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Le testimonianze dirette della comunità ucraina tra dolore e terrore

Le testimonianze dirette della comunità ucraina tra dolore e terrore

K metro 0 – Roma – Nella chiesa di Santa Sofia, “casa” religiosa della comunità ucraina residente a Roma, regna un clima di dolore e terrore. L’ansia per chi è rimasto in patria è crescente, perché vivere a distanza questi momenti è terribile: in molti si riuniscono tra i banchi della chiesa per trovare conforto,

K metro 0 – Roma – Nella chiesa di Santa Sofia, “casa” religiosa della comunità ucraina residente a Roma, regna un clima di dolore e terrore. L’ansia per chi è rimasto in patria è crescente, perché vivere a distanza questi momenti è terribile: in molti si riuniscono tra i banchi della chiesa per trovare conforto, mentre l‘offensiva della Russia, nella guerra contro l’Ucraina, si concentra sulla capitale

In questi ultimi giorni numerosi volontari stanno preparando pacchi contenenti generi alimentari da inviare al loro popolo travolto dalla guerra. Hanno il terrore di raccontare quello che sta accadendo, ma, nonostante la diffidenza iniziale, due donne hanno voluto testimoniare il loro dolore.

La prima volontaria ucraina, in Italia da otto anni, sente subito il bisogno di ringraziare il governo e il popolo italiano per l’aiuto costante che danno al suo paese, poi con la tristezza nel cuore racconta di avere parenti lì: sorella, nonna, amici, che fortunatamente si trovano in una parte tranquilla della nazione, ma nonostante la distanza aiutano la gente di Kiev che in queste ore vive in condizioni tragiche.

Il primo giorno di guerra, afferma, sono stati fermi, perché sconvolti dalla notizia, ma subito dopo si sono mobilitati in tanti e hanno iniziato a preparare pacchi da mandare in Ucraina. Sottolinea che questo conflitto non è stato del tutto inaspettata, per nulla. Da otto anni in alcune zone del paese (Donbass, Ndr) si combatte, e il popolo ucraino si è preparato a scendere in campo. Sono tanti anche gli ucraini che stanno lasciando l’Italia in queste ore per tornare in patria ad aiutare i loro soldati. Una sua amica ad esempio, prepara un semplice tè per chi è sceso in guerra e si sente parte integrante della causa per la liberazione dell’Ucraina. Infine, descrive le difficoltà che sta incontrando per contattare i suoi, spesso manca la linea telefonica perché in determinate ore del giorno salta la corrente elettrica.

La seconda volontaria ucraina, anch’ella residente in Italia, lancia un vero e proprio urlo di dolore: dichiara, infatti, che la guerra è un errore gravissimo ed è infuriata con Putin e con i russi per quello che stanno facendo al suo paese. Spera che il conflitto finisca, e nel suo piccolo cerca di dare un aiuto preparando cibo da mandare là, dato che numerosi residenti ne sono privi. Anche lei ha parenti in patria, nella parte confinante con la Polonia, zona al momento non tanto pericolosa ma la paura è tanta lo stesso. Fino al 6 marzo, precisa, potranno sentirsi gratuitamente grazie ad un’offerta telefonica attivata in questi giorni, perché con WhatsApp dichiara di non sentirsi sicura, anzi afferma di sentirsi addirittura controllata.

Insomma, due testimonianze che descrivono il dolore degli ucraini residenti in Italia, l’ira di un popolo che nel 2022 vive ancora nella paura di poter esprimere la propria opinione. Questa guerra assurda fa emergere un forte spirito nazionalistico anche negli ucraini che non sono in patria, uomini e donne pronti a tutto per conquistare la libertà, la pace e la democrazia, valori imprescindibili per una società moderna e civile.

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