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AI, l’Ue non deve aspettare la legge per agire

AI, l’Ue non deve aspettare la legge per agire

K metro 0 – Bruxelles – Max von Thun è direttore per l’Europa di Open Markets Institute, un think tank anti-monopolio che punta a promuovere una maggiore collaborazione transatlantica nella lotta al potere monopolistico. Alla fine dello scorso anno, i negoziatori hanno finalmente trovato un accordo sulla legge sull’Intelligenza Artificiale dopo molti mesi di difficile

K metro 0 – Bruxelles – Max von Thun è direttore per l’Europa di Open Markets Institute, un think tank anti-monopolio che punta a promuovere una maggiore collaborazione transatlantica nella lotta al potere monopolistico. Alla fine dello scorso anno, i negoziatori hanno finalmente trovato un accordo sulla legge sull’Intelligenza Artificiale dopo molti mesi di difficile trattative.

All’Unione europea va così il merito di aver approvato il primo serio sforzo al mondo per imporre barriere vincolanti sull’AI, compresi i modelli di fondazione al momento al centro dell’attenzione. Tuttavia l’AI Act richiederà ancora anni per avere un impatto significativo. Gli obblighi previsti dalla legge per i sistemi di intelligenza artificiale per scopi generali entreranno in vigore non prima della metà del 2025, mentre la maggior parte delle sue disposizioni si applicherà solo a partire dalla metà del 2026.

Data la velocità e la scala con cui l’intelligenza artificiale si sta sviluppando e diffondendo, l’Europa non può aspettare l’applicazione dell’AI Act per agire. Questa corsa agli “armamenti” dell’AI guidata dalle Big Tech sta già amplificando molti degli attuali danni online, tra cui la disinformazione, la pubblicità di sorveglianza, la condotta anticoncorrenziale e la violazione del copyright e della privacy. Ma è anche probabile che ne crei di nuovi, poiché la promessa di questa nuova tecnologia è distorta da una struttura di mercato monopolistica e dai modelli di business tossici di pochi “guardiani” effettivi.

La buona notizia è che Bruxelles non ha bisogno di aspettare l’AI Act per iniziare a plasmare in meglio il futuro della tecnologia. Possiede già strumenti potenti che potrebbe utilizzare fin da ora per promuovere un ecosistema dell’AI più equo, sicuro e aperto. Questi strumenti includono i suoi ampi poteri di polizia su fusioni, condotte monopolistiche, accordi anticoncorrenziali e la recente introduzione del Digital Markets Act (DMA).

Si pensi infatti alle lucrose partnership e agli investimenti che i giganti tecnologici utilizzano per neutralizzare o cooptare i potenziali concorrenti. La partnership da 13 miliardi di dollari di Microsoft con OpenAI è l’esempio di maggior rilievo di questa tattica, ma non è certo l’unico. Amazon e Google hanno investito in tutto circa 6 miliardi di dollari in Anthropic, mentre Nvidia sta finanziando società come Inflection e Cohere. Se non contrastati, questi accordi minacciano di accelerare la concentrazione nell’AI, di indebolire l’innovazione e di lasciare alle imprese e ai consumatori una scelta più limitata.

Visti i precedenti delle Big Tech nell’uso di pratiche anticoncorrenziali per mettere all’angolo e dominare le tecnologie digitali emergenti, non dovremmo sorprenderci di vederle usare le stesse tattiche per l’AI. Anche in questo caso, l’Ue ha già molti modi per reagire. L’articolo 102 del TFUE consente alla Commissione di indagare su comportamenti abusivi da parte di imprese dominanti, che quasi certamente rientrano negli esempi sopra citati. Se tale comportamento viene dimostrato, la Commissione può adottare misure energiche, tra cui obbligare le aziende a cedere attività e divisioni aziendali.

È qui che entra in gioco la DMA, anch’essa concepita come risposta ai fallimenti dell’applicazione tradizionale delle norme antitrust. A differenza di quest’ultima, essa non richiede prove conclusive di una condotta monopolistica, ma si limita a imporre o vietare pratiche specifiche per le piattaforme digitali dominanti designate come guardiani ai sensi della normativa.

Un’applicazione lungimirante della DMA, unita a una solida applicazione dei poteri tradizionali dell’Ue in materia di concorrenza, ci offre le migliori possibilità di garantire che, quando la legge sull’intelligenza artificiale entrerà in vigore, non ci sarà solo una manciata di giganti tecnologici a rispettarla.

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