K metro 0 – Roma – A Via Cippico, 10, nel quartiere giuliano-damata di Roma-Laurentino, che sin da fine anni ’40, ha accolto moltissimi italiani delle terre istriane, giuliane e dalmate (esuli per l’avvento del comunismo titoista con la “pulizia etnica” delle foibe), l’Archivio- Museo Storico di Fiume custodisce da decenni la loro memoria collettiva, testimoniata da
K metro 0 – Roma – A Via Cippico, 10, nel quartiere giuliano-damata di Roma-Laurentino, che sin da fine anni ’40, ha accolto moltissimi italiani delle terre istriane, giuliane e dalmate (esuli per l’avvento del comunismo titoista con la “pulizia etnica” delle foibe), l’Archivio- Museo Storico di Fiume custodisce da decenni la loro memoria collettiva, testimoniata da molti documenti e reperti storici e da una vasta biblioteca. Direttore, lo storico Marino Micich (nato nel 1960 a Roma da genitori dalmati profughi provenienti da Zara, oggi Zadar), che con passione porta avanti una fitta rete di contatti internazionali – specie coi vertici dello Stato croato, negli ultimi anni finalmente disponibili a un dialogo maturo con l’Italia- e una ricerca storica concretizzatasi in piu’ saggi di adeguato rilievo critico.
L’anno scorso, Micich ha pubblicato “Togliatti, Tito e la Venezia Giulia – La guerra, le foibe, l’esodo – 1943-1954” (Mursia, Milano): che documenta la sostanziale accondiscendenza del PCI di Togliatti (col suo uomo di punta a Trieste, Vincenzo Bianco) alle mire di Tito, sino al ‘47 ancora fortemente legato a Mosca, su quanto piu’ territorio italiano fosse possibile. Ora .Marino Micich ha dato alle stampe, sempre per i tipi di Mursia, “Fiume addio!- L’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo”. L’ Autore ricostruisce il destino della popolazione italiana di Fiume dalla Seconda guerra mondiale all’esodo di massa di circa 300.000 italiani dalle terre giuliane, fiumane e dalmate. Si ripercorrono gli eventi dal 1940 al 1954: l’occupazione militare jugoslava nel 1945, la dura repressione del nuovo regime comunista, le violenze subite e la lenta scomparsa dell’identità italiana nella città di Fiume e nelle vicine terre istriane.
E’ un tributo alla memoria storica, certo, ma anche un invito rivolto ai giovani ricercatori europei a esplorare le complesse vicende storiche e politiche dei territori che si affacciano sull’Adriatico orientale, ancora oggetto di narrazioni parziali e strumentali, spesso viziate dall’’ideologia comunisteggiante, dura a morire. Una lettura fondamentale per chiunque voglia capire, raccontare e tramandare la complessa epopea degli italiani di Fiume, Zara e dell’Istria nel “Secolo degli orrori” e in seguito.
Sin dal Medioevo, Fiume era stata uno dei tanti Comuni italici lungo la costa adriatica orientale. Con Trieste, Fiume divenne dal XVI secolo, dominio degli Asburgo: ma le caratteristiche identitarie di queste città furono sempre riconosciute dal governo di Vienna, entrando anche, ufficialmente, negli Statuti comunali. I fiumani, in particolare, coltivarono l’idea di poter rappresentare un “Corpus Separatum” nell’ambito dell’Impero asburgico: status giuridico poi codificato, nel 1779, dall’imperatrice Maria Teresa. Su tutti questi temi, significativa è la mostra documentale – aperta sino al 20 febbraio-“Fiume la Città del Ricordo”(organizzatori, l’Archivio di Stato di Roma e la Società di Studi Fiumani, all’Archivio di Stato dell’Urbe in Corso Rinascimento: ingresso libero dal mercoledi al venerdi, ore 14.00-18.00).
L’esposizione contiene una serie di documenti e cimeli di grande importanza per la storia della città dal Rinascimento in poi. Che documentano le manifestazioni di autonomia amministrativa nel contesto dell’Impero asburgico, l’amministrazione napoleonica con la creazione delle “Province illiriche”, i primi fermenti indipendentisti di Otto-Novecento; sino alla Grande guerra e all’avventura fiumana di D’Annunzio nel ’19-’20, alle tensioni interetniche durante il fascismo, alla Seconda guerra mondiale e alle tragedie delle Foibe e dell’Esodo.













