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Schengen, l’Ue si avvicina all’approvazione del profiling razziale

Schengen, l’Ue si avvicina all’approvazione del profiling razziale

K metro 0 – Londra – La proposta di riforma del Codice delle frontiere di Schengen potrebbe legalizzare ed espandere i controlli mirati sulle comunità razziali. Gli Stati membri sarebbero così autorizzati a usare la violenza quando gruppi più numerosi di persone tentano di attraversare i loro confini, scrive Michele LeVoy, direttore della Piattaforma per

K metro 0 – Londra – La proposta di riforma del Codice delle frontiere di Schengen potrebbe legalizzare ed espandere i controlli mirati sulle comunità razziali. Gli Stati membri sarebbero così autorizzati a usare la violenza quando gruppi più numerosi di persone tentano di attraversare i loro confini, scrive Michele LeVoy, direttore della Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti senza documenti (Picum). Ne riferisce Euractiv.

Una ricerca dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali ha già dimostrato in effetti che la polizia tende a fermare per i controlli sulla base di caratteristiche razziali, etniche o religiose, parametri discriminatori, dunque, in contrasto con le leggi europee e internazionali. L’anno scorso, ad esempio, una corte d’appello olandese ha proibito alla polizia dei Paesi Bassi di utilizzare la profilazione razziale come base per selezionare le persone da sottoporre a controlli di identità alle frontiere.

Il Codice delle frontiere Schengen era un tempo il cardine della libertà di circolazione in Europa. Ora sta diventando un altro strumento nelle mani dei leader dell’Ue che vogliono reprimere i migranti. Durante i negoziati, il Consiglio ha introdotto nel testo una nuova disposizione che consente agli Stati membri di adottare qualsiasi misura necessaria per preservare “la sicurezza, la legge e l’ordine”, se un gran numero di migranti tenta di entrare nel Paese in modo irregolare “in massa e con la forza”.

La disposizione permetterebbe dunque l’adozione di misure violente di controllo delle frontiere simili a quelle già viste in Spagna e Polonia, che hanno provocato la morte di migranti. L’accordo sulla riforma di Schengen consentirà pertanto la reintroduzione dei controlli interni, in caso di “movimenti non autorizzati su larga scala di cittadini di Paesi terzi” tra gli Stati membri. Il testo prevede anche l’uso di tecnologie di monitoraggio e sorveglianza delle frontiere, come droni e sensori di movimento, per impedire gli attraversamenti.

Inoltre, gli Stati membri potrebbero aumentare le attività di polizia e persino chiudere temporaneamente i valichi di frontiera in situazioni di cosiddetta “strumentalizzazione della migrazione”. Questo concetto, presente anche nel tanto criticato Patto sulla migrazione, si riferisce a una situazione in cui uno Stato membro sostiene che un Paese non appartenente all’Ue stia spingendo i migranti verso un confine esterno dell’Ue per motivi politici.

Secondo le nuove norme proposte, insomma, se i cittadini di Paesi terzi privi di permesso di soggiorno vengono fermati “nelle zone di frontiera”, potrebbero essere inviati direttamente nel Paese dell’Ue da cui le autorità presumono provengano, senza alcuna valutazione individuale. Una persona può essere trattenuta in attesa del trasferimento, che dovrebbe avvenire entro 24 ore.

Coloro che fanno ricorso contro questa procedura non riceveranno alcuna assistenza legale e potranno essere trasferiti in attesa di una decisione sul loro ricorso. Questa disposizione è molto ampia e può potenzialmente includere persone fermate alle stazioni dei treni o degli autobus, e persino nelle città vicine ai confini interni. Tali trasferimenti violerebbero la giurisprudenza consolidata dei tribunali di Italia, Slovenia e Austria, che si sono pronunciati contro i trasferimenti a catena tra gli Stati membri.

La detenzione automatica e i trasferimenti interni si applicheranno anche ai minori, provvedimento ritenuto illegale dai tribunali. Tuttavia, il Parlamento europeo voleva proteggere i minori da queste misure. Il testo finale consentirà invece di trasferirli, con un semplice invito agli Stati membri a “considerare l’interesse superiore del minore” in conformità con le leggi nazionali.

di Sandro Doria

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