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Russia-Ucraina: Sui media si parla di venti di guerra, qual è la posta in gioco

Russia-Ucraina: Sui media si parla di venti di guerra, qual è la posta in gioco

K metro 0 – L’indipendente – Mosca – Le tensioni tra Russia e Ucraina sono spesso al centro dell’interesse dei media in queste settimane. Le ultime notizie parlano del dispiegamento di truppe moscovite verso il confine, mentre da Mosca viene denunciati analoghi movimenti da parte delle forze di Kiev. Sui media già si parla di

K metro 0 – L’indipendente – Mosca – Le tensioni tra Russia e Ucraina sono spesso al centro dell’interesse dei media in queste settimane. Le ultime notizie parlano del dispiegamento di truppe moscovite verso il confine, mentre da Mosca viene denunciati analoghi movimenti da parte delle forze di Kiev. Sui media già si parla di venti di guerra, in una narrazione che mai unisce i punti e spesso tende a prendere in considerazione solo quanto fatto trapelare dalle fonti atlantiche, con il risultato di diffondere tra l’opinione pubblica l’idea che sia il presidente russo Vladimir Putin a cercare con insistenza lo scontro. Ma le cose, in verità, sono decisamente meno lineari, così come i motivi che stanno portando al riacutizzarsi di tensioni storiche e mai sopite tra i due paesi. Sullo sfondo, naturalmente, ingombrante come un macigno la presenza degli Usa e della Nato, che negli anni hanno spinto basi, armi e uomini sempre più vicini al confine russo, provocando una prevedibile reazione. Giusto pochi giorni fa Putin ha dichiarato: «Se gli Usa istallano missili che possono raggiungere Mosca in 10 o anche 5 minuti, quale pensano che possa essere la nostra risposta? Dovremo sviluppare armi ipersoniche» alludendo agli esperimenti che la Russia ha già avviato nelle scorse settimane, nel tentativo di sviluppare missili capaci di colpire obiettivi di terra e di mare fino a mille chilometri di distanza.

Le radici del conflitto

L’Ucraina è stata per secoli sotto l’influenza russa prima con gli zar e poi dal 1917 sotto l’Unione Sovietica, guadagnando l’indipendenza di fatto nel 1991 a seguito degli accordi di Minsk in cui le tre repubbliche slave, Russia, Bielorussia e Ucraina sancirono la fine dell’Unione Sovietica come entità politica. A seguito di questi accordi nacque poi la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), di cui l’Ucraina come stato “associato” ha fatto parte fino al 2018, gli scopi di questa comunità erano appunto quelli di creare una forma seppur limitata di collaborazione tra gli ex stati sovietici in materia economica e militare. Nel 1994 infatti Russia e Ucraina firmarono il memorandum di Budapest, una serie di accordi in cui l’Ucraina si impegnava a smaltire l’arsenale nucleare sovietico in suo possesso in cambio di garanzie da parte della Russia per la propria indipendenza e integrità territoriale (in particolare sulle regioni ucraine a maggioranza russa della Crimea di Doneck e Lugansk).

In tempi più recenti le tensioni tra i due paesi riemersero durante le proteste in piazza Maidan (Euromaidan) una serie di violente manifestazioni pro Europa iniziate in Ucraina nel novembre 2013, all’indomani della sospensione da parte del governo filo-russo di Viktor Janukovyč, dell’accordo per la creazione di una zona di libero scambio tra Ucraina e l’Unione europea. Proteste che culminarono con la morte di un centinaio di persone e con la deposizione ed incriminazione di Viktor Janukovyč, (Il 24 gennaio 2019 Janukovyč è stato condannato dal Tribunale di Kiev a 13 anni di carcere per alto tradimento). A seguito di questa ondata di proteste avvenne quella che viene definita in Occidente coma la Rivoluzione Ucraina del 2014, e che da Mosca considerano un colpo di Stato sobillato e finanziato dagli Usa. In seguito vennero indette nuove elezioni e ci furono una serie di rapidi cambiamenti nel sistema politico compresa la modifica della costituzione oltre a modifiche sociali come l’abolizione della lingua russa. Le elezioni del 2014 vennero poi vinte dal milionario Petro Oleksijovyč Porošenko che era stato uno dei principali sostenitori delle proteste di Euromaidan, mentre il braccio armato delle proteste era capeggiato dal Pravyj Sektor organizzazione paramilitare ucraina di estrema destra, accusata anche di numerosi attacchi antisemiti e ai danni della minoranza russa.

Le questioni di Crimea e Donbass

A seguito di questa serie di avvenimenti il governo locale della Crimea decise di indire un referendum sull’indipendenza che si tenne il 16 Marzo 2014, referendum che venne vinto con il 95,32% dei voti a favore (con un affluenza pari all’84,2% degli aventi diritto). Questo referendum venne considerato illegittimo da parte del governo ucraino e condannato dalla comunità internazionale, va inoltre considerato che già da Febbraio erano presenti in Crimea truppe russe. In contemporanea si sviluppò anche il conflitto nel Donbass con la dichiarazione d’indipendenza da parte delle regioni di Doneck (Repubblica popolare di Doneck) e Lugansk (Repubblica Popolare di Lugansk). Dal 2014 ad oggi il conflitto nel Donbass e l’annessione della Crimea sono una fonte di tensione costante tra i due paesi, poiché nonostante gli accordi di pace siglati nel 2015 (Protocollo di Minsk) le schermaglie nelle due regioni contestate non si sono mai veramente fermate. Ad oggi secondo alcune stime più di 10.000 persone sono rimaste uccise nel conflitto, che ha inoltre causato oltre 1,5 milioni di sfollati.

Le ragioni della Russia

Per Mosca è sempre stato fondamentale avere l’Ucraina sotto la propria sfera d’influenza per tutta una serie di fattori economici, militari e  anche sociali, basti pensare che ancora oggi in Ucraina il 17% circa della popolazione (7 milioni su 40) sono di etnia russa. Mosca infatti in più occasioni ha ribadito che il proprio intervento militare in Ucraina era volto alla tutela della popolazione di etnia russa presente nel Donbass e in Crimea. Chiaramente, gli interessi di Mosca in Ucraina non sono di natura esclusivamente umanitaria: la penisola di Crimea ricopre anche un ruolo strategico dal punto di vista militare, a Sebastopoli, capitale della Crimea, si trova la principale base della flotta del Mar Nero della marina russa, che si occupa delle operazioni nel Mar Nero e nel Mar Mediterraneo. L’importanza strategica di questa base e la possibilità di perderla nel caso di un governo Ucraino apertamente ostile sono state un’altra delle ragioni principali dell’intervento militare da parte di Mosca.  Esistono inoltre anche motivazioni di natura economica, l’Ucraina prima del 2014 era uno dei principali partner commerciali per la Russia, grazie anche alla dipendenza da parte di Kiev dal gas russo. Ad oggi le relazioni commerciali tra i due paesi sono significativamente diminuite, l’Unione Europea è diventata il primo partner commerciale dell’Ucraina e la Russia è scesa al secondo posto tallonata dalla Cina.

Le ragioni dell’Ucraina

Sin dal 1991 Kiev ha tentato di portare avanti una politica estera autonoma, ma allo stesso tempo tenendo presente la necessità di mantenere comunque buoni rapporti con lo “scomodo” vicino. Già nel 1994 l’Ucraina aveva intavolato trattative per entrare a far parte della NATO (L’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord a guida Statunitense). Richiesta ufficiale per entrare a farne parte venne fatta nel 2008, poi accantonata dal governo di Viktor Janukovyč. Dal 2014 in avanti le relazioni tra l’Ucraina e la NATO sono sensibilmente aumentate ed è previsto che l’Ucraina entri in un futuro prossimo a far parte di questa organizzazione come vero e proprio membro, come dichiarato dai leader del NATO durante il vertice di Bruxelles nel giugno 2021. Nonostante l’Ucraina non sia ancora un paese membro a pieno effetto, i leader della NATO si sono esposti chiaramente con una serie di pacchetti di aiuti militari volti a contrastare le ingerenze da parte di Mosca. Gli Stati Uniti dal 2014 ad oggi hanno fornito circa 2,5 miliardi di dollari in aiuti militari a Kiev e numerose sono state le operazioni militari svolte in prossimità dei confini russi da parte dei paesi membri della NATO. Un’altra questione che si intreccia nei rapporti tra Russia, Ucraina e Stati Uniti è quella inerente alla costruzione del Gasdotto Nord Stream 2 verso la Germania, che aggirando l’Ucraina, taglierebbe fuori Kiev dalle lucrose tasse di transito del gas, stimate in svariati miliardi di dollari all’anno. Il Presidente Ucraino in carica Zelenskiy ha descritto il nuovo gasdotto come una potente arma geopolitica per la Russia, chiedendo al Presidente americano Biden di opporsi al progetto.

Cosa può succedere?

Nonostante gli sviluppi recenti di movimenti di truppe, esercitazioni e presunti colpi di stato rimane improbabile la possibilità che vi sia da parte Russa una vera e propria invasione dell’Ucraina. Sebbene sia indubbia la superiorità militare russa, un conflitto aperto con l’Ucraina sarebbe un grosso azzardo per Putin, considerando il fatto che in soccorso di Kiev potrebbero arrivare anche le truppe NATO (ipotesi seppur improbabile, non impossibile). Una guerra aperta con l’Ucraina avrebbe anche severe ripercussioni a livello economico, per un paese che è sotto sanzioni da parte di Unione Europea e Stati Uniti sin dal 2014. Sanzioni che secondo alcune stime hanno ridotto la crescita del Prodotto Interno Lordo annuo russo tra il 2,5 e il 3%, quantificabili in 50 miliardi di dollari annui.

Al momento quindi si può presupporre che questi movimenti di truppe altro non siano per Mosca che meri atti di politica estera volti a ribadire la propria influenza sull’Europa Orientale e che l’eventuale entrata di Kiev nella NATO verrebbe considerata un vero e proprio atto ostile. Al contempo Washington vuole rafforzare il proprio ruolo di grande potenza militare a livello globale in particolare in Europa, una delle poche reali area di influenza rimastegli, usando l’Ucraina come mero strumento per contenere e contrastare Mosca. Fino a qui la razionalità geopolitica, ma le mosse – talvolta avventate – delle potenze si basano anche sui rapporti bilaterali tra i leader. Su questo punto d’obbligo sottolineare come non scorra buon sangue tra Putin e Biden, quest’ultimo infatti durante un’intervista del Marzo 2021 ha dato al presidente russo dell’assassino, aggiungendo che gli avrebbe fatto pagare il tentativo di influenzare le elezioni americane del 2020 a favore di Donald Trump. I democratici Usa, infatti, continuano ad accusare Putin di aver ordinato ad hacker russi di influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016 per favorire Donald Trump ai danni di Hilary Clinton. Una storia non ancora del tutto sopita e che è foriera di rancori e reciproche accuse.

di Enrico Phelipon

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