Usa, Corte suprema annulla i principali dazi di Trump, PMI chiedono rimborsi

Usa, Corte suprema annulla i principali dazi di Trump, PMI chiedono rimborsi

K metro 0 – Washington – La decisione della Corte suprema degli Stati Uniti smantella la parte più ampia del programma tariffario del presidente Donald Trump ma lascia intatte le misure adottate per motivi di sicurezza nazionale su acciaio, alluminio e automobili, lo riferiscono fonti giudiziarie e legali citate dalla rivista “Time” e riportate da

K metro 0 – Washington – La decisione della Corte suprema degli Stati Uniti smantella la parte più ampia del programma tariffario del presidente Donald Trump ma lascia intatte le misure adottate per motivi di sicurezza nazionale su acciaio, alluminio e automobili, lo riferiscono fonti giudiziarie e legali citate dalla rivista “Time” e riportate da Nova.

Donald Trump ha definito “una vergogna” la sentenza della Corte Suprema che ha annullato parte dei dazi da lui già imposti. Lo riferisce la “Cnn”, citando fonti presenti durante la colazione alla Casa Bianca con i governatori di questa mattina. Trump ha quindi detto ai presenti di avere in mente un piano alternativo.

La sentenza non invalida infatti tutti i dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Restano in vigore le tariffe imposte ai sensi della Sezione 232 della Legge sull’espansione commerciale del 1962, giustificate da valutazioni di sicurezza nazionale condotte dal dipartimento del Commercio. Tali misure – che riguardano, tra l’altro, acciaio, alluminio, automobili e altri prodotti specifici – non erano oggetto del ricorso esaminato dalla Corte. Il verdetto colpisce invece il ricorso estensivo alla Legge sui poteri economici in caso di emergenza internazionale (Ieepa), strumento utilizzato dall’amministrazione per imporre dazi su larga scala. Con la bocciatura di questa base giuridica, la Casa Bianca si trova ora con margini di manovra più ristretti.

Tra le opzioni residue vi è il ricorso ad altre disposizioni della Legge sull’espansione commerciale per introdurre tariffe temporanee. Tuttavia, tali strumenti prevedono limiti stringenti: in genere aliquote non superiori al 15 per cento e una durata massima di 150 giorni, oltre all’obbligo di presentare specifiche motivazioni economiche suscettibili di ricorsi giudiziari. Un’altra strada percorribile sarebbe l’avvio di nuove indagini su pratiche commerciali ritenute sleali ai sensi della Sezione 301 della normativa commerciale statunitense. Anche in questo caso, però, la procedura richiede mesi prima di poter eventualmente condurre all’imposizione di nuovi dazi.

Il presidente Trump potrebbe inoltre chiedere al Congresso l’approvazione di una legge che gli conferisca esplicitamente poteri tariffari più ampi. Tale ipotesi appare tuttavia complessa sul piano politico, alla luce della maggioranza repubblicana risicata in entrambe le Camere. La decisione della Corte suprema, comunque, non annulla automaticamente eventuali intese commerciali come quelle con l’Unione europea e con la Cina, ma ne ridimensiona la leva negoziale e può aprire la strada a una rinegoziazione. La sentenza colpisce infatti la legittimità di specifiche misure tariffarie adottate tramite poteri di emergenza, non i trattati o gli accordi in sé. Diverso è il piano politico ed economico. Se l’intesa con Bruxelles fosse stata negoziata sotto la minaccia o nell’ambito di dazi ora dichiarati illegittimi, l’Unione europea potrebbe sostenere che è venuta meno la pressione che aveva favorito il compromesso. In tal caso, l’accordo resterebbe formalmente valido ma potrebbe essere oggetto di revisione.

Intanto, una coalizione di oltre 800 piccole imprese provenienti da tutti gli Stati Uniti ha reagito alla decisione della Corte suprema chiedendo rimborsi immediati alle aziende per le tariffe che hanno pagato. Lo riferisce l’emittente “Nbc News”, secondo cui la coalizione “We Pay the Tariffs” ha scritto in un comunicato: “Una vittoria legale è priva di significato se non si traduce in un reale sollievo per le aziende che hanno pagato queste tariffe. L’unica azione responsabile per l’amministrazione ora è stabilire un processo di rimborso rapido, efficiente e automatico che restituisca il denaro delle tariffe alle aziende che lo hanno pagato,” ha dichiarato.

Inoltre, anche la Main Street Alliance, un’organizzazione che rappresenta 30 mila piccoli imprenditori, ha accolto con favore la decisione della Corte e ha chiesto i rimborsi. “L’amministrazione ha presentato queste tariffe come un segno di forza. Quello che i nostri membri hanno vissuto è stato il caos. Tariffe che aumentano da un giorno all’altro. Nessuna fase di gradualità. Nessun orizzonte di pianificazione,” ha scritto il gruppo in un comunicato. “La Corte ha appena ricordato a tutti che i poteri d’emergenza non sono un assegno in bianco. Ora l’attenzione dovrebbe concentrarsi sul restituire alle aziende che sono state effettivamente tassate secondo un quadro normativo illegittimo il denaro pagato.”

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Che tempo fa