Siria, decreto presidenziale i curdi “parte essenziale” della nazione

Siria, decreto presidenziale i curdi “parte essenziale” della nazione

K metro 0 – Damasco – Il presidente della Siria, Ahmed al Sharaa, ha emanato un decreto che riconosce il curdo come lingua nazionale e i curdi “parte essenziale e integrale” del Paese, in risposta alla “disponibilità” delle Forze democratiche siriane (Fds) di ritirarsi dopo i recenti combattimenti ad Aleppo. Il decreto, riporta l’agenzia di stampa

K metro 0 – Damasco – Il presidente della Siria, Ahmed al Sharaa, ha emanato un decreto che riconosce il curdo come lingua nazionale e i curdi “parte essenziale e integrale” del Paese, in risposta alla “disponibilità” delle Forze democratiche siriane (Fds) di ritirarsi dopo i recenti combattimenti ad Aleppo. Il decreto, riporta l’agenzia di stampa “Sana”, definisce i curdi, dopo anni di marginalizzazione e repressione, “parte essenziale e integrante” del Paese.

Il Presidente Al Sharaa ha anche dichiarato il Nowruz (il capodanno curdo e persiano) come festa nazionale. Infine, il decreto garantisce la nazionalità siriana ai curdi a cui era stata rimossa dopo un censimento del 1962. Al Sharaa, in un discorso trasmesso dalle emittenti nazionali, ha invitato i curdi “a partecipare attivamente alla costruzione della nazione”, assicurando che i loro diritti verranno garantiti.

Da parte sua, il ministro della Cultura siriano, Mohammad Yassin al Saleh, ha elogiato la decisione di Al Sharaa e ha sottolineato che la cultura siriana, basata sul principio della partnership storica, “non è altro che il prodotto della narrazione delle civiltà che si sono succedute l’una all’altra sul suolo siriano e vi sono fiorite”. In un post su X, Al Saleh ha affermato che con il decreto, il presidente “ribadisce il proprio impegno per una Siria, una terra e un popolo uniti, concedendo ai cittadini curdi i diritti che erano stati loro tolti dal regime deposto”. Per il ministro della Cultura, “i curdi siriani sono sempre stati, e continueranno a essere, più grandi che ridotti a un capriccio politico o vincolati da un’agenda ideologica. Sono persone di terra, lingua, civiltà e cultura, con realizzazioni storiche attestate dal tempo”.

Intanto, l’esercito siriano è entrato a Deir Hafer, 50 chilometri a est della città di Aleppo, nel nord-ovest della Siria, dopo che le Forze democratiche siriane (Fds, coalizione di milizie a maggioranza curda) hanno annunciato il ritiro dall’area nelle prime ore del mattino di oggi. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa siriana “Sana”, l’esercito di Damasco ha fatto sapere di avere il “pieno controllo della città” e di essere a lavoro per lo sminamento e per eliminare altri residui bellici. L’annuncio del controllo di Deir Hafer da parte dell’esercito è arrivato dopo gli attacchi condotti ieri contro le Fds in aree che le forze curde starebbero usando, secondo il governo, “come base per lanciare operazioni terroristiche verso la città di Aleppo e la parte orientale del Paese”.

In risposta agli attacchi, il leader delle Fds Mazloum Abdi (noto anche come Mazloum Kobani) aveva annunciato il ritiro verso la parte orientale del fiume Eufrate. “In base al confronto con Paesi amici e con i mediatori abbiamo deciso di ritirare le nostre forze da domani alle 7 (ora locale, le 5 del mattino in Italia)”, aveva scritto ieri sera Abdi in un post su X, sottolineando “l’impegno ad attuare l’accordo del 10 marzo”. Il riferimento è agli accordi per la piena integrazione dei territori curdi nello Stato siriano, raggiunto a marzo ma ancora in fase di attuazione.

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