K metro 0 – Bruxelles – Da oggi 5 febbraio 2026 il mondo e l’Europa sono posti decisamente meno sicuri e più esposti all’instabilità strategica. Una realtà più opaca, frammentata e pericolosa. Per la prima volta dalla fine degli anni ’60 – nel 1968 fu firmato il trattato di non proliferazione nucleare, fondato su un
K metro 0 – Bruxelles – Da oggi 5 febbraio 2026 il mondo e l’Europa sono posti decisamente meno sicuri e più esposti all’instabilità strategica. Una realtà più opaca, frammentata e pericolosa.
Per la prima volta dalla fine degli anni ’60 – nel 1968 fu firmato il trattato di non proliferazione nucleare, fondato su un patto fondamentale: gli Stati non nucleari rinunciavano all’arma atomica in cambio dell’impegno delle potenze nucleari al progressivo disarmo – non esiste più alcun limite legale e vincolante agli arsenali nucleari delle due superpotenze ,che detengono, secondo le ultime stime, il 90 per cento delle armi atomiche mondiali.
Firmato nel 2010 da Barack Obama e Dimitrij Medvedev, il New Start aveva fissato limiti chiari: 1550 testate nucleari strategiche per ciascuna parte, 700 vettori strategici e 800 lanciatori totali. Una sorta di polmone della stabilità strategica perché oltre ad aver posto dei limiti, vincolava le potenze nucleari ad un sistema rigoroso di ispezioni reciproche, scambi di dati, notifiche e trasparenza. Un sistema fondato sulla fiducia che ha continuato a funzionare anche quando le relazioni tra Mosca e Washington si sono deteriorate, in seguito alle aggressioni russe alla Georgia, in Crimea e poi nel Donbass. La rete dei controlli ha continuato a funzionare, garantendo l’equilibrio. Fino al 2023 quando unilateralmente Vladimir Putin, in risposta all’ applicazione delle sanzioni occidentali per l’invasione dell’Ucraina, decise di sospendere il New Start. Trasformato in un guscio vuoto, dove le ispezioni sono state sostituite dalle stime dei servizi di intelligence e da un clima di sospetti crescenti.
Mosca ha usato la scadenza del 5 febbraio 2026, nel vuoto di controlli dei tre anni precedenti, come arma di ricatto. Ha avanzato l’ipotesi di uno scambio tra sovranità dell’Ucraina e firma di un nuovo trattato. Fine del supporto militare ed economico a Kiev, riconoscimento dei territori invasi, ben oltre l’occupazione effettiva da parte delle truppe russe, in cambio di una disponibilità a sottoscrivere un nuovo trattato. Uno schema in cui il controllo degli armamenti non è più un obiettivo di bene comune, ma una moneta di scambio transnazionale; una logica ben compresa da Donald Trump. La Russia ha tentato e tenterà di usare l’ombra del proprio arsenale nucleare per forzare l’occidente ad abbandonare l’Ucraina, trasformando così un trattato di sopravvivenza planetaria in uno strumento di pressione bellica. Non è chiaro se e quando un nuovo quadro emergerà. Il presidente americano vorrebbe coinvolgere nei negoziati la Cina che negli ultimi 5 anni ha raddoppiato le testate, ma la diplomazia erratica di Potus non si presta a trattative altamente complesse e disciplinate, oltrechè lunghe e poco mediatiche.
In questo ambiente opaco anche le potenze non nucleari- sin qui protette dall’ombrello americano e garantite dalla deterrenza- saranno tentate dall’arma atomica. Così si spiegano i dibattiti neppure troppo sotterranei in corso in Giappone, in Polonia, Corea del Sud , Ucraina ed altrove.Per l’Europa la fine del New Start è un colpo durissimo. Il continente è il più esposto, schiacciato tra due spinte centrifughe: l’autocrazia russa che rigetta ogni vincolo in cambio della propria espansione verso il traguardo della ” Grande Russia”, e la nuova postura americana influenzata dagli oligarchi digitali e ostile all’Europa, oltreché mal disposta ad investire per la protezione europea. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute , la Russia possiede circa 1477 armi nucleari tattiche, contro le 200 degli Usa. E sono proprio quelle che nell’ipotesi di conflitto regionale potrebbero essere usate, anche in caso di scontro convenzionale con la Nato. Che si è dotata di sistemi d’arma a lungo raggio ed alta precisione in grado di colpire anche obiettivi strategici come le forze nucleari russe. Il loro possesso rende gli stati europei vulnerabili ad attacchi nucleari di Mosca.
Da domani non ci sarà più la certezza di quel che accade nei silos russi o statunitensi. Siamo entrati in una fase di riarmo senza regole, dove la libertà di osare delle superpotenze calpesta il diritto internazionale.













