Regno Unito: Starmer tenta di sbloccare il piano di investimenti per la difesa

Regno Unito: Starmer tenta di sbloccare il piano di investimenti per la difesa

K metro 0 – Londra – Il primo ministro britannico, Keir Starmer, proverà oggi a rompere lo stallo sul piano di investimenti per la difesa, rinviato più volte, mentre i funzionari governativi esaminano soluzioni creative per superare un divario di finanziamento plurimiliardario che grava sulle forze armate del Regno Unito. Secondo fonti a conoscenza dei

K metro 0 – Londra – Il primo ministro britannico, Keir Starmer, proverà oggi a rompere lo stallo sul piano di investimenti per la difesa, rinviato più volte, mentre i funzionari governativi esaminano soluzioni creative per superare un divario di finanziamento plurimiliardario che grava sulle forze armate del Regno Unito. Secondo fonti a conoscenza dei fatti riprese dal quotidiano “Financial Times”, il premier riunirà i suoi consiglieri per cercare di far avanzare il piano strategico, con ulteriori incontri già previsti nelle prossime settimane, riporta Nova.

Il documento, atteso per lo scorso autunno, dovrebbe chiarire come il governo intenda finanziare la revisione strategica della difesa, pubblicata lo scorso giugno. Le raccomandazioni contenute nella revisione strategica comportano costi pari ad almeno 67,6 miliardi di sterline (78 miliardi di euro) fino alla fine degli anni Trenta, secondo stime già diffuse e valutazioni di esperti del settore sulle nuove misure annunciate.

Secondo le fonti del quotidiano, a Whitehall sono ora in corso lavori per esplorare possibili opzioni per colmare un “buco” nei finanziamenti alla difesa che potrebbe arrivare fino a 28 miliardi di sterline (oltre 32 miliardi di euro) nel prossimo decennio.

Tra le opzioni ci sono partnership pubblico-private, una possibile banca multilaterale per la difesa e un allentamento delle regole fiscali. Il Tesoro, però, si oppone, ribadendo che le regole sono “non negoziabili”. Senza nuovi fondi, il ministero della Difesa rischia tagli ai programmi esistenti. A pesare anche le pressioni politiche interne e le recenti minacce del presidente Usa, Donald Trump, agli alleati Nato, che rendono politicamente delicata qualsiasi riduzione della spesa militare.

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