Libia: sondaggio Onu, sì alle elezioni per l’86 per cento, ma serve un accordo politico

Libia: sondaggio Onu, sì alle elezioni per l’86 per cento, ma serve un accordo politico

K metro 0 – Tripoli – La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha reso noti i risultati di un sondaggio d’opinione condotto a fine 2025 su oltre mille cittadini libici, i cui esiti hanno costituito una delle principali basi di lavoro del cosiddetto “dialogo strutturato” avviato sotto l’egida dell’Onu. Secondo quanto

K metro 0 – Tripoli – La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha reso noti i risultati di un sondaggio d’opinione condotto a fine 2025 su oltre mille cittadini libici, i cui esiti hanno costituito una delle principali basi di lavoro del cosiddetto “dialogo strutturato” avviato sotto l’egida dell’Onu. Secondo quanto riferito dalla missione, le priorità espresse dai partecipanti al sondaggio coincidono con i quattro assi tematici attualmente in discussione: governance, economia, sicurezza e riconciliazione nazionale con diritti umani.

Presentando i risultati, la rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Hannah Tetteh, ha affermato che i libici “si sono impegnati in questa consultazione con consapevolezza e spirito costruttivo”, sottolineando che il processo mira a formulare raccomandazioni pratiche, accompagnate da meccanismi concreti di attuazione, basate sulle preoccupazioni reali della popolazione, riferisce Nova.

Sul piano politico, l’86 per cento degli intervistati si è detto disposto a votare alle elezioni nazionali, ma oltre il 60 per cento ha indicato come condizione imprescindibile il raggiungimento di un accordo politico preliminare tra tutte le parti, affinché i risultati elettorali siano accettati. Secondo i partecipanti, elezioni organizzate in assenza di un’intesa preventiva rischierebbero di mancare di credibilità e di riaccendere il conflitto. Il 64 per cento ha inoltre indicato come prioritaria la definizione chiara del mandato e dei poteri del governo incaricato di accompagnare il Paese al voto, mentre il 58 per cento ha sottolineato la necessità che tale esecutivo sia sottoposto a meccanismi di controllo, con un mandato limitato nel tempo e procedure di nomina trasparenti.

Ampio consenso è emerso anche sulla necessità di un forte sostegno internazionale al processo elettorale, sotto forma di monitoraggio, garanzie, sanzioni e misure contro chi ne ostacoli lo svolgimento. Il 54 per cento degli intervistati ha indicato decentramento amministrativo e riforma del governo locale come ulteriori priorità. Nel capitolo economico, il 72 per cento dei partecipanti ha dichiarato che la divisione politica incide in modo significativo sulla vita quotidiana, indicando le difficoltà economiche tra le principali fonti di preoccupazione. Il 66 per cento ha individuato come priorità assoluta l’adozione di un bilancio statale unificato e trasparente, ritenuto essenziale per porre fine alla duplicazione della spesa e alle disuguaglianze nei servizi. Parallelamente, il 71 per cento ha espresso forte preoccupazione per corruzione e uso improprio delle risorse pubbliche, mentre solo il 22 per cento considera efficaci gli attuali organi di controllo.

Sul fronte della sicurezza, pur riconoscendo un miglioramento generale negli ultimi due anni, oltre il 70 per cento degli intervistati continua a considerare l’insicurezza tra i principali effetti della frammentazione politica. Solo il 23 per cento si sente pienamente al sicuro nell’esprimere opinioni politiche, mentre il 73 per cento voterebbe se le elezioni si tenessero immediatamente. Le priorità individuate includono sicurezza del processo elettorale, prevenzione dei conflitti, unificazione delle istituzioni militari e rafforzamento della governance del settore della sicurezza.

Nel quadro della riconciliazione nazionale, l’81 per cento ha indicato gli ostacoli alla giustizia come una delle principali sfide del Paese. I partecipanti hanno collegato violazioni dei diritti umani, assenza di responsabilità e mancata risoluzione delle ingiustizie del passato all’attuale clima di polarizzazione e sfiducia istituzionale. Il 72 per cento ha inoltre segnalato una riduzione dello spazio di libertà di espressione, ritenuta essenziale per il contrasto alla corruzione e la responsabilità politica, mentre sono emerse forti preoccupazioni per le restrizioni alla libertà di associazione e all’attività della società civile.

Nel quadro del dialogo strutturato, Tetteh ha incontrato anche le partecipanti ai percorsi su governance e sicurezza, raccogliendone valutazioni e preoccupazioni sulla prima fase dei lavori. Secondo l’Unsmil, il coinvolgimento femminile è sostenuto, tra gli altri, da Onu Donne e Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare la capacità delle partecipanti di elaborare posizioni comuni e mantenere un dialogo diretto con la leadership delle Nazioni Unite.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della roadmap presentata dalle Nazioni Unite nell’estate 2025, che prevede elezioni entro 12–18 mesi attraverso tre pilastri: definizione di un quadro elettorale solido, unificazione delle istituzioni e avvio di un dialogo partecipativo su scala nazionale. La proposta è stata contestata dal governo parallelo di Bengasi, che l’ha definita un’ingerenza negli affari interni, mentre le autorità di Tripoli continuano a respingere l’ipotesi di un nuovo esecutivo di transizione, insistendo sulla necessità di un referendum costituzionale preliminare. 

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