K metro 0 – Amsterdam – A Londra lo avrebbero chiamato “Jack lo stupratore”. Ma diversamente da “Jack the ripper” (lo squartatore) il serial killer dell’East End, che le donne le eviscerava, Jean T. si limitava a violentarle. Un Barbablu fiammingo che per 20 anni ha stuprato la figlia (adottiva) da quando aveva 14 anni
K metro 0 – Amsterdam – A Londra lo avrebbero chiamato “Jack lo stupratore”. Ma diversamente da “Jack the ripper” (lo squartatore) il serial killer dell’East End, che le donne le eviscerava, Jean T. si limitava a violentarle.
Un Barbablu fiammingo che per 20 anni ha stuprato la figlia (adottiva) da quando aveva 14 anni e in seguito anche la giovane cognata della ragazza, perché la moglie non riusciva più a soddisfarlo, come ha raccontato durante la confessione dopo il suo arresto.
La storia ricorda quella dell’ingegnere austriaco Josef Fritzl, “il mostro di Amstetten”, che stuprò la figlia Elisabeth (con cui ebbe sette bambini) tenendola segregata per 24 anni in un bunker sottocasa da lui costruito, senza mai vedere la luce del sole.
La figlia di Jean T., il “mostro di Turnhout”, nella regione di Anversa, la luce invece la vedeva. Ma, come Elisabeth, è stata violentata almeno tremila volte.
Condannato in primo grado lo scorso giugno a cinque anni di carcere, per i ripetuti stupri sulle due minorenni che vivevano nella sua casa, Jean T (che ha oggi 74 anni), è comparso in tribunale martedì per appello, riporta “Het Laatste Nieuws”, il quotidiano belga (in lingua fiamminga) più diffuso nel paese di Tintin. Secondo le parti civili e l’accusa, gli abusi sarebbero durati quasi vent’anni.
“Ho fatto i calcoli: stiamo parlando di un totale di 3.000-5.000 stupri”, dice Tom Van Gestel, l’avvocato di una delle vittime.
Nel maggio dello scorso anno, il tribunale penale lo ha condannato a cinque anni di carcere, tre dei quali da scontare. I due restanti sono stati sospesi a causa dell’irragionevole ritardo nel procedimento. Jan T. ha presentato ricorso e il caso verrà nuovamente discusso dalla Corte d’Appello.
L’imputato non si era presentato al processo iniziale, con la giustificazione che soffriva di mal di schiena. “Ma era chiaramente abbastanza in forma da avere rapporti sessuali quotidiani con ragazze di 45 anni più giovani di lui”, aveva dichiarato l’avvocato Van Gestel all’epoca.
La prima vittima si era trasferita a vivere con Jan T. all’età di quattro anni, insieme ai suoi genitori e al fratello. Dal 2000 in poi, quando aveva dieci anni, sarebbe stata violentata più volte a settimana fino all’ottobre 2019, quando sporse finalmente denuncia.
A partire dal 2016, Jean T. avrebbe aggredito sessualmente anche una seconda vittima, anch’essa residente nella stessa casa. Si trattava della cognata della prima vittima. Gli abusi sarebbero continuati per circa tre anni. “Ciò rappresenta altri 500-1.000 stupri”, ha continuato l’avvocato Van Gestel, facendo un paragone con il caso Josef Fritzl in Austria.
Secondo il pubblico ministero Catherine Dederen, gli abusi sulla prima vittima sono iniziati quando l’imputato le ha chiesto di guardare la televisione con lui a letto. “È iniziata con le carezze, poi i baci, prima di passare alla penetrazione”, ha spiegato. “L’uomo le aveva detto che doveva rimanere un segreto e che nessun altro in famiglia poteva saperlo. La vittima, tuttavia, sapeva che non era normale, ma era diventata una routine. Una situazione subita passivamente per farla finire il più in fretta possibile”.
Per quanto riguarda la seconda vittima, gli stupri sarebbero iniziati dopo che l’imputato le aveva mostrato dei film pornografici, affermando di voler ricreare quelle scene. “Le aggressioni avvenivano quotidianamente, tranne durante il ciclo mestruale. Le ragazze a volte fingevano che il ciclo fosse più lungo per evitarle per qualche giorno in più”.
Jan T. nega di aver commesso alcun reato. Ammette di aver avuto rapporti sessuali con le due ragazze, ma sostiene che fossero consensuali e iniziati solo dopo il compimento dei 18 anni. “È difficile immaginare che una ragazza decida improvvisamente, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, di avere rapporti sessuali con un uomo di 57 anni che è stato il suo padre adottivo per quattordici anni”, ha ribattuto l’avvocato Van Gestel.
Interrogato dalla polizia sulla natura consensuale delle relazioni, l’imputato ha dichiarato: “Se scendono dalle scale in mutande, è perché lo vogliono”. Durante le indagini, l’uomo ha ripetutamente dichiarato di essere disposto a sottoporsi al test della macchina della verità, salvo poi sottrarvisi ogni volta.
La procura non esclude l’esistenza di altre vittime. Un’altra persona sarebbe stata identificata, ma ha rifiutato di sporgere denuncia. Le due vittime hanno ricevuto un risarcimento danni rispettivamente di 15.000 e 10.000 euro.













