Libia: forniture di gas all’Italia in calo di quasi il 30 per cento nel 2025

Libia: forniture di gas all’Italia in calo di quasi il 30 per cento nel 2025

K metro 0 – Tripoli – Nel 2025 la Libia ha esportato in Italia circa 1 miliardo di metri cubi di gas, in calo di quasi il 30 per cento rispetto agli 1,4 miliardi del 2024 e ben al di sotto dei livelli del 2023, ultimo anno di flussi più elevati. È quanto emerge da

K metro 0 – Tripoli – Nel 2025 la Libia ha esportato in Italia circa 1 miliardo di metri cubi di gas, in calo di quasi il 30 per cento rispetto agli 1,4 miliardi del 2024 e ben al di sotto dei livelli del 2023, ultimo anno di flussi più elevati. È quanto emerge da elaborazioni di “Agenzia Nova” su dati industriali e di rete. Il dato segna una flessione di circa 400 milioni di metri cubi rispetto al 2024, quando secondo Snam le importazioni dalla Libia avevano raggiunto 1,4 miliardi di metri cubi. Il calo appare ancora più marcato se confrontato con il 2023, quando attraverso il gasdotto Greenstream erano transitati circa 2,5 miliardi di metri cubi standard, pari allora al 4 per cento delle importazioni complessive di gas dell’Italia, via gasdotto e via nave.

Secondo le stime di “Nova”, nel 2025 le quantità importate dalla Libia si collocano al di sotto del 2 per cento del totale, a conferma del progressivo ridimensionamento del suo peso nel mix di approvvigionamento italiano. Un segnale evidente della fase attuale arriva dall’operatività del Greenstream. Dal 27 novembre scorso, secondo la mappa interattiva di Snam, i flussi in ingresso a Gela risultano attivi solo per alcune ore al giorno, con volumi intorno a 1,5 milioni di metri cubi standard al giorno (MSm3), circa la metà dei 3 MSm3 che si registrano quando il gasdotto opera a regime ordinario. Valori che restano comunque molto lontani dalla capacità massima teorica dell’infrastruttura, stimata in circa 10 miliardi di metri cubi annui. Situazioni analoghe si erano già verificate durante l’estate e all’inizio del 2025, in parte per interventi di manutenzione programmata, in parte per motivazioni non chiarite ufficialmente.

Fonti libiche indicano ad “Agenzia Nova” che sul calo dei flussi potrebbe aver inciso una chiusura parziale del gasdotto sul lato libico, legata a proteste locali o a problemi operativi. “Circolano voci, come spesso accade, ma al momento non c’è alcuna conferma ufficiale”, riferisce una fonte vicina al dossier, sottolineando che l’area interessata è “particolarmente sensibile e soggetta a proteste ricorrenti”.

Tuttavia, secondo un’altra fonte industriale, non risulterebbe alcun collegamento tra eventuali proteste o tensioni locali e i volumi di gas attualmente inviati verso l’Italia, che sarebbero invece determinati da fattori di domanda interna libica e da valutazioni di natura tecnica nella gestione dei flussi.

Il rallentamento appare comunque in controtendenza rispetto alle dichiarazioni del Governo di unità nazionale (Gun) di Tripoli, che ha più volte indicato l’espansione dell’export di gas come una priorità strategica. Un obiettivo che si scontra però con vincoli finanziari e infrastrutturali. La National Oil Corporation (Noc) soffre di carenze di liquidità che limitano gli investimenti necessari per la manutenzione degli impianti e lo sviluppo di nuovi progetti, un nodo che rischia di ridimensionare anche i messaggi di ottimismo attesi in occasione del Libya Energy & Economic Summit, in programma dal 24 al 26 gennaio.

Sul fronte interno, la Libia continua inoltre a disperdere una parte significativa del gas prodotto a causa del flaring, la combustione in torcia del gas associato all’estrazione di petrolio. La Noc ha annunciato di aver ridotto il flaring di circa 2,8 milioni di metri cubi di gas al giorno grazie all’attuazione di cinque progetti avviati nel corso del 2025, con l’obiettivo di tagliare ulteriori 3,4 milioni di metri cubi al giorno entro il 2026 e raggiungere una riduzione complessiva del 60 per cento entro il 2030. Il gas recuperato viene destinato prevalentemente alla rete costiera, a supporto delle centrali elettriche e degli impianti petrolchimici, contribuendo a migliorare l’efficienza del sistema energetico nazionale. Tuttavia, si tratta di volumi marginali se rapportati alla produzione complessiva di gas della Libia, stimata in decine di miliardi di metri cubi all’anno, e insufficienti a compensare le perdite strutturali dovute a carenze infrastrutturali, progressivo depauperamento dei giacimenti esistenti, limitata capacità di trattamento e investimenti ancora inadeguati.

Le fonti rinnovabili di energia rappresentano un altro tassello strategico, ma ancora largamente incompiuto nella Libia divisa in governi rivali con sede a Tripoli (Ovest) e Bengasi (Est). Attualmente, le fonti pulite contribuiscono in modo nullo o marginale al mix energetico nazionale, nonostante l’obiettivo dichiarato di coprire tra il 20 e il 30 per cento della produzione elettrica nazionale con solare ed eolico entro il periodo 2030–2035. I progetti avviati finora, come il primo impianto solare da 1 megawatt realizzato a Kufra e la centrale fotovoltaica di Sedadah da 500 megawatt, attesa in funzione nel 2026, rappresentano segnali di avvio ma restano insufficienti a produrre un impatto sistemico.

In prospettiva, il nodo degli investimenti resta centrale. Il rafforzamento delle infrastrutture del gas e lo sviluppo effettivo del settore elettrico, anche attraverso le rinnovabili e la cooperazione con investitori stranieri, potrebbero contribuire a mitigare i frequenti blackout che colpiscono la popolazione, soprattutto durante la stagione estiva. Parallelamente, un aumento della produzione di energia verde consentirebbe di liberare volumi di gas oggi destinati al consumo interno, rendendoli disponibili per l’export. In questo scenario, la Libia potrebbe tornare a valorizzare pienamente il potenziale del gasdotto Greenstream, incrementando in modo significativo le forniture verso l’Italia rispetto ai livelli attuali, oggi decisamente inferiori alle capacità potenziali dell’infrastruttura.

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