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Bruxelles cerca di rispolverare il Nutri-score, l’Italia si oppone

Bruxelles cerca di rispolverare il Nutri-score, l’Italia si oppone

K metro 0 – Bruxelles – Sebbene le regole del Nutri-score siano state inasprite il 1° gennaio, il sistema non è ancora unanimemente accettato in Europa. Il processo di armonizzazione è in fase di stallo, poiché altri sistemi si sono sviluppati in parallelo, come ad esempio in Italia. Il Nutri-score, indicatore colorato sulle confezioni, che

K metro 0 – Bruxelles – Sebbene le regole del Nutri-score siano state inasprite il 1° gennaio, il sistema non è ancora unanimemente accettato in Europa. Il processo di armonizzazione è in fase di stallo, poiché altri sistemi si sono sviluppati in parallelo, come ad esempio in Italia.

Il Nutri-score, indicatore colorato sulle confezioni, che informa sul contenuto di grassi o zuccheri degli alimenti, consentendoci di monitorare ciò che acquistiamo, stenta a decollare nel Vecchio continente, e rimane così facoltativo.

Il sistema di etichettatura nutrizionale è stato introdotto per la prima volta in Francia nel 2017, poi gradualmente adottato da Germania, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna. Nell’Unione europea esistono altri indicatori di questo tipo, come i loghi verde e nero dei Paesi del Nord.

L’indicatore promosso dagli italiani si chiama invece Batteria NutrInform, che dettaglia l’apporto energetico in percentuale, in base alle porzioni e alle esigenze. Una soluzione, che secondo Franceinfo, è sostenuta dal potente sindacato degli agricoltori, vicino al governo Meloni, e dall’Organizzazione dell’Industria Alimentare Italiana. Unico nel suo genere, tiene conto delle potenziali porzioni consumate, al fine di identificare l’impatto di un prodotto sulla salute. E, tutela la tradizione e le eccellenze tipiche della tavola del Belpaese. Come il parmigiano reggiano, l’olio extravergine d’oliva, la mozzarella e, secondo i detrattori, anche la pasta.

In totale, sono in vigore sette diversi sistemi in 14 Paesi. La Commissione europea si era impegnata a unificare tutti questi sistemi entro il 2020, nell’ambito della sua strategia globale “farm to fork”, ma invano. L’attuale sistema rimane quindi facoltativo. In Francia e in Belgio, molti colossi alimentari come Coca Cola e Lactalis non utilizzano il Nutri-score. E con l’inasprimento del 1° gennaio, alcuni esperti, tra cui il nutrizionista che lo ha ideato, temono che i produttori si ritirino.

La Commissione europea riferisce che il lavoro è ancora in corso. L’Agenzia europea per la sicurezza alimentare ha pubblicato il suo parere scientifico sull’argomento nell’aprile 2022. Le fughe di notizie hanno persino suggerito che avrebbe scelto il Nutri-score, perché è l’indicatore più utilizzato nell’Ue e perché la sua affidabilità è approvata da un gruppo di 320 scienziati.

A questo punto, però, tutto è fermo, s’interroga Franceinfo. È colpa delle pressioni delle potenti lobby agroalimentari? È vero che possono riuscire a rallentare alcune leggi, ma questa spiegazione non è sufficiente. Se la questione è in stallo, è perché l’Italia sta conducendo una campagna anti-Nutri-score. Roma è scesa in campo nella primavera del 2023 per difendere il proprio sistema, riuscendo ad attirare il sostegno di Grecia, Cipro, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria.

Quando i 27 sono così distanti, la Commissione è spesso lenta nell’introdurre la legislazione. Ricordiamo che i nostri connazionali, in quanto inventori dello “slow food”, hanno un rapporto appassionato con la loro cucina. Il tema si trasforma quindi in una questione di identità. Ma l’Italia critica anche il Nutri-score perché approssimativo. L’indice non indica le quantità necessarie per mantenersi in salute e ignora completamente i livelli di coloranti, nitrati e altri conservanti che fanno veramente male alla salute. Secondo il governo italiano, non fa altro, dunque, che condizionare i consumatori, senza renderli consapevoli delle loro responsabilità.

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