K metro 0 – Buenos Aires – Il governo del presidente argentino Javier Milei ha subito una battuta d’arresto in Parlamento: il Senato ha respinto le nomine proposte per completare la composizione della Corte Suprema, alimentando l’incertezza sull’operatività dell’organo giudiziario più alto del Paese. I candidati bocciati sono l’accademico Manuel García-Mansilla e il giudice federale
K metro 0 – Buenos Aires – Il governo del presidente argentino Javier Milei ha subito una battuta d’arresto in Parlamento: il Senato ha respinto le nomine proposte per completare la composizione della Corte Suprema, alimentando l’incertezza sull’operatività dell’organo giudiziario più alto del Paese.
I candidati bocciati sono l’accademico Manuel García-Mansilla e il giudice federale Ariel Lijo. Le loro nomine, trasmesse nel 2024 dall’esecutivo, miravano a riempire due delle cinque poltrone ancora vacanti della Corte. Tuttavia, il voto contrario dell’opposizione – guidata dalla coalizione di sinistra Unione per la Patria (UP), che detiene la maggioranza relativa in Aula – e di alcuni senatori centristi (Unione Civica Radicale e Proposta Repubblicana) ha bloccato il processo.
La bocciatura non chiude però il caso. A febbraio, dopo mesi di stallo, Milei aveva deciso di procedere con una nomina “in commissione” – uno strumento previsto in casi di emergenza – che consente l’insediamento dei giudici fino alla fine dell’attuale legislatura, fissata al 30 novembre. Una mossa controversa, secondo molti giuristi e oppositori, ma che ha comunque portato García-Mansilla a giurare e prendere servizio.
La Costituzione argentina non prevede che il rigetto del Senato annulli automaticamente gli effetti di una nomina in commissione. Anzi, stabilisce che un giudice della Corte può essere rimosso solo al termine di un processo politico. Su questa base, García-Mansilla rivendica la legittimità della sua nomina e si prepara ad affrontare i ricorsi legali, a partire da quello presentato dal giudice federale Alejo Ramos Padilla, che ha chiesto alla Corte di sospendere le attività fino a chiarimento della situazione.
Diversa invece la posizione di Ariel Lijo. La Corte – con il parere favorevole di García-Mansilla – ha impedito l’insediamento poiché non aveva rinunciato al suo incarico presso il “Juzgado Criminal y Correccional Federal 4”. Nel dettaglio, il Senato ha respinto la nomina di García-Mansilla con 51 voti contrari, 20 a favore e un’astensione, mentre Lijo ha ricevuto 43 voti contrari e 27 favorevoli.
La Presidenza ha reagito duramente, accusando il Senato di aver ritardato deliberatamente la votazione e di rappresentare “un rifugio della casta politica”, più interessato a ostacolare l’azione di governo che a servire il popolo. Secondo l’esecutivo, la nomina per decreto era necessaria per “normalizzare il funzionamento del massimo tribunale del nostro Paese”, che opera con soli tre membri da dicembre 2024, in seguito alla pensione di Juan Carlos Maqueda. Già nel 2021 Elena Highton aveva rassegnato le dimissioni, senza che venisse nominato un sostituto.
La Presidenza argentina insiste sul fatto che la Costituzione conferisce al capo dello Stato il potere esclusivo di proporre i candidati, mentre al Senato spetta solo esprimere un parere tecnico sull’idoneità. Tuttavia, molti costituzionalisti e accademici contestano questa interpretazione, sottolineando come il decreto non possa diventare uno strumento alternativo alla mancata intesa politica, ma debba essere riservato a circostanze davvero eccezionali, come l’impossibilità della Corte di operare e la mancata convocazione del Senato.
Un precedente simile risale al 2015, quando l’allora presidente Mauricio Macri tentò la stessa procedura. Anche in quel caso, le polemiche furono così forti che i giudici nominati accettarono di attendere l’approvazione del Senato prima di insediarsi ufficialmente.













