K metro 0 – Lima – Il Perù volta ancora pagina. Con la nomina di José María Balcázar, il Paese registra l’ottavo presidente nell’ultimo decennio e il terzo in poco più di tre mesi, confermando una fase di profonda instabilità politico-istituzionale. L’83enne ex giudice, esponente del partito di sinistra radicale Perú Libre, guiderà il Paese
K metro 0 – Lima – Il Perù volta ancora pagina. Con la nomina di José María Balcázar, il Paese registra l’ottavo presidente nell’ultimo decennio e il terzo in poco più di tre mesi, confermando una fase di profonda instabilità politico-istituzionale. L’83enne ex giudice, esponente del partito di sinistra radicale Perú Libre, guiderà il Paese fino al 28 luglio, data in cui passerà le consegne al vincitore delle elezioni fissate per il 12 aprile.
Balcázar succede a José Jerí, destituito dal Parlamento con accuse di corruzione legate a presunti contatti riservati con imprenditori cinesi. La sua rimozione è stata formalizzata martedì con un voto di sfiducia che lo ha estromesso dalla presidenza del Congresso – incarico che gli garantiva automaticamente anche la guida ad interim dello Stato. Per approvare la mozione è stata sufficiente la maggioranza semplice: almeno 66 voti su 130.
Jerí aveva assunto la carica il 10 ottobre 2025, dopo la destituzione di Dina Boluarte, dichiarata “moralmente incapace” dal Parlamento per non essere riuscita a contenere l’escalation di violenza e criminalità nel Paese.
La sequenza ravvicinata di avvicendamenti riflette la fragilità dell’assetto costituzionale peruviano. Il presidente, eletto a suffragio universale ogni cinque anni e titolare sia del ruolo di capo di Stato sia di capo di governo, è legato a un rapporto di fiducia con il Congresso. Quest’ultimo può revocarne il mandato attraverso l’impeachment o invocando la controversa formula dell’“incapacità morale”, dispositivo che negli ultimi anni è stato più volte al centro di scontri istituzionali.
In attesa del voto di aprile, il Paese si prepara dunque all’ennesima transizione, in un clima segnato da tensioni politiche e crescente sfiducia dell’opinione pubblica verso le istituzioni.
Negli ultimi tempi la figura di Jerí era diventata impopolare, giudicata troppo in continuità con il precedente governo Boluarte e indebolita da un fragile sostegno parlamentare, basato su un’anomala alleanza tra partiti di destra e di sinistra. L’appoggio del Congresso è venuto meno quando sono emerse accuse di corruzione. Un programma di giornalismo d’inchiesta ha infatti pubblicato un video, risalente a dicembre, che mostra l’ormai ex presidente in incontri segreti con due imprenditori cinesi. Uno dei due uomini d’affari ha contratti attivi con il governo di Pechino, mentre l’altro è attualmente sotto inchiesta per presunto coinvolgimento in un’operazione di disboscamento illegale.
In questo contesto, il Perù guarda ad Balcázar come a un traghettatore affidabile per garantire una serena e democratica transizione elettorale. A far ben sperare sono le dichiarazioni del neopresidente, che ha affermato di voler “mantenere una vera pace” e assicurare al Paese “ministeri capaci di affrontare l’insicurezza dei cittadini”. Nonostante i buoni auspici, i riflettori restano puntati su Lima in vista delle elezioni di aprile, che si svolgeranno in un Paese segnato da un decennio di instabilità politica.













