Spazio: l’uomo torna sulla Luna dopo cinquant’anni

Spazio: l’uomo torna sulla Luna dopo cinquant’anni

K metro 0 – Washington – Per la prima volta in oltre mezzo secolo, gli esseri umani si preparano a tornare sulla Luna. La missione Artemis II della NASA, prevista per il 6 febbraio di quest’anno, invierà quattro coraggiosi astronauti in un viaggio intorno alla Luna, prima di tornare nell’atmosfera terrestre a una velocità record di

K metro 0 – Washington – Per la prima volta in oltre mezzo secolo, gli esseri umani si preparano a tornare sulla Luna. La missione Artemis II della NASA, prevista per il 6 febbraio di quest’anno, invierà quattro coraggiosi astronauti in un viaggio intorno alla Luna, prima di tornare nell’atmosfera terrestre a una velocità record di circa 40.000 km/h.

A bordo ci saranno Rid Whisman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen (quest’ultimo dell’Agenzia spaziale canadese); l’equipaggio è già entrato nella fase di quarantena operativa, passaggio obbligato per garantire la sicurezza sanitaria prima di una missione di questo livello. La spedizione avrà una durata di circa dieci giorni e prevede un sorvolo completo del nostro satellite naturale, una manovra gravitazionale attorno alla Luna e un rientro sulla Terra senza ulteriori accensioni dei motori, sfruttando esclusivamente le traiettorie orbitali

Artemis II è la seconda missione del programma Artemis della NASA, lanciato nel 2017 per riportare l’uomo sulla Luna e, in futuro, inviare astronauti su Marte. Fornirà dati importanti che saranno utilizzati per future missioni lunari. Segue così Artemis I, un volo di prova senza equipaggio che ha orbitato con successo intorno alla Luna alla fine del 2022.

Prima del decollo, è prevista la prova finale: una simulazione di tutte le operazioni pre-lancio, incluso il rifornimento totale del vettore con ossigeno liquido e idrogeno liquido, oltre al conto alla rovescia integrale. A quel punto l’unico vero fattore esterno sarà rappresentato dalle condizioni meteorologiche

Artemis è un programma del tutto diverso dal glorioso Apollo degli anni ’70 del secolo scorso, commenta Ilsole24ore.com. Questa volta, infatti, si tratta di aprire la strada al ritorno sulla Luna per restarci, costruire abitazioni, strade, laboratori, piste di atterraggio e decollo e perfino di aprire miniere per estrarre materiali preziosi per le tecnologie terrestri. Far partire insomma una vera e propria economia lunare aperta sempre più ai privati e capace di autosostenersi.

Il volo non è un traguardo, ma un ponte verso il futuro. Se la missione avrà successo, il ritorno dell’uomo sulla superficie lunare è già previsto per il 2028, aprendo la strada a una presenza umana stabile, a nuove infrastrutture scientifiche e a una visione strategica dello spazio come ambiente operativo e non più solo esplorativo, scrive Notiziegeopolitiche.it.

In tutto il 2026 ci sarà un susseguirsi di allunaggi da parte di operatori privati, fra cui Jeff Bezos in testa con il suo lander Blue Moon, che tenteranno di arrivare sia nella faccia che vediamo noi dalla Terra che dall’altra parte, dove finora solo la Cina è riuscita ad allunare, nel 2019.

Oltre al complesso programma Artemis, nel 2026 sulla Luna è previsto il nuovo mezzo cinese Chang’e 7, e delle imprese private americane, che proveranno sul campo i loro mezzi, dei lander lunari di cui ci sarà bisogno in un prossimo futuro, se andrà in porto la visione “privata” del business lunare. Si tratta di IM-3, di Intuitive Machines, con il suo lander Nova-C; Blue Ghost di Firefly, che vuole avventurarsi sul lato nascosto del nostro satellite, e Griffin di Astrobotic Technology verso il Polo sud.

Il viaggio di Artemis II è abbastanza complesso: verrà posto in un’orbita terrestre alta, in cui resterà per ore per eseguire il controllo di tutti i sistemi di bordo, poi, dopo un giorno circa, effettuerà con il solo motore della capsula Orion, la manovra per andare verso la Luna. Da lì circumnavigherà il nostro satellite e tornerà sulla Terra, ammarando nel Pacifico. È previsto il test del pilotaggio manuale, il controllo dei supporti vitali, di alimentazione e navigazione della capsula Orion, che finora ha sempre mantenuto le promesse.

Il vero convitato di pietra, però, è il grande e nuovissimo vettore SpaceShip, di SpaceX, che ha subito molti ritardi, molti insuccessi e ora sembra essere a posto. Di fatto è l’elemento essenziale per il complesso programma Artemis che prevede decine di lanci all’anno verso la Luna, per trasportare astronauti e materiali indispensabili, e anche i grandi pezzi per la nuova stazione spaziale cislunare, il Lunar Gateway, che deve fare da trait d’union fra Luna e Terra.

Lì arriveranno in futuro gli astronauti prima di scendere sul nostro satellite, e ci ritorneranno per un ciclo di riposo e lavoro e per rientrare sulla Terra. Il primo volo con SpaceShip sarà quello di Artemis III, quindi quello immediatamente successivo, ma se il razzo ha creato ritardi, questi si stanno riversando sulla parte “Ship”, ovvero quella che deve arrivare sulla Luna, far scendere gli astronauti e poi riportarli via dal suolo lunare. Artemis III è poi molto complicata perché prevede per Starship la necessità di rifornirsi in orbita, da serbatoi portati lì prima, sempre coi vettori di SpaceX.

Artemis II ha un peso politico e strategico significativo. L’invio di esseri umani oltre l’orbita terrestre bassa richiede impegni di finanziamento a lungo termine, tecnologie affidabili e un sostegno politico costante, come fa notare Euronews.

Si tratta di una pietra miliare fondamentale per la NASA e il programma Artemis, perché sarà la prima volta che un equipaggio umano vedrà il lato nascosto della Luna, e rappresenta un traguardo importantissimo nell’obiettivo finale della NASA di riportare due piedi, piedi umani, sulla superficie lunare”, ha affermato John Pernet-Fisher, ricercatore presso l’Università di Manchester.

La partecipazione del Canada sottolinea la natura internazionale del programma Artemis, che ora comprende più di 60 paesi. Poco dopo il lancio, l’equipaggio inizierà a testare i sistemi di supporto vitale dell’Orion, tra cui quelli per l’aria, l’acqua e la sicurezza. Sarà anche la prima volta che gli astronauti testeranno un sistema di servizi igienici per lo spazio profondo, un notevole miglioramento rispetto all’era Apollo, quando gli equipaggi facevano affidamento sui cosiddetti “tubi di scarico”.

Red/S.D125

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