Vaticano, approvato il nuovo calendario liturgico per il Vicariato dell’Arabia Meridionale

Vaticano, approvato il nuovo calendario liturgico per il Vicariato dell’Arabia Meridionale

K metro 0 – Città del Vaticano – Il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha approvato ufficialmente il nuovo Calendario Particolare del Vicariato Apostolico dell’Arabia Meridionale (AVOSA), un passo che segna una tappa importante per la vita della Chiesa cattolica nel Golfo. Il nuovo calendario raccoglie le radici spirituali e

K metro 0 – Città del Vaticano – Il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha approvato ufficialmente il nuovo Calendario Particolare del Vicariato Apostolico dell’Arabia Meridionale (AVOSA), un passo che segna una tappa importante per la vita della Chiesa cattolica nel Golfo.

Il nuovo calendario raccoglie le radici spirituali e la memoria storica della Chiesa in questa regione, inserendo figure di santi e martiri legati in modo speciale alla Penisola Arabica. Tra le novità, la proclamazione di San Pietro e San Paolo come patroni del Vicariato, mentre la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di Nostra Signora d’Arabia, viene confermata come patrona dell’intera regione del Golfo.

Accanto alle principali solennità universali, il calendario include celebrazioni particolarmente significative: la memoria dei martiri di Najran, Areta e compagni (24 ottobre), il ricordo dei santi Cosma e Damiano (26 settembre), Sergio e Bacco (8 ottobre), Simeone Stilita (27 luglio), e una commemorazione annuale di tutti i missionari defunti che hanno servito nel Vicariato (5 novembre). Saranno inoltre ricordati santi venerati anche da altre tradizioni cristiane, come Isacco di Ninive, Mosè, Abramo e Giobbe, quest’ultimo legato a Salalah, in Oman, dove una tradizione antica colloca la sua tomba.

Accogliendo la notizia, Mons. Paolo Martinelli, Vicario Apostolico dell’Arabia Meridionale, ha sottolineato la portata ecclesiale di questa approvazione:

«L’approvazione del nostro Calendario Particolare rafforza l’identità della nostra Chiesa locale. Siamo una comunità composta in gran parte da migranti che portano con sé tradizioni liturgiche e spirituali diverse, ma non siamo solo un mosaico di nazionalità. Con questo calendario riconosciamo che siamo una Chiesa che vive qui e ora, con radici antiche e profonde in questa terra».

Il Vescovo ha ricordato l’importanza della memoria obbligatoria dei Santi Areta e compagni, celebrata per la prima volta lo scorso anno in occasione del giubileo dei 1500 anni del loro martirio, sottolineando come questa ricorrenza «aiuti a riscoprire un passaggio fondamentale della nostra storia di fede».

Particolare rilievo assume anche la presenza di santi cari alle Chiese d’Oriente: Isacco di Ninive, padre spirituale della tradizione siro-orientale recentemente inserito da Papa Francesco nel Martirologio Romano, ma anche figure bibliche come Abramo e Mosè, comuni riferimento delle religioni abramitiche.

Un altro momento centrale del nuovo calendario è la festa della dedicazione della Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi (25 febbraio), evento che rappresenta «un forte segno di unità per tutto il Vicariato, che abbraccia Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen», ha evidenziato Mons. Martinelli.

La scelta dei santi patroni, Pietro e Paolo, rafforza inoltre il legame con la Santa Sede e richiama l’universalità di una Chiesa che, pur radicata in un contesto particolare, raccoglie fedeli di oltre cento nazionalità diverse.

«Il riferimento a Maria come Nostra Signora d’Arabia – ha aggiunto – è di grande valore per i nostri fedeli, che hanno una profonda devozione verso la Madre di Dio. Questo calendario aiuta a superare il rischio di frammentazione, favorendo il senso di appartenenza al popolo di Dio che vive in questa parte del mondo».

Con questo passo, il Vicariato non solo rafforza il proprio legame con la tradizione universale della Chiesa, ma riafferma anche la sua identità particolare, testimoniando la vitalità del cristianesimo in una regione spesso percepita solo come terra di passaggio.

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