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Grecia, nuova condanna della Corte Europea per le pratiche di detenzione dei minori immigrati

Grecia, nuova condanna della Corte Europea per le pratiche di detenzione dei minori immigrati

K metro 0 – Atene – Questa settimana, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato – per la seconda volta in quattro mesi – la Grecia per la pratica abusiva di imprigionare minori non accompagnati e bambini in cerca di asilo in cella, sotto il cosiddetto regime di “custodia protettiva”. Sembra che il problema

K metro 0 – Atene – Questa settimana, la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato – per la seconda volta in quattro mesi – la Grecia per la pratica abusiva di imprigionare minori non accompagnati e bambini in cerca di asilo in cella, sotto il cosiddetto regime di “custodia protettiva”.
Sembra che il problema stia peggiorando: al  31 maggio scorso, 123 minori non accompagnati risultavano ancora detenuti, in stazioni di polizia e centri di detenzione per immigrati in tutto il Paese. Sono, in tutto, 43 ragazzi in più detenuti rispetto alla fine di marzo, nello stesso momento in cui la Corte ha condannato questa pratica.

L’Organizzazione Human Rights Watchers ha denunciato che i ragazzi detenuti sono costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie critiche, spesso a fianco di adulti che non conoscono: e possono subire abusi e maltrattamenti da parte della polizia o degli altri detenuti. La detenzione può anche avere seri effetti a lungo termine, tra cui ansia, depressione, disordine da stress post-traumatico, perdita di memoria; e danneggiare, in futuro, lo sviluppo dei bambini.

A peggiorare le cose, questi ragazzi – che a volte hanno sofferto anche esperienze orribili, fuggendo da zone di guerra – per vari motivi sono spesso impossibilitati a ricevere cure mediche, consulenza psicologica, o aiuto legale. Pochi conoscono il motivo per il quale sono detenuti, o per quanto tempo saranno dietro alle sbarre.

L’ultimo caso importante riguarda cinque minori non accompagnati provenienti dall’Afghanistan, tra i 14 e i 17 anni, che si sono rivolti per la prima volta alla Corte Europea nel 2016. La Corte ha stabilito che la detenzione in stazioni di polizia di tre di loro violava il loro diritto alla libertà, e che le loro condizioni di prigionia li esponevano a trattamenti denigratori. La Corte ha stabilito anche che le autorità non hanno fatto quel che ci si poteva ragionevolmente aspettare per proteggere quattro dei ragazzi, che erano vissuti per un mese in un campo di rifugiati di fortuna non adatto a degli adolescenti.
Il governo greco dovrebbe rispondere alla sentenza trasferendo immediatamente tutti i ragazzi attualmente in status di custodia in abitazioni aperte e sicure. La Grecia dovrebbe anche lavorare all’aumento della sua capacità di accoglienza, trovare strade alternative alla detenzione, e perfezionare un sistema di famiglie ospitanti, introdotto nel 2018, di cui possono beneficiare anche i ragazzi greci. I minori non accompagnati, insomma, in Grecia non dovrebbero passare un solo giorno rinchiusi in sporche celle di polizia.

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