Artico, oggi spazio di rilevanza militare: protagonisti, basi e capacità

Artico, oggi spazio di rilevanza militare: protagonisti, basi e capacità

K metro 0 – Copenhagen – Negli ultimi anni l’Artico è tornato a essere uno spazio di rilevanza militare concreta, dopo decenni in cui la cooperazione e la diplomazia avevano attenuato il confronto strategico diretto in questa regione. Il progressivo scioglimento dei ghiacci, la crescente accessibilità delle rotte marittime e l’aumento della competizione geopolitica hanno

K metro 0 – Copenhagen – Negli ultimi anni l’Artico è tornato a essere uno spazio di rilevanza militare concreta, dopo decenni in cui la cooperazione e la diplomazia avevano attenuato il confronto strategico diretto in questa regione. Il progressivo scioglimento dei ghiacci, la crescente accessibilità delle rotte marittime e l’aumento della competizione geopolitica hanno spinto gli Stati artici – e alcuni attori esterni – a rafforzare la propria presenza militare nella regione, analisi riportata da Nova.

Oggi l’Artico è caratterizzato da una netta asimmetria: da un lato la Russia, che mantiene di gran lunga l’apparato militare più esteso e capillare; dall’altro i Paesi della Nato, che operano attraverso una presenza diffusa, cooperativa e in rapida espansione, ulteriormente rafforzata dall’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza. La Russia controlla oltre la metà delle coste artiche mondiali e considera l’intera Zona artica della Federazione Russa come un’estensione diretta del proprio territorio nazionale.

A partire dalla metà degli anni Duemila, Mosca ha avviato un vasto programma di modernizzazione e riattivazione delle infrastrutture militari ereditate dall’epoca sovietica, costruendo nuove basi e ripristinando aeroporti, porti e stazioni radar lungo la costa settentrionale. Il fulcro di questo dispositivo resta la penisola di Kola, dove ha sede a Severomorsk la Flotta del Nord, uno dei principali comandi strategici russi e pilastro della deterrenza nucleare marittima. Da qui operano sottomarini nucleari lanciamissili balistici, sottomarini d’attacco, unità di superficie e forze aeronavali che concentrano circa due terzi delle capacità nucleari navali russe, protette da una fitta rete di sensori e difese aeree stratificate.

Oltre a Kola, la presenza russa si estende lungo l’intero Artico euroasiatico attraverso una rete di basi e avamposti. Nell’arcipelago della Terra di Francesco Giuseppe, la base di Nagurskoye – l’installazione militare più settentrionale del Paese – ospita sistemi di difesa aerea S-400 e radar di sorveglianza a lungo raggio; sulle isole della Nuova Siberia, in particolare a Kotelnij, la base “Trifoglio Settentrionale” integra radar Sopka-2, sistemi antiaerei Pantsir-S1 e missili costieri Bastion-P. A Novaja Zemlja, la base aerea di Rogachevo rafforza il controllo dello spazio aereo artico, mentre installazioni radar a Capo Schmidt e sull’isola di Wrangel consentono il monitoraggio del traffico aereo e navale lungo la Rotta del Mare del Nord.

Il quadro operativo è però meno coerente di quanto suggerito dall’ampiezza di questo dispositivo: nel 2024 Mosca ha ripristinato i distretti militari di Mosca e Leningrado, sciogliendo il Comando strategico congiunto Nord: una riorganizzazione legata alle esigenze della guerra in Ucraina che ha anche eroso le forze convenzionali artiche d’élite. I piani di ulteriore espansione infrastrutturale risultano oggi rallentati: il Cremlino privilegia il mantenimento di una rete di circa trenta siti militari o a uso duale, sostenuta dalla più grande flotta di rompighiaccio al mondo, inclusi otto esemplari a propulsione nucleare, cruciali per garantire l’accesso e la mobilità lungo la Rotta del Mare del Nord.

Sul versante opposto, la presenza militare dei Paesi Nato nell’Artico ha seguito storicamente una logica differente. Durante la Guerra fredda, l’Alleanza considerava la regione cruciale per la sicurezza del Nord Atlantico, con particolare attenzione a Groenlandia, Islanda e Norvegia come elementi chiave del controllo delle rotte marittime e aeree. Con la fine del confronto bipolare, l’attività militare si era ridotta sensibilmente, ma l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha segnato una netta inversione di tendenza. Oggi sette degli otto Stati artici fanno parte della Nato, creando per la prima volta un quadro di sicurezza quasi interamente integrato sul versante occidentale dell’Artico. Gli Stati Uniti costituiscono il principale pilastro militare dell’Alleanza nella regione.

La loro presenza si concentra soprattutto in Alaska e in Groenlandia. In Alaska sono stanziati oltre ventimila militari, dislocati perlopiù presso la Base congiunta Elmendorf-Richardson, nei pressi di Anchorage, e la Base aerea Eielson, nell’interno dello Stato. Queste installazioni ospitano una delle più alte concentrazioni al mondo di caccia di quinta generazione, F-22 e F-35, oltre a reparti terrestri specializzati nelle operazioni in ambiente artico. L’Alaska svolge anche un ruolo centrale nella difesa aerospaziale del Nord America, essendo parte integrante dell’architettura del Norad, il Comando di difesa aerospaziale del Nord America. In Groenlandia, la Base spaziale di Pituffik – ex Base aerea di Thule – rappresenta l’avamposto militare statunitense più settentrionale ed è un nodo fondamentale per la sorveglianza spaziale e l’allerta missilistica.

Ad oggi, l’Esercito degli Stati Uniti schiera in Alaska circa 12 mila uomini. Nel 2022, l’Esercito ha riattivato in Alaska l’11ma Divisione Aviotrasportata. I suoi soldati gestiscono il Centro di addestramento alla guerra in ambiente artico (Northern Warfare Training Center). In modo analogo, il Pentagono sta valutando la riapertura di una struttura della Marina precedentemente dismessa sull’isola di Adak. L’ex base aerea navale di Adak comprende tre moli, due piste da 2.400 metri, un hangar per aeromobili e un’ampia capacità di stoccaggio di carburante.

Gli Stati Uniti non dispongono di basi d’appoggio permanenti dedicate ai sottomarini a propulsione nucleare (Ssn e Ssbn) nella regione artica. Le basi principali per la flotta sottomarina statunitense si trovano in località non artiche come la Stazione navale di Norfolk (Virginia) e la Base navale di Kitsap (Washington), con strutture di appoggio per la manutenzione e il rifornimento nucleare presso il Centro di revisione e manutenzione Trident, a Kings Bay (Georgia) e a Bangor (Washington). I sottomarini statunitensi operano regolarmente nell’Artico (la Uss Nautilus è stata la prima a attraversare il Polo Nord nel 1958), ma lo fanno come parte di dispiegamenti operativi che durano diverse settimane, spesso con l’ausilio di avamposti temporanei come il centro di comando mobile Ice Camp Skate installato durante l’esercitazione biennale Icex sui ghiacci dell’Oceano Artico.

Il Canada affianca gli Stati Uniti nella difesa del Nord America e pone un’enfasi particolare sulla sorveglianza e sull’affermazione della sovranità nella propria versione dell’Artico. La sua presenza è meno concentrata in grandi basi permanenti e maggiormente distribuita attraverso avamposti e strutture di addestramento. La Stazione delle forze canadesi di Alert, nel Nunavut, è l’insediamento permanentemente abitato più a Nord del mondo e svolge funzioni di intercettazione e monitoraggio. A Resolute Bay si trova il principale centro di addestramento artico delle Forze armate canadesi, mentre una rete di piste avanzate – ad esempio a Inuvik, Yellowknife e Iqaluit – consente l’impiego temporaneo di velivoli militari nelle regioni settentrionali. Un elemento distintivo della presenza canadese è costituito dai Ranger canadesi, unità di riservisti in larga parte reclutate tra le popolazioni locali, che forniscono capacità di pattugliamento e conoscenza del territorio difficilmente replicabili con mezzi convenzionali.

In Europa, la Norvegia è tradizionalmente il perno della presenza Nato nell’Artico. Condivide un confine diretto con la Russia e ospita infrastrutture navali e aeree fondamentali lungo la sua costa settentrionale. La base navale di Haakonsvern, nei pressi di Bergen, e il polo logistico di Ramsund, più a Nord, sostengono le operazioni navali nel Mare di Norvegia e nel Mare di Barents. La base aerea di Bodo, storicamente centrale per le missioni di sorveglianza e pattugliamento marittimo, ha visto negli ultimi anni il trasferimento delle principali funzioni operative verso le basi di Orland ed Evenes, oggi nodi chiave per l’impiego dei velivoli da combattimento e da pattugliamento marittimo della Forza aerea norvegese. La Norvegia ospita inoltre il Centro di eccellenza Nato per le operazioni in condizioni climatiche fredde (Cwo Coe) a Elverum, che svolge un ruolo centrale nell’addestramento delle forze alleate destinate a operare in ambiente artico.

La Danimarca esercita la propria presenza militare artica principalmente attraverso la Groenlandia e le Isole Far Oer. Il Comando artico congiunto, con sede a Nuuk, coordina tutte le attività militari danesi nell’area, mentre installazioni logistiche come Gronnedal e la storica pattuglia Sirius, che opera con slitte trainate da cani nel nord-est della Groenlandia, garantiscono una presenza continuativa in territori vastissimi e scarsamente popolati. La cooperazione con gli Stati Uniti, in particolare attorno alla Pituffik Space Base, è un elemento strutturale di questo dispositivo.

L’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato ha ulteriormente rafforzato la postura dell’Alleanza nell’Artico europeo. Entrambi i Paesi dispongono di forze terrestri e aeree addestrate da decenni a operare in condizioni climatiche estreme. La Svezia, in particolare, destina oggi alla difesa oltre l’80 per cento in più rispetto al 2022, secondo il primo ministro svedese Ulf Kristersson. Le unità d’élite dei commando svedesi stanno intensificando l’addestramento in ambiente artico. La Svezia ospita inoltre Marines statunitensi sull’isola di Gotland per testare sistemi missilistici, svolgere addestramento congiunto, accelerare l’integrazione delle Forze armate svedesi nella Nato e inviare un segnale forte alla Russia.

In Svezia, l’area di Boden ospita importanti unità subartiche, mentre in Finlandia la regione di Rovaniemi è il fulcro delle operazioni aeree nel Nord del Paese: vi ha sede il Comando Aereo della Lapponia, da dove operano i caccia finlandesi per la sorveglianza del confine con la Russia. La Finlandia è leader mondiale nella tecnologia e assemblaggio di navi rompighiaccio: alla fine dello scorso anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’intenzione di acquistare dal Paese europeo quattro rompighiaccio per la Guardia costiera, e altre sette navi potrebbero essere realizzate su licenza negli Stati Uniti.

L’integrazione di Svezia e Finlandia nelle strutture Nato ha ampliato la profondità strategica dell’Alleanza e migliorato la continuità territoriale lungo il fianco settentrionale europeo. Accanto agli Stati artici, anche la Cina ha progressivamente costruito una propria presenza, sebbene non si tratti di una presenza militare in senso tradizionale. Pechino si definisce “Stato quasi artico” e, nel corso degli ultimi trent’anni, ha investito in rompighiaccio, navi di ricerca e infrastrutture scientifiche, come la stazione di ricerca “Fiume Giallo” delle Svalbard. Sebbene queste attività siano presentate ufficialmente come civili e scientifiche, diversi osservatori occidentali le considerano parte di una strategia di lungo periodo volta a garantire accesso, conoscenza e potenziali leve in una regione destinata ad acquisire un rilievo strategico crescente.

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