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L’estremismo secondo Sunak, una  ridefinizione controversa

L’estremismo secondo Sunak, una  ridefinizione controversa

K metro 0 – Londra – Il governo britannico ha  annunciato, una nuova definizione di “estremismo”, che prima ancora della sua pubblicazione, il 14 marzo scorso, ha sollevato un vespaio di polemiche. E rischia di creare ulteriori divisioni scatenando le proteste di attivisti e associazioni che temono di diventare il bersaglio del governo. La nuova

K metro 0 – Londra – Il governo britannico ha  annunciato, una nuova definizione di “estremismo”, che prima ancora della sua pubblicazione, il 14 marzo scorso, ha sollevato un vespaio di polemiche. E rischia di creare ulteriori divisioni scatenando le proteste di attivisti e associazioni che temono di diventare il bersaglio del governo. La nuova definizione, presentata dal ministro per le Comunità Michael Glove, permetterà in effetti di inserire nella lista nera dell’antiterrorismo associazioni considerate vicine a Stati “ostili”, alle quali non sarà consentito ricevere finanziamenti governativi.

La nuova definizione indica come estremista qualsiasi forma di “promozione o incoraggiamento della violenza, dell’odio o dell’intolleranza”. E vuol essere una risposta a un’ondata di denunce di antisemitismo e incitamento all’odio anti-musulmano. Ma anche all’ aumento della radicalizzazione in Gran Bretagna dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre scorso che ha innescato la guerra e l’invasione israeliana di Gaza.

Nel mirino di Glove, già concorrente di Boris Jhonson alla guida dei Tory nel 2019, ci sono due gruppi di estrema destra: il British national socialist movement, (i neonazisti britannici) e la Patriotic alternative, un movimento suprematista bianco, islamofobo e antisemita, che fa sempre più proseliti online. Ed ha anche diffuso volantini che chiedevano di vietare il cibo kosher (basato sui precetti della religione ebraica) e halal (quelli leciti secondo la legge islamica)..

E quattro sigle legate alla  comunità islamica: la branca britannica dei Fratelli musulmani, la Muslim Association of Britain (Mab), l’ong Mend (che denuncia atteggiamenti anti-musulmani attribuiti ai media), l’ong Cage,  da anni sostenitrice dei diritti dei  prigionieri palestinesi, iracheni, afghani nella base americana di Guantanamo.

Il governo ha definito l’estremismo come il sostegno a “un’ideologia basata sulla violenza, l’odio o l’intolleranza” che mira a distruggere i diritti e le libertà degli altri o a “minare, ribaltare o sostituire il sistema britannico di democrazia parlamentare liberale e diritti democratici”.

Glove ha sottolineato in particolare le minacce provenienti dall’estrema destra e dagli “estremisti islamici che cercano di separare i musulmani dal resto della società e creare divisione all’interno delle comunità musulmane”.

Nel Regno Unito hanno trovato posto, storicamente, tutte le tendenze dell’Islam mondiale: sunniti e sciiti, intransigenti e liberali, conservatori e riformisti. E questo rende rischiose le generalizzazioni negative. Secondo i critici dello zelo definitorio di Glove, etichettare  gruppi non violenti come estremisti potrebbe minare la libertà di parola e di culto, o rischiare di prendere di mira ingiustamente alcune persone, come i musulmani, e creare ulteriori divisioni.

Si prevede che le autorità pubblicheranno un elenco di tali organizzazioni nelle prossime settimane. Ma il governo, come riportano  Jill Lawless e Sylvia Hui, della BBC, dichiara che le nuove linee guida non criminalizzeranno né metteranno al bando alcuna organizzazione.

Gruppi islamici e associazioni per le libertà civili temono, tuttavia, che la nuova definizione di estremismo possa essere utilizzata in modo sproporzionato sui musulmani.

Qari Asim, presidente del comitato consultivo delle moschee e degli imam, ha dichiarato alla BBC, che la definizione proposta potrebbe non essere applicata in modo coerente nella nostra società”. E il Consiglio musulmano della Gran Bretagna ha avvertito che le proposte sono “antidemocratiche, divisive e potenzialmente illegali” e “potrebbero comportare la definizione di organizzazioni musulmane consolidate come estremiste”.

Anche arcivescovi della Chiesa d’Inghilterra, oppositori del diritto di aborto e attivisti hanno criticato i piani del governo, avvertendo che la nuova definizione di estremismo minaccia il diritto al culto e alla protesta pacifica.

Ma il primo ministro Rishi Sunak non ha cambiato idea dopo la conferenza stampa improvvisata davanti a Downing Street il primo marzo scorso per denunciare “uno scioccante aumento di disordini e criminalità estremisti”.

Sunak ha deciso di agire dopo altri due recenti episodi “inquietanti”. Lo slogan “Dal fiume al mare” (invito alla cancellazione dello stato di Israele…) proiettata addirittura sul Big Ben (la campana della torre dell’orologio di Westminister), nell’impunità totale della polizia e la successiva vittoria, giudicata “spaventosa” dallo stesso Sunak, del populista antisionista George Galloway all’elezione suppletiva di Rochdale, poco fuori Manchester, dopo una campagna tutta per Gaza e feroce contro Israele.

Le segnalazioni di abusi sia antisemiti che anti-musulmani in Gran Bretagna sono aumentate dopo  l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre, che ha innescato la guerra e l’invasione israeliana di Gaza.

Le successive proteste di massa filo-palestinesi hanno attirato centinaia di migliaia di persone nel centro di Londra per chiedere un cessate il fuoco. Proteste prevalentemente pacifiche, anche se ci sono state decine di arresti per cartelli e canti che, secondo la polizia, mostravano sostegno ad Hamas, un’organizzazione vietata in Gran Bretagna. La polizia ha anche arrestato alcuni contro-manifestanti di destra e li ha accusati di incitamento all’odio razziale.

Le organizzazioni ebraiche e molti legislatori affermano che le marce di massa hanno creato un’atmosfera intimidatoria per gli ebrei londinesi, sebbene anche membri della comunità ebraica siano stati tra quelli che hanno partecipato alle marce a favore del cessate il fuoco.

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