K metro 0 – Venezia – Non tradisce neanche questa volta il regista coreano Park Chan-Wook che porta a Venezia, in concorso, il film “Non c’è altra scelta”. Le tematiche sono quelle che abbiamo già conosciuto negli altri suoi precedenti film (“Old Boy”, “Lady vendetta “), ovvero l’uomo comune che viene spinto dagli eventi a
K metro 0 – Venezia – Non tradisce neanche questa volta il regista coreano Park Chan-Wook che porta a Venezia, in concorso, il film “Non c’è altra scelta”.
Le tematiche sono quelle che abbiamo già conosciuto negli altri suoi precedenti film (“Old Boy”, “Lady vendetta “), ovvero l’uomo comune che viene spinto dagli eventi a trasformarsi in vendicatore.
Il film racconta di You Man-su (Lee Byung Hun), uomo felice, che improvvisamente, dopo aver dedicato 25 anni della propria vita alla Paper Moon, azienda cartiera, viene licenziato perché “non c’è altra scelta”, gli comunicano i dirigenti. A quel punto l’uomo qualunque si trasforma, deciso a regolare i conti con i colleghi che lo hanno licenziato. Il film alterna i toni drammatici a quelli di una violenza surreale, quasi tarantiniana, a cui la cinematografia coreana ci ha abituati (Bong Joon-ho, Kim ki-du).

Lee Byung Hun
Il regista coreano sembra voler indicare nella crisi dei valori fondativi dell’Occidente, tra cui appunto il lavoro, sempre più messo in crisi da politiche puramente speculative delle multinazionali, la causa delle reazioni violente dell’uomo novecentesco.
Bisognerà aspettare dicembre per vederlo nelle sale italiane con la distribuzione Lucky Red.
Anche nel film del francese “A’ pied d’oeuvre”di Valerie Donzelli, anch’esso in concorso, il lavoro è il tema principale. Ispirato ad una storia vera, quella di Franck Courtes, un fotografo ben pagato che a un certo punto della sua vita decide di abbandonare la fotografia a favore della scrittura. Arte che non sembra consentigli di sopravvivere, tanto che è costretto a svolgere piccoli lavoretti sottopagati per andare avanti. Il film ricorda i romanzi di Vitalino Trevisan (“Works”), che come pochi ha saputo raccontare l’alienazione del lavoratore. Perfetto il protagonista, Bastien Bouillon, già alla quarta collaborazione con la regista Donzelli. Possibile premio alla Mostra, sia per la Coppa Volpi che per il Leone d’oro.
di Alessandro Corsi