Il 9 marzo all’Hotel St. Regis, la II edizione del vertice che unisce cristianesimo, islam ed ebraismo in un momento cruciale per gli equilibri mondiali. Presenti il segretario di Stato vaticano Card. Parolin e il Gran Mufti del Caucaso Allahshukur Pashazade K metro 0 – Roma – In un’epoca segnata da profonde ferite geopolitiche, crisi umanitarie
Il 9 marzo all’Hotel St. Regis, la II edizione del vertice che unisce cristianesimo, islam ed ebraismo in un momento cruciale per gli equilibri mondiali. Presenti il segretario di Stato vaticano Card. Parolin e il Gran Mufti del Caucaso Allahshukur Pashazade
K metro 0 – Roma – In un’epoca segnata da profonde ferite geopolitiche, crisi umanitarie e venti di guerra che minacciano la stabilità internazionale, Roma si riconferma capitale mondiale del dialogo e crocevia di una diplomazia necessaria. Lunedì 9 marzo 2026, alle ore 19:30, presso l’Hotel St. Regis, si terrà la II edizione de “Il Tavolo del Ramadan – Iftar”, un evento che quest’anno assume una rilevanza storica senza precedenti per il contesto globale in cui si inserisce.
Una convergenza spirituale unica in un mondo frammentato
L’iniziativa cade in un momento di straordinaria coincidenza simbolica: il mese di marzo 2026 vede infatti intrecciarsi i tempi sacri delle tre grandi religioni monoteiste — il Ramadan islamico, l’Annunciazione cristiana e il Purim ebraico. Mentre fuori dai palazzi della diplomazia il mondo affronta sfide drammatiche come la fame, la corruzione e l’instabilità economica, il “Tavolo” torna a riunire attorno a un’unica mensa le massime autorità spirituali e civili. Non si tratta di una semplice commemorazione, ma di una risposta politica e sociale alla necessità di una corretta governance della convivenza civile tra comunità diverse.
I protagonisti della diplomazia della convivialità
L’eccezionalità di questo Tavolo è suggellata dalla partecipazione di figure chiave della scena religiosa e culturale mondiale: il Segretario di Stato vaticano, S.E. il Cardinale Pietro Parolin, e il Gran Mufti del Caucaso, Sheikh Allahshukur Pashazade. La loro presenza, accanto a numerose rappresentanze diplomatiche accreditate presso l’Italia e la Santa Sede, trasforma la rottura del digiuno in un laboratorio di “diplomazia attiva”.
Promosso dalle Ambasciate della Repubblica dell’Azerbaigian e del Regno del Marocco presso la Santa Sede con l’organizzazione della Media International Communication Club (MICC), il Tavolo di Ramadan, punta a costruire ponti diretti tra i cittadini e le istituzioni. L’Azerbaigian e il Marocco, nazioni storicamente votate al dialogo interculturale, si fanno promotori di questa edizione, con un messaggio di riconciliazione che parte dal Mediterraneo per raggiungere l’intero scacchiere internazionale.
L’Italia, ponte tra le sponde
Il Tavolo riafferma la missione geostrategica dell’Italia come cerniera tra le sponde del Mediterraneo. Essere “ponte” significa oggi capire, dialogare e unire entità diverse. L’obiettivo dichiarato degli organizzatori – afferma il Segretario Generale della MICC Nizar Ramadan – è promuovere un’integrazione reale delle diverse comunità garantendo pieni diritti nel rispetto delle legislazioni nazionali e favorendo lo scambio di “doni intellettuali” — libri, opere d’arte, progetti umanitari — come basi per una pace solida e un’unione duratura.
Con questa seconda edizione, il “Tavolo di Iftar” lancia un monito al mondo: la pace non è un’astrazione, ma un esercizio quotidiano di ascolto che trova nella convivialità la sua espressione più autentica e rivoluzionaria.













