fbpx

Capezzone, Dialogo sull’Unione europea e sulla Brexit

Capezzone, Dialogo sull’Unione europea e sulla Brexit

K metro 0 – Intervista Di Alessandro Luongo Daniele Capezzone, Direttore “Atlantico Quotidiano”, autore con Federico Punzi del libro “Brexit. La sfida”, classe 1972, è un politico e giornalista italiano, ex portavoce del Popolo della Libertà e Forza Italia. In precedenza, è stato segretario dei Radicali Italiani (2001-2006) e deputato nella XV legislatura (2006-2008) per

K metro 0 – Intervista Di Alessandro Luongo

Daniele Capezzone, Direttore “Atlantico Quotidiano”, autore con Federico Punzi del libro “Brexit. La sfida”, classe 1972, è un politico e giornalista italiano, ex portavoce del Popolo della Libertà e Forza Italia. In precedenza, è stato segretario dei Radicali Italiani (2001-2006) e deputato nella XV legislatura (2006-2008) per la componente radicale della Rosa nel Pugno. Su Twitter si definisce Atlantista, pro-mercato, liberale classico.

Gli chiediamo, a poco più di due settimane dalla richiesta di modifiche della manovra 2019 inoltrate all’Italia dalla Commissione Europea, se l’Italia possa fare a meno dell’Europa; e se l’Europa, invece, possa fare a meno dell’Italia come sembra poter fare a meno della Gran Bretagna?

«Qualunque sia il giudizio di ciascuno di noi sulla manovra, non mi è parso appropriato che autorità europee si siano espresse in modo polemico in via preventiva, prim’ancora di leggerla, con dichiarazioni incendiarie a Borse aperte. E che la cosa sia avvenuta anche da commissari francesi come Pierre Moscovici, espressione di un paese che per anni ha considerato i parametri europei non certo come un riferimento vincolante, rende tutto ancora più sbagliato ed eloquente».

Cosa ne pensa di un’eventuale Europa senza Italia come di un’Europa senza Gran Bretagna?

«Sono due situazioni differenti che, se l’Ue non fosse stata cieca e ostinata a difesa dello status quo, avrebbero potuto avere la medesima soluzione positiva nei primi mesi del 2016, quando l’allora primo ministro inglese Cameron propose una rinegoziazione delle regole europee. Se Bruxelles, ma soprattutto Parigi e Berlino fossero state lungimiranti, sarebbe stata l’occasione per una riscrittura integrale delle regole europee, rinunciando alla follia della centralizzazione bruxellese, all’idea di un pilota automatico da imporre a 27 paesi diversissimi fra loro. A Cameron furono fatte proposte minimaliste, fatalmente (e a quel punto giustamente) respinte dagli elettori inglesi nel referendum Brexit del giugno 2016. Oggi, se l’Ue avesse un po’ di saggezza, cercherebbe un accordo serio con il Regno Unito, senza pretese punitive o vendicative che, peraltro sarebbero autolesioniste dal punto di vista dell’Ue: tutti sanno che senza la finanza Uk, cioè senza un accordo soddisfacente, il sistema imprenditoriale continentale sarebbe gravemente danneggiato. E per altro verso, sarebbe interesse dei Paesi rimasti nell’Ue riprendere in mano il dossier della rinegoziazione integrale dei trattati e delle regole esistenti. Mettere da parte tutti i progetti di ossessiva omogeneizzazione (penso all’idea – da respingere – del ministro delle Finanze unico europeo), e accettare regole di convivenza più leggere, meno invasive, più rispettose delle diversità nazionali. È l’unico modo in cui si può ridar senso al progetto europeo: un’Ue che faccia meno cose, e che non pretenda di trasformarsi in un superstato. Meno che mai in un superstato dove le decisioni si prendono solo tra Parigi e Berlino, con gli altri costretti a fare da spettatori».

Condividi su:

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Che tempo fa



Condividi su: