K metro 0 – Tel Aviv – La sessione plenaria della Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano, ha approvato in prima lettura il disegno di legge sulla pena di morte per le persone accusate di terrorismo. La proposta, presentata dal partito Otzma Yehudit guidato dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, è passata ieri sera con 39 voti favorevoli
K metro 0 – Tel Aviv – La sessione plenaria della Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano, ha approvato in prima lettura il disegno di legge sulla pena di morte per le persone accusate di terrorismo. La proposta, presentata dal partito Otzma Yehudit guidato dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, è passata ieri sera con 39 voti favorevoli e 16 contrari, secondo quanto riferito dal quotidiano “The Jerusalem Post”.
Il testo – riferisce Nova – tornerà ora alle commissioni della Knesset per ulteriori discussioni e dovrà ancora superare la seconda e la terza lettura in plenaria per diventare legge. Coloro che hanno presentato la proposta di legge hanno spiegato che “si aspettano che questa pena (di morte) abbia un effetto deterrente e quindi prevenga ulteriori atti di terrorismo”, a differenza della sola detenzione.
La settimana scorsa, il generale Gal Hirsch, coordinatore per le questioni degli ostaggi presso l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha reso noto che il disegno di legge ha ricevuto il sostegno del capo del governo. Inizialmente, Hirsch si era fortemente opposto all’avanzamento del progetto legislativo. Tuttavia, la settimana scorsa, il generale ha detto che la situazione è ora cambiata dopo il ritorno in Israele degli ostaggi vivi dalla Striscia di Gaza.
Secondo il testo proposto: “Chiunque uccida un civile israeliano per razzismo o ostilità verso il pubblico, al fine di danneggiare lo Stato di Israele e la rinascita del popolo ebraico nella sua terra, sarà condannato a nessuna pena se non la morte”. Il disegno di legge prevede inoltre che nei tribunali militari in Cisgiordania la pena di morte possa essere inflitta a maggioranza dei giudici e che, una volta comminata, la condanna non possa essere commutata.













