K metro 0 – Washington – L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sta avvicinando a un’operazione militare contro l’Iran che potrebbe iniziare “molto presto”. Lo riferiscono oggi, 18 febbraio, diverse fonti dell’amministrazione e del Congresso citate da “Axios”. Secondo tali fonti, un’operazione contro Teheran assumerebbe i contorni di una campagna militare su larga scala
K metro 0 – Washington – L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sta avvicinando a un’operazione militare contro l’Iran che potrebbe iniziare “molto presto”. Lo riferiscono oggi, 18 febbraio, diverse fonti dell’amministrazione e del Congresso citate da “Axios”. Secondo tali fonti, un’operazione contro Teheran assumerebbe i contorni di una campagna militare su larga scala e della durata di settimane, ben più ampia rispetto all’operazione mirata condotta il mese scorso in Venezuela.
Si tratterebbe verosimilmente di un’azione congiunta Usa-Israele, con obiettivi estesi al programma nucleare e missilistico iraniano e con potenziali implicazioni esistenziali per il regime di Teheran. L’intervento, per dimensioni e obiettivi, andrebbe ben oltre la guerra di dodici giorni contro l’Iran lanciata da Israele lo scorso giugno, alla quale Washington si era successivamente unita per colpire infrastrutture nucleari sotterranee.
Il confronto tra Washington e Teheran si è intensificato all’inizio di gennaio, quando Trump aveva minacciato attacchi contro l’Iran in risposta alla repressione di manifestazioni interne. Dopo il mancato intervento, la Casa Bianca ha adottato un approccio su due binari: negoziati sul nucleare accompagnati da un consistente rafforzamento del dispositivo militare nella regione. Attualmente tale dispositivo comprende due portaerei, una decina di navi da guerra, centinaia di caccia e sistemi di difesa aerea.
Oltre 150 voli cargo militari hanno trasferito armamenti e munizioni in Medio Oriente, mentre nelle ultime 24 ore altri 50 caccia – tra F-35, F-22 e F-16 – sono stati inviati nell’area, secondo fonti citate sempre da “Axios”. Sul piano diplomatico gli inviati di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, hanno incontrato a Ginevra ieri, 17 febbraio, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per colloqui durati tre ore. Entrambe le parti hanno parlato di “progressi”, ma fonti Usa indicano che permangono divergenze significative. Il vicepresidente James David Vance ha dichiarato a “Fox News” che i colloqui sono andati bene “per certi aspetti”, ma ha sottolineato che il presidente ha fissato “linee rosse” che l’Iran non sarebbe ancora disposto ad accettare. Vance ha aggiunto che Trump intende perseguire un accordo, ma potrebbe ritenere che la via diplomatica abbia “raggiunto il suo limite naturale”.
Israele, da parte sua, starebbe preparando uno scenario di guerra entro pochi giorni, sostenendo un approccio massimalista che includa anche un cambio di regime a Teheran. Alcune fonti statunitensi ritengono invece che possano essere necessarie ancora settimane prima di eventuali attacchi, mentre altre indicano una finestra temporale più ravvicinata. Dopo i colloqui di Ginevra, Washington avrebbe concesso a Teheran due settimane per presentare una proposta dettagliata.
Al momento, scrive “Axios”, non emergono segnali concreti di una svolta diplomatica, e il rafforzamento del dispositivo militare e la retorica dell’amministrazione lasciano intravedere la possibilità di un’escalation significativa in Medio Oriente, con potenziali ripercussioni sull’intera regione e sui restanti anni della presidenza Trump.













