Voli Israele-Sudafrica: l’inchiesta sui gazawi deportati e il ruolo dell’Ong Al-Majd Europe

Voli Israele-Sudafrica: l’inchiesta sui gazawi deportati e il ruolo dell’Ong Al-Majd Europe

K metro 0 – Gerusalemme Est – Due voli ad alta quota, partiti da Israele e diretti in Sudafrica, hanno trasportato non merci né armamenti, ma esseri umani. A bordo, oltre 300 cittadini palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza, atterrati all’aeroporto OR Tambo di Johannesburg in due momenti distinti: il primo il 28 ottobre, il

K metro 0 – Gerusalemme Est – Due voli ad alta quota, partiti da Israele e diretti in Sudafrica, hanno trasportato non merci né armamenti, ma esseri umani. A bordo, oltre 300 cittadini palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza, atterrati all’aeroporto OR Tambo di Johannesburg in due momenti distinti: il primo il 28 ottobre, il secondo il 13 novembre. A portare alla luce la vicenda è stata un’inchiesta di Al Jazeera, ripresa e approfondita da Fanpage, che ha ricostruito l’organizzazione di queste evacuazioni e i soggetti coinvolti.

Secondo le indagini giornalistiche, i voli sarebbero stati organizzati da una sedicente organizzazione non governativa chiamata Al-Majd Europe, che avrebbe promesso ai passeggeri un trasferimento verso “un Paese europeo più sicuro”. Una destinazione che, nei fatti, non è mai stata raggiunta. In cambio, ogni persona avrebbe pagato somme comprese tra i 1.500 e i 5.000 dollari. Una volta atterrati in Sudafrica, i passeggeri hanno raccontato alle autorità locali di non sapere dove fossero diretti e di non essere in possesso di documenti di viaggio, visti o biglietti di ritorno. Oggi si trovano in una condizione di limbo giuridico: senza titoli per restare legalmente nel Paese e senza timbri di uscita che consentano un rientro. “Il Sudafrica è fermamente contrario a questo piano di espulsioni e non è disposto ad accettare nuovi voli”, ha dichiarato il ministro degli esteri sudafricano Ronald Lamola. “Riteniamo che l’arrivo del gruppo faccia parte di un piano più ampio per trasferire i palestinesi in varie regioni del mondo”, ha affermato Lamola già a novembre scorso.

Secondo Al Jazeera, questi voli potrebbero inserirsi in un più ampio piano di sfollamento forzato dei gazawi, organizzato con il coinvolgimento diretto delle autorità israeliane. “I viaggi – ha spiegato a Fanpage il giornalista di Al Jazeera Ibrahim Refaat – sono avvenuti attraverso il valico di Kerem Shalom, poi verso l’aeroporto Ramon in Israele, con uno scalo a Nairobi, in Kenya”.

Il primo volo, con circa 176 persone, è arrivato a Johannesburg il 28 ottobre senza che le autorità sudafricane ne fossero informate. Il secondo, con 153 passeggeri, è atterrato il 13 novembre ed è stato intercettato solo poche ore prima dell’arrivo grazie alle segnalazioni dei familiari dei passeggeri del primo gruppo. A raccontarlo è il dottor Imtiaz Sooliman, fondatore e presidente dell’Ong sudafricana Gift of the Givers, che ha seguito la vicenda sul posto.

“Quando hanno attraversato il confine tra Gaza e Israele non è stato permesso loro di portare né vestiti né oggetti personali”, ha riferito Sooliman. Dopo il trasferimento all’aeroporto Ramon, i passeggeri sarebbero stati imbarcati su un volo charter di una compagnia rumena diretto in Kenya e, successivamente, su un aereo della compagnia sudafricana Global Aviation, nota come Lyft Airlines.

“Non avevano documenti, né una sistemazione confermata, né biglietti di ritorno”, ha aggiunto Sooliman. Secondo il racconto dell’operatore umanitario, ai passeggeri era stato promesso un alloggio temporaneo, assistenza e un futuro stabile in un Paese straniero non meglio specificato. Le persone del primo volo sarebbero state ospitate solo per una o due notti in strutture fatiscenti, in alcuni casi anche in bordelli, da cui avrebbero tentato di fuggire. Il secondo gruppo è rimasto bloccato per ore all’interno dell’aeromobile, finché il governo sudafricano non ha concesso visti turistici temporanei di tre mesi.

Resta centrale la domanda sul perché Israele permetta questo tipo di partenze, mentre continua a bloccare l’evacuazione di pazienti feriti e studenti ammessi in università straniere. Secondo il giornalista di Gaza intervistato da Fanpage, la risposta sta nell’assenza di procedure ufficiali: “Chi parte con questi voli non riceve timbri di uscita sul passaporto, rendendo difficile un ritorno. Studenti e pazienti, invece, necessitano di procedure formali e intendono rientrare, cosa che Israele non favorisce”, anche perché portano la voce della Palestina e di Gaza all’estero e svolgono un ruolo accademico e sociale.

In questo contesto si inserisce il ruolo di Al-Majd Europe. L’organizzazione promuove sui social media la migrazione dei gazawi, utilizzando account e contenuti generati con l’intelligenza artificiale e una rete di attivisti, perlopiù all’estero. Gaza viene descritta come un luogo senza futuro, mentre la partenza viene presentata come unica possibilità di sopravvivenza.

Sul proprio sito web, Al-Majd Europe dichiara di operare dal 2010 e di fornire aiuti umanitari e opportunità educative. Tuttavia, secondo Fanpage, all’indirizzo indicato a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est, non risulta alcuna sede reale dell’Ong. Le inchieste di Al Jazeera e Haaretz sostengono che si tratti di un’entità di facciata: il sito sarebbe stato registrato solo nel febbraio 2025 e le immagini dei dirigenti sarebbero generate artificialmente.

Secondo Haaretz, Al-Majd sarebbe collegata al “Voluntary Emigration Bureau”, un ufficio interno al Ministero della Difesa israeliano creato nel 2025 per facilitare la partenza di cittadini palestinesi residenti Gaza verso Paesi terzi. Un meccanismo che consentirebbe allo Stato di Israele di presentare le deportazioni come iniziative private, mascherando il coinvolgimento istituzionale in un processo che, secondo diverse inchieste internazionali, configura una strategia di espulsione sistematica della popolazione gazawi. Il tutto accade sotto gli occhi del mondo.

di Fabrizio Federici con Redazione

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