K metro 0 – Berlino – Il 2025 è stato un anno di ripartenza per la Germania con Friedrich Merz alla Cancelleria, un’ascesa che ha segnato l’avvio di una nuova fase politica. Merz, leader dell’Unione cristiano democratica (Cdu), è diventato cancelliere nel mese di maggio del 2025 in seguito alle elezioni anticipate svoltesi a febbraio,
K metro 0 – Berlino – Il 2025 è stato un anno di ripartenza per la Germania con Friedrich Merz alla Cancelleria, un’ascesa che ha segnato l’avvio di una nuova fase politica. Merz, leader dell’Unione cristiano democratica (Cdu), è diventato cancelliere nel mese di maggio del 2025 in seguito alle elezioni anticipate svoltesi a febbraio, dopo la crisi dell’esecutivo precedente guidato da Olaf Scholz. Le elezioni federali del 23 febbraio 2025 hanno restituito all’alleanza formata da Cdu e Unione cristiano sociale (Csu) la maggioranza relativa dei seggi, ma con un risultato modesto rispetto alle aspettative.
Il partito di Merz ha raccolto circa il 28,5 per cento dei voti, risultando primo ma senza una maggioranza autonoma, mentre il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto oltre il 20 per cento dei consensi, rafforzando la propria presenza nel Bundestag. La formazione del governo – riporta Nova- ha richiesto negoziati complessi, portando alla creazione di una grande coalizione con il Partito socialdemocratico (Spd), nonostante la storica rivalità tra le due forze politiche. Merz è stato eletto cancelliere in seconda votazione al Bundestag il 6 maggio 2025, un fatto abbastanza raro nella storia politica tedesca e che ha testimoniato come l’Spd abbia da subito voluto far capire la sua importanza nella legislatura.
Tra i principali risultati del nuovo governo si segnala la riforma della cosiddetta “Schuldenbremse” (freno al debito), la norma costituzionale che limitava fortemente l’indebitamento pubblico. Il Bundestag ha approvato un emendamento che esenta la spesa per la difesa sopra l’1 per cento del Pil e crea fondi speciali per infrastrutture e transizione energetica, consentendo investimenti a lungo termine in settori chiave. Questa modifica ha aperto la porta a un programma di spesa potenzialmente superiore al trilione di euro destinato a difesa, infrastrutture e transizione verde nei prossimi anni, segnando un allontanamento dalla tradizionale avversione tedesca ai nuovi debiti. Il governo Merz ha inoltre dato impulso alla politica di difesa e sicurezza nazionale, istituendo il Consiglio di sicurezza nazionale), organismo incaricato di coordinare le strategie relative alla difesa, alle esportazioni di armamenti e alla sicurezza interna. Questa decisione risponde a un contesto internazionale percepito come sempre più instabile e riflette l’intenzione della Germania di assumere un ruolo più assertivo all’interno della Nato e dell’Unione europea. Nonostante la complessità dell’alleanza fra Cdu-Csu e Spd, l’esecutivo ha mantenuto una relativa coesione, trovando terreno comune su diverse proposte chiave. Merz è riuscito a mantenere un equilibrio tra i partner di coalizione, limitando le fratture ideologiche più profonde, anche se le divergenze su temi come immigrazione, clima e giustizia sociale restano significative.
Tuttavia, non sono mancati comparti dove i progressi sono stati più lenti o insufficienti. In primo luogo, la crescita economica nel 2025 è rimasta debole o prossima allo zero, secondo la maggior parte degli indicatori congiunturali. Le sfide strutturali della Germania, in particolare legate alla produttività, alla demografia e alla competitività industriale, non sono ancora state affrontate in modo efficace. In secondo luogo, la transizione energetica ha ricevuto segnali contrastanti: sebbene siano stati approvati fondi e programmi, nel 2025 non sono state adottate misure incisive per accelerare la decarbonizzazione o la diversificazione energetica. Anche la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica e il sostegno diretto ai redditi delle famiglie colpite dall’inflazione energetica hanno mostrato ritardi. La coalizione ha inoltre evitato di affrontare pienamente il tema delle pensioni e della riforma del welfare, rimandando questi dossier al 2026.
Merz ha posto la politica estera e di sicurezza al centro dell’azione di governo, segnando un allontanamento dalla tradizionale cautela tedesca verso un ruolo più assertivo sulla scena internazionale. Fin dai primi mesi dopo la sua elezione, Merz ha sottolineato la necessità di una Germania protagonista nella gestione delle principali sfide geopolitiche, a partire dalla guerra in Ucraina e dalla stabilità dell’architettura di sicurezza euro atlantica. Sotto la guida di Merz, Berlino ha partecipato attivamente alle principali sedi multilaterali: al vertice della Nato dell’Aia di giugno, la Germania ha confermato impegni crescenti di spesa per difesa, contribuendo alla decisione collettiva di portare gli investimenti militari al 5 per cento del Pil, con la Bundeswehr che assume un ruolo di primo piano nelle forze di deterrenza dell’alleanza. La guerra in Ucraina resta la pietra angolare della politica estera tedesca: il cancelliere ha ribadito il sostegno a Kiev, sostenendo la necessità di un ordine di sicurezza europeo fondato sul rispetto della sovranità e sul sostegno alla resilienza ucraina, pur in un contesto di crescenti tensioni transatlantiche. Nonostante questi sforzi, l’opinione pubblica tedesca ha mostrato sintomi di stanchezza verso lo stretto rapporto con Washington, con una crescente quota di cittadini che percepiscono il rapporto transatlantico come problematico, riflettendo un clima di scetticismo sul ruolo degli Stati Uniti come partner affidabile. Questa strategia estera — caratterizzata da un mix di impegni multilaterali, rafforzamento delle difese europee e gestione pragmatica delle alleanze — definisce una nuova fase per la Germania nel contesto internazionale, che Merz intende consolidare e ampliare nel 2026.
Le sfide più rilevanti per la tenuta dell’esecutivo emergeranno, peraltro, proprio nel nuovo anno: le discussioni su pensioni, digitalizzazione, clima e bilancio 2026 costituiranno test importanti per la stabilità della coalizione. Gli obiettivi prioritari per il 2026 comprendono il consolidamento degli investimenti pubblici nei settori chiave di difesa, infrastrutture e transizione verde, l’incentivazione dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione, la riforma delle politiche sociali, con un focus su pensioni e mercato del lavoro, e infine il rafforzamento della leadership tedesca in ambito europeo, sia sul piano economico sia su quello della sicurezza. Il 2025 sotto Merz è stato dunque un anno di avvio intenso, caratterizzato da scelte strutturali di ampio respiro, risultati concreti in alcuni ambiti ma anche da sfide ancora irrisolte. Il 2026 rappresenterà la vera prova della capacità dell’esecutivo di tradurre queste basi in progressi tangibili per l’economia e la società tedesca.













