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Dal 2015, la polizia ha ferito 120.000 persone durante le proteste in tutto il mondo

K metro 0 – Parigi – Lunedì 21 marzo. La forza delle immagini: i flics affrontano i manifestanti  che protestano contro la riforma delle pensioni in Place de la Republique, in una foto di Gauthier Bedrignans pubblicata da France Presse. Mercoledì 22 marzo. La forza delle parole. Di denuncia. In un rapporto pubblicato da Physicians

K metro 0 – Parigi – Lunedì 21 marzo. La forza delle immagini: i flics affrontano i manifestanti  che protestano contro la riforma delle pensioni in Place de la Republique, in una foto di Gauthier Bedrignans pubblicata da France Presse.

Mercoledì 22 marzo. La forza delle parole. Di denuncia. In un rapporto pubblicato da Physicians for Human Rights (Medici per i Diritti Umani), INCLO (una rete di 15 organizzazioni nazionali indipendenti per i diritti civili) e Omega Foundation, un’associazione britannica che conduce rigorose ricerche sulla produzione, il commercio e l’uso di tecnologie militari, di sicurezza e di polizia.

Più di 120.000 persone sono state ferite da lacrimogeni o proiettili di gomma sparati dalla polizia durante le manifestazioni in tutto il mondo dal 2015, secondo il rapporto delle tre associazioni, che   hanno esaminato i referti medici redatti, tra l’altro, durante il movimento dei “gilet gialli” in Francia, i cortei antirazzisti del movimento Black Lives Matter o le manifestazioni per la democrazia a Hong Kong e in Birmania.

Sulla base di queste informazioni, necessariamente frammentarie, il rapporto descrive l’impatto sulla salute delle armi “non letali”  utilizzate dalla polizia di tutto il mondo a fronte del “legittimo esercizio di un diritto democratico”.

Le organizzazioni che fanno capo a INCLO, ritengono che i diritti fondamentali di protestare ed esprimere opinioni in pubblico siano fondamentali per una democrazia che funzioni. Lo Stato deve garantirli  e consentire alle persone di esprimere le proprie preoccupazioni liberamente e in sicurezza.

Ma in molti paesi, la polizia ricorre spesso all’uso eccessivo della forza per disperdere le folle, mentre i governi introducono leggi restrittive e approvano pratiche che riducono la capacità di manifestazione del dissenso, e chi protesta è spesso perseguitato e vittima di violazioni dei diritti umani.

Secondo il rapporto appena pubblicato, lacrimogeni e altre sostanze chimiche irritanti hanno ferito 119.113 persone negli ultimi sette anni. Di queste, il  4% è stato ricoverato in ospedale o ha subito un intervento chirurgico. Almeno quattordici persone sono morte dopo aver inalato questi gas.

Le  cosiddette “Flash Ball” (i proiettili di gomma, à létalité atténuée, definiti “meno letali” ma non esplicitamente “non letali”, lanciati da fucili brevettati dall’azienda francese Verney-Carron), hanno ferito 2.190 persone, il 65% delle quali agli occhi. Almeno 945 hanno riportato danni   permanenti e 12 sono morte per questo impatto, secondo gli autori del rapporto che descrivono anche le conseguenze di granate stordenti, cannoni ad acqua o manganelli.

Secondo loro, le forze dell’ordine, anche nei paesi democratici, tendono ad abusare del loro potere di fronte ai movimenti di protesta che si sono moltiplicati dall’inizio del XXI secolo. Ma invece di disperdere le folle, “questo porta spesso a rinnovate tensioni e a un’escalation dei conflitti”, lamentano le organizzazioni., che raccomandano di regolamentare meglio queste armi, di addestrare meglio gli ufficiali al loro uso e di non usarle indiscriminatamente.

Nonostante il loro uso frequente in tutto il mondo, infatti, “non esiste alcuna regolamentazione significativa o obbligo di registrazione dei dati per le forze di polizia della stragrande maggioranza dei paesi”, si è rammaricato il principale autore del rapporto.

(franceinfo/AFP)

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