Intervista con l’ingegner Augusto Cramarossa responsabile dell’area strategica dell’Agenzia Spaziale Italiana K metro 0 – Roma (10-12 dicembre 2025), VII Conferenza internazionale sulla Space Economy alla Fiera di Roma. Per delineare lo stato dell’arte di un settore che negli ultimi anni ha smesso di essere un settore di nicchia divenendo una priorità strategica. “Spazio, ultima
Intervista con l’ingegner Augusto Cramarossa responsabile dell’area strategica dell’Agenzia Spaziale Italiana
K metro 0 – Roma (10-12 dicembre 2025), VII Conferenza internazionale sulla Space Economy alla Fiera di Roma. Per delineare lo stato dell’arte di un settore che negli ultimi anni ha smesso di essere un settore di nicchia divenendo una priorità strategica.
“Spazio, ultima frontiera”. Se questa celebre frase, che apriva il popolare show televisivo “Star Trek”, stava a rappresentare la promessa di un’era di esplorazione verso l’ignoto, oggi lo spazio è la nuova frontiera di un fiorente settore economico.
Nel 2024, il suo valore globale ha raggiunto i 613 miliardi di dollari, con una crescita del 7,8% in un solo anno. E le proiezioni mostrano che all’inizio degli anni 2030 l’economia spaziale globale supererà i mille miliardi di dollari.
Con questo settimo Expoforum, Roma, già entrata nella Space Golden League, la rete che unisce le principali conferenze del settore (Bruxelles, Monaco, Parigi), sta diventando uno degli hub strategici della Space Economy europea.
L’Italia ha una lunga e importante storia spaziale iniziata nel 1964 con il lancio del satellite San Marco 1, progettato dal professor Luigi Broglio dell’Università di Roma. Un satellite di prova delle capacità di progettazione e lancio acquisite dagli ingegneri italiani, in gran parte formati dalla NASA nei primi anni sessanta, al fine di poter condurre, successivamente, lanci autonomi.
L’Italia diventava così il terzo paese al mondo – dopo Stati Uniti e Unione Sovietica – a “superare l’atmosfera” conquistando un accesso autonomo allo spazio.
Venendo all’oggi, quali contributi sta dando l’Italia nell’esplorazione spaziale europea, attraverso l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e l’ESA (European Space Agency), in termini di satelliti, tecnologie e astronauti? Lo chiediamo all’ingegner Augusto Cramarossa, responsabile dell’area strategica dell’ASI.
Cramarossa – Le maggiori eccellenze le abbiamo nell’area dell’osservazione della terra (con il programma IRIS), e in quella dell’accesso allo spazio e dell’esplorazione. Per l’accesso allo spazio l’Italia ha una vera e propria leadership attraverso il lanciatore di medie dimensioni Vegas sviluppato in ambito Esa (European Space Agency l’Agenzia spaziale Europea) un lanciatore di cui l’Italia ha anche la gestione e la realizzazione. E da poco, anche la commercializzazione.

Per quanto riguarda l’esplorazione l’Italia ha competenze di primissimo livello sia per quanto riguarda l’esplorazione robotica (missione Exo Mars a guida italiana) e anche per quanto riguarda l’esplorazione umana in quanto l’Italia ha realizzato il 50% della stazione spaziale internazionale attualmente orbitante intorno alla terra. Ma sta anche realizzando l’80% della struttura della futura stazione che orbiterà intorno alla luna (programma Asi a cui l’Italia partecipa insieme alla NASA). E stiamo realizzando il primo modulo lunare che sarà in grado di ospitare gli astronauti sulla superficie del satellite naturale della Terra. Lavoriamo anche a strettissimo contatto con l’Unione Europea per i futuri programmi dell’UE che prenderanno il via nel 2028, quindi parliamo del settennato 2028-2034. Stiamo inoltre partecipando attivamente al dibattito sulla nuova legge spaziale europea in quanto l’Italia è stata tra i primi paesi a dotarsi di una propria legge nazionale per quanto riguarda lo spazio che è stata approvata a giugno di quest’anno. E stiamo dibattendo con gli altri paesi proprio per definire il quadro, i dettami, i vari articoli della legge europea.
L’Italia ha insomma un’esperienza spaziale di primo livello. Dopo il lancio del satellite San Marco 1, le attività spaziali sono andate avanti. Nel 1988 è stata costituita l’Agenzia Spaziale Italiana.
L’Italia ha competenze e capacità in tutti i dominii del settore spazio. Copriamo, sia a livello governativo sia a livello di comunità scientifica e industriale, tutte le aree, dalle telecomunicazioni, alle osservazioni della Terra, oltre all’accesso allo spazio.
Domanda – Anche nel campo dei propulsori?
Risposta – Si, diciamo che la propulsione fa parte dell’accesso allo spazio.
Domanda – E per quanto riguarda l’esplorazione?
Risposta – Anche in questo campo l’Italia ha un’esperienza e una competenza di primissimo livello. Altri importanti paesi europei, come Francia e Germania, riconoscono il fatto che possediamo competenze in quasi tutti i domini. Per quanto riguarda l’esplorazione, l’Italia ha lavorato alacremente per la realizzazione della stazione spaziale internazionale che è attualmente in orbita.
Il 50% della parte abitabile è stata realizzata dall’industria nazionale italiana. Questo è stato fatto grazie a collaborazioni, tramite l’Asi, ma anche a livello bilaterale, con gli Stati Uniti. In particolare con la Nasa. Questo ci ha fornito, attraverso i moduli pressurizzati utilizzati dalla Stazione spaziale internazionale, i nodi per mettere in collegamento i vari moduli. E quindi anche possibilità, tramite l’ESA e las la Nasa, di formare astronauti di nazionalità italiana e di dare loro la possibilità sia di essere lanciati, sia di di avere accesso alle risorse a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dove si fa sperimentazione. Abbiamo oggi quattro astronauti di grandissimo livello.
Domanda – Per quanto riguarda le attività più recenti, l’Italia è stata uno dei primi paesi a firmare gli accordi del Programma Artemis. Cosa prevedono?
Risposta – Il ritorno dell’essere umano sulla Luna con l’obiettivo specifico di portare la prima donna e il prossimo uomo sulla superficie lunare entro il 2027. L’Italia sta collaborando, attraverso l’ESA e la Nasa, alla realizzazione del lunar gateway, che sarà la stazione orbitante intorno alla luna. E, sempre in collaborazione, con la NASA, sta realizzando il primo modulo abitabile sulla superficie lunare. Questo ci dà la possibilità di svolgere un ruolo di primo piano anche per quanto riguarda l’esplorazione umana. Per l’esplorazione robotica, l’Italia è leader della missione ExoMars concepita con l’obiettivo principale di acquisire e dimostrare la capacità autonoma europea di eseguire un atterraggio controllato sulla superficie di Marte, operare sul suolo del pianeta spostandosi con un rover attrezzato e, inoltre, accedere al sottosuolo per prelevare campioni da analizzare in situ. Nello specifico, la missione ha il compito di indagare le tracce di vita passata e presente su Marte e la caratterizzazione geochimica del pianeta. In modo da migliorare la conoscenza dell’ambiente marziano e dei suoi aspetti geofisici e per consentire di identificare i possibili rischi di future missioni umane.













