K metro 0 – Gaza – L’esercito israeliano è tornato a colpire la Striscia di Gaza all’alba con una serie di attacchi condotti da droni su Gaza City e Khan Younis. Secondo quanto riferito dai media palestinesi, il bilancio provvisorio è di oltre 30 palestinesi uccisi, tra cui almeno sette bambini, e 32 feriti, alcuni
K metro 0 – Gaza – L’esercito israeliano è tornato a colpire la Striscia di Gaza all’alba con una serie di attacchi condotti da droni su Gaza City e Khan Younis. Secondo quanto riferito dai media palestinesi, il bilancio provvisorio è di oltre 30 palestinesi uccisi, tra cui almeno sette bambini, e 32 feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche. Il numero delle vittime potrebbe aumentare nelle prossime ore, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di dispersi.
Si tratta di uno degli attacchi più sanguinosi dall’entrata in vigore della tregua, lo scorso ottobre. Le ultime sette vittime sono state registrate nella stazione di polizia del quartiere Sheikh Radwan, a Gaza City, colpita da un missile israeliano. Una fonte dell’obitorio dell’ospedale Shifa ha confermato che tra i morti vi sono tre poliziotte e quattro detenuti. Un agente sopravvissuto all’attacco ha riferito che circa venti persone potrebbero essere rimaste intrappolate sotto le macerie.
Nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, la violenza nei territori palestinesi prosegue da mesi, con Israele e Hamas che continuano ad accusarsi reciprocamente di violare la tregua. Anche in questa occasione le versioni fornite dalle parti sono divergenti. L’Idf sostiene di aver colpito quattro comandanti di Hamas e della Jihad Islamica, oltre a un deposito di armi, un sito di produzione bellica e due postazioni di lancio di razzi.
Di contro, Hamas, afferma che i raid israeliani hanno colpito obiettivi civili, tra cui una stazione di polizia, un appartamento residenziale a Gaza City – dove sarebbero morti tre bambini, la madre e una parente – e alcune tende di sfollati a Khan Younis.
Hamas ha duramente condannato gli attacchi, definendoli un tentativo di “minare il cessate il fuoco” e ha chiesto ai mediatori internazionali, in particolare agli Stati Uniti, un intervento immediato. Intanto Medici Senza Frontiere ha annunciato che non fornirà a Israele l’elenco del proprio personale, temendo per la sicurezza degli operatori. Una decisione che potrebbe portare all’espulsione dell’organizzazione dalla Striscia, con gravi conseguenze per l’assistenza umanitaria alla popolazione civile.













