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Repubblica Dominicana: piantare alberi contro la crisi idrica

Repubblica Dominicana: piantare alberi contro la crisi idrica

K metro 0 – Santo Domingo – Le foreste della Repubblica Dominicana vengono abbattute per far posto ai pascoli, con gravi conseguenze anche sull’approvvigionamento idrico.  Piantare nuovi alberi è una soluzione naturale alla crisi idrica? Questa è la domanda posta da Lucy Sherriff della BBC, nel suo recente reportage sul tormentato paese caraibico a est 

K metro 0 – Santo Domingo – Le foreste della Repubblica Dominicana vengono abbattute per far posto ai pascoli, con gravi conseguenze anche sull’approvvigionamento idrico.  Piantare nuovi alberi è una soluzione naturale alla crisi idrica? Questa è la domanda posta da Lucy Sherriff della BBC, nel suo recente reportage sul tormentato paese caraibico a est  di Hispaniola, un isola delle Grandi Antille tra Cuba  e Giamaica,  che divide con Haiti.  

10 milioni di abitanti, per lo più giovani e mulatti, di origine africana ed europea, la Repubblica Domenicana è nota  per le spiagge, i resort e il golf.  Ma dietro il fascino di spiagge bianche, acque azzurre, palme, sole, vegetazione lussureggiante e luoghi incontaminati, c’è la realtà di una crisi idrica  che l’aumento  della domanda di acqua da parte dei settori turistico, minerario e agricolo ha reso drammatica.  

A Santo Domingo, nella capitale, capita sempre più spesso che i residenti restino senz’acqua per molti giorni. E ovunque, molte persone devono fare affidamento sull’acqua in bottiglia o sulle cisterne perché l’accesso a forniture potabili e sicure è inaffidabile.

Storicamente, il paese ha beneficiato di abbondanti riserve naturali di acqua. Ma la crescita economica e demografica stanno esercitando una forte pressione sulle risorse idriche.

Decenni di deforestazione per far posto al pascolo del bestiame, uragani che distruggono sistemi fognari e infrastrutture già fragili e una cattiva gestione delle risorse idriche hanno portato il paese a vivere una crisi idrica mai vista prima. “Gli animali stanno morendo, i raccolti diminuiscono. Costruire una diga per conservare le riserve idriche non è sufficiente: abbiamo bisogno che la natura fornisca acqua e che si ricostruisca l’ecosistema”, spiega Francisco Núñez, un esperto di conservazione delle acque e del suolo.

Di tutta l’acqua sulla Terra, solo lo 0,5% è acqua dolce disponibile per uso industriale, agricolo e domestico. Si trova nelle falde acquifere sotterranee, nei laghi d’acqua dolce e nei fiumi,  aree vitali minacciate dalla deforestazione, dal degrado degli habitat e dall’espansione delle città. Sebbene l’America Latina abbia il maggior numero di fonti d’acqua al mondo, 36 milioni di persone nella regione non hanno accesso all’acqua potabile pulita.

Per far fronte a questa piaga, “The Nature Conservancy”, la ONG di Núñez, ha puntato su progetti che partono proprio   dall’inizio dell’ecosistema spartiacque, a 3.030 km di altitudine nella Cordillera Central delle Ande, nota anche come Madre de las Aguas (Madre delle Acque). Circa l’80% della popolazione della Repubblica Dominicana dipende dall’acqua di questa zona,  un tempo ricoperta da una vegetazione verde e lussureggiante, e ora gravemente degradata. con strade che attraversano “Se vogliamo risolvere la crisi idrica,   dobbiamo ricostruire i bacini idrografici”, sostiene  Núñez.

La sua ONG ha così proposto ai piccoli agricoltori di queste aree rurali di piantare colture di caffè o cacao, che   aiutano entrambe a prevenire l’erosione del suolo, migliorano la ritenzione idrica nello spartiacque e  hanno anche un grande valore economico, poiché il paese è un importante esportatore di cacao biologico equo e solidale.

Oltre a piantare caffè e cacao, la ONG favorisce anche la semina di altre piante per proteggere queste colture e aiutarle a crescere. E grazie a questa pratica di agroforestazione, si è scoperto anche che la tecnica migliora la resilienza dell’acqua, poiché gli alberi attirano l’acqua dal terreno e la rilasciano nell’atmosfera sotto forma di vapore attraverso un processo di traspirazione, che porta alle precipitazioni locali.

All’inizio è stato difficile convincere gli agricoltori, ma poi, visti i buoni risultati, nessuno si è ritirato dal progetto, che ha favorito il ripristino di oltre 3.000 ettari di ecosistemi produttori di acqua.

La buona gestione dello spartiacque in montagna può avere un impatto positivo anche sugli abitanti della città. “La sicurezza idrica è estremamente importante per il loro sostentamento: fino al 40% delle famiglie spende il 12% del proprio reddito in acqua in bottiglia, mentre sei famiglie urbane su 10 segnalano una fornitura idrica intermittente.

La qualità dell’acqua è importante tanto quanto la quantità disponibile. Due terzi delle case dominicane non dispongono di collegamenti fognari che trattano le acque reflue e ciò porta alla contaminazione delle acque sotterranee. Nella capitale, che ha il più alto tasso di acqua trattata, viene trattato solo il 28%.

Si è iniziato così a costruire zone umide artificiali per trattare in modo naturale le acque reflue nelle zone rurali e suburbane.

Questi sistemi di filtraggio naturale, costruiti utilizzando strati di sabbia e ghiaia e piante autoctone come il vetiver, riducono gli inquinanti fino al 98% senza utilizzare alcun tipo di prodotto chimico né consumare elettricità. L’acqua, assorbita dalle vasche scavate manualmente e drenata attraverso un tubo (una volta filtrata attraverso gli strati di sedimento) ritorna poi ai fiumi o viene utilizzata per irrigare progetti comunitari di coltivazione su piccola scala.

Il governo, intanto, ha avviato riforme politiche per correggere la cattiva gestione dell’acqua. E ha proposto l’istituzione di un’Autorità nazionale per l’acqua, che definisca le linee guida per la gestione delle risorse idriche.

I primi risultati di tutte queste misure suggeriscono che l’approccio funziona. I  terreni  sottoposti a un attento restauro sono nettamente diversi da quelli abbandonati a se stessi: alberi sani e con ampie chiome punteggiano il paesaggio; i ruscelli sono scorrevoli e limpidi, con vegetazione che costeggia le rive; erba verde rigogliosa copre le colline: un notevole miglioramento rispetto alle condizioni aride e secche di dieci anni fa.

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