K metro 0 – Ankara – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha proposto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’organizzazione di un vertice trilaterale tra Turchia, Stati Uniti e Iran con l’obiettivo di ridurre le tensioni regionali e scongiurare una possibile escalation militare. La proposta è stata avanzata nel corso di un colloquio telefonico
K metro 0 – Ankara – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha proposto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’organizzazione di un vertice trilaterale tra Turchia, Stati Uniti e Iran con l’obiettivo di ridurre le tensioni regionali e scongiurare una possibile escalation militare.
La proposta è stata avanzata nel corso di un colloquio telefonico tra i due leader, dedicato in larga parte al confronto tra Washington e Teheran. Secondo quanto riportato dalla stampa turca, Erdogan ha sottolineato la necessità di affrontare la crisi con l’Iran sul piano diplomatico, prima che il confronto possa degenerare in uno scontro armato, proponendo che l’incontro si svolga con il coinvolgimento diretto della Turchia. Il presidente turco avrebbe suggerito una riunione al massimo livello, alla quale potrebbero partecipare Trump, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ed Erdogan stesso.
Sempre secondo le ricostruzioni, Trump – riferisce Nova – avrebbe accolto con interesse la proposta, senza tuttavia fornire una risposta definitiva. Restano al momento da chiarire le modalità dell’eventuale vertice, che potrebbe tenersi in presenza o in formato virtuale, così come tempi e sede. L’iniziativa diplomatica di Ankara si inserisce in una fase di intensa attività regionale. Nelle stesse ore, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha avuto un contatto telefonico con il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, atteso proprio domani in Turchia per approfondire i dossier bilaterali e regionali. Secondo fonti turche, l’obiettivo dichiarato di Ankara è scongiurare una nuova guerra e riportare il confronto tra Stati Uniti e Iran su un terreno di dialogo, limitando i rischi di destabilizzazione per il Medio Oriente e per la sicurezza regionale.
Nel frattempo, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov ha dichiarato in una conferenza stampa che il potenziale negoziale riguardo alla situazione attorno all’Iran è tutt’altro che esaurito. “È ovvio che il potenziale negoziale è tutt’altro che esaurito. E, naturalmente, dato che è tutt’altro che esaurito, è necessario concentrarsi innanzitutto sui meccanismi negoziali”, ha detto Peskov ai giornalisti. Secondo il portavoce, “qualsiasi azione di forza può solo creare caos nella regione, portare a conseguenze molto pericolose in termini di destabilizzazione del sistema di sicurezza”.
Intanto, alti funzionari della difesa e dell’intelligence di Israele e Arabia Saudita si trovano questa settimana a Washington per consultazioni con l’amministrazione Trump sul dossier iraniano e sulle possibili opzioni statunitensi nei confronti di Teheran. Lo riferisce il sito “Axios”, citando fonti statunitensi e regionali. Secondo quanto riportato, la delegazione israeliana include il capo della Direzione dell’intelligence delle Forze di difesa israeliane, Shlomi Binder, che avrebbe condiviso con interlocutori del Pentagono, della Cia e della Casa Bianca informazioni di intelligence su potenziali obiettivi in Iran. I colloqui si sarebbero svolti tra martedì e mercoledì. Parallelamente, il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman, fratello del principe ereditario Mohammed bin Salman, è impegnato a Washington in incontri con il segretario di Stato Marco Rubio e con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff. Secondo le fonti, Riad starebbe spingendo per evitare un conflitto aperto e privilegiare canali diplomatici.
Nei giorni scorsi, il principe ereditario saudita avrebbe inoltre assicurato al presidente iraniano Masoud Pezeshkian che l’Arabia Saudita non consentirà l’uso del proprio spazio aereo o territorio per operazioni militari contro l’Iran.
Secondo fonti citate dai media statunitensi, Trump starebbe valutando diverse opzioni, incluse azioni militari mirate, mentre la presenza simultanea di interlocutori israeliani e sauditi a Washington evidenzia la delicatezza della fase e la ricerca di un coordinamento regionale.













