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Ue-Usa a Facebook: stretta su gestione dei dati e censimento

Ue-Usa a Facebook: stretta su gestione dei dati e censimento

K metro 0 – Berlino – I post sui social dei partiti politici e delle imprese tedesche sono stati promossi a dismisura attraverso il pagamento di una società che chiede alle persone – dietro compenso – di interagire con i contenuti online. Dal 2012, circa 89 mila tra post sui social e siti web hanno

K metro 0 – Berlino – I post sui social dei partiti politici e delle imprese tedesche sono stati promossi a dismisura attraverso il pagamento di una società che chiede alle persone – dietro compenso – di interagire con i contenuti online.

Dal 2012, circa 89 mila tra post sui social e siti web hanno beneficiato del lavoro portato avanti da “Paid Likes”, società di Magdeburgo, che retribuisce un esercito di utenti di internet per mettere ‘mi piace’ su contenuti di Facebook, Instagram e YouTube. A riportarlo sono le emittenti tedesche WDR, NDR e il quotidiano Süddeutscher Zeitung (SZ). La lista di link comprende 17 posti dell’FDP, 17 della coalizione della cancelliera tedesca Angela Merkel, la CDU, e 17 del suo partito gemello bavarese. I socialdemocratici hanno usufruito dei servizi di “Paid Likes” su 14 contenuti mentre l’estrema destra di Afd su 11. Roman Müller-Böhm, il 27enne a capo dell’FDP Oberhausen nella Renania Settentrionale-Vestfalia che ha spesso parlato della protezione dei consumatori su internet, avrebbe pagato per dei like su più di 40 post tra il suo profilo di Instagram e quello di Facebook durante il 2018.

Intanto, la questione del trasferimento dei dati in Paesi con protocolli di sicurezza più deboli da parte delle compagnie tecnologiche, è uno dei temi caldi di questi giorni. E’ stato un consigliere della Corte di Giutizia europea giovedì a rendere nuovamente attuale la questione. L’ultima vicenda legale, lunga e intricata, ha coinvolto un attivista austriaco e Facebook. L’opinione preliminare dell’avvocato generale è quella di far rimanere al loro posto le attuali normative che regolano il trasferimento dei dati all’interno dell’Ue ma al contempo dovrebbe esserci una stretta da parte delle autorità. Max Schrems, ha aperto il caso sette anni fa, per il timore riguardante l’ipotetico spionaggio di massa operato dal governo statunitense. Nonostante la questione riguardi soprattutto Facebook, potrebbe avere implicazioni anche sugli altri social media e sulle altre aziende tecnologiche che manipolano grosse quantità di dati su internet. Schrems ha spiegato che potrebbero essere coinvolti potenzialmente Google, Microsoft e qualsiasi altra azienda americana che fornisce servizi di comunicazione online, e non quelle che operano in aree tradizionali come le compagnie aeree, gli hotel e le banche.

Facebook al momento sta cercando di risolvere anche la questione riguardante il censimento negli Usa, visto che ci sarebbero stati dei tentativi di interferenza con la procedura attraverso i propri servizi. Sul social sarebbero infatti apparsi post contenenti informazioni non veritiere sulle modalità di partecipazione e sui risvolti dell’operazione stessa. Il colosso californiano giovedì ha annunciato la messa al bando di pubblicità che descrivono il censimento come “inutile” o che incoraggiano le persone a non partecipare. I post, per quanto possibile, saranno identificati e rimossi prima che arrivino agli utenti, attraverso la tecnologia e attraverso dei particolari moderatori. Le politiche sul censimento saranno rafforzate a gennaio. La procedura, che ricorre ogni 10 anni, è fondamentale per determinare quanti rappresentati uno stato può avere al Congresso e quali stati e città riceveranno miliardi di dollari in fondi statali per il rifacimento delle strade, il servizio sanitario e altri progetti. I risultati del censimento del 2020 saranno inoltre utilizzati per ridisegnare la mappa elettorale.

Nel frattempo Airbnb, un portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio, ha ottenuto un clamoroso successo nella lunga battaglia legale con i rappresentati degli hotel francesi. La Corte di Giustizia europea giovedì ha rifiutato la richiesta di far sottostare l’azienda alle stesse regole che governano gli agenti immobiliari francesi. Il caso è stato aperto da una corte francese dopo che un’improntante associazione di hotel, che include grandi nomi come Best Western, si è lamentata del ‘trattamento di favore’ riservato all’azienda registrata in Irlanda.

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