo potrebbe “mettere a rischio la sicurezza nazionale e la privacy di milioni di cittadini”. Il Comitato Nazionale Democratico ha chiesto ai candidati del partito per le presidenziali del 2020 di non utilizzare FaceApp, visto il Paese di provenienza. Il responsabile della sicurezza della DNC, Bob Lord, ha inoltre pregato agli stessi e al proprio staff di disinstallare immediatamente l’applicazione. Al momento non ci sono prove che i dati degli utenti vengano utilizzati dal governo russo. Il timore è che si possa ripetere quanto successo durante le presidenziali del 2016. Si pensa infatti che la candidatura dell’attuale presidente USA, Donald Trump, fu sostenuta dalla Russia. In quell’occasione persone legate al Cremlino avrebbero passato a Wikileaks le e-mail hackerate del Partito democratico e alcune in cui, la sfidante Hillary Clinton, diceva di essere “lontana dalla classe media.

Anche in Europa ci si sta interrogando sul meccanismo che c’è dietro FaceApp e dei rischi per gli utenti. La Polonia, infatti, il ministero degli Affari digitali sta analizzando cosa comporti l’utilizzo dell’applicazione a livello di sicurezza, nonostante le dichiarazioni degli sviluppatori. “Da giorni in Polonia e in tutto il mondo, i social sono stati invasi da questa ondata di foto modificate”, si legge nella nota pubblicata sul sito del ministero. “Alcuni esperti hanno sottolineato come la privacy degli utenti non sia adeguatamente garantita”.

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